Il ritorno del coffee table, la designer Borrelli: “Dà carattere al soggiorno ma attenti alle misure”

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Il complemento d’arredo che non può mancare in una casa contemporanea? Il coffee table, tornato in gran voga dopo gli anni ’50-’60. Ne abbiamo parlato con Roberta Borrelli, architetto con base a Milano, che ci ha dato alcuni consigli per scegliere il tavolino da caffè perfetto per i nostri ambienti domestici.

Si chiamano coffee table (in italiano tavolini da caffè) e sono quei mobili bassi e larghi posizionati al centro del soggiorno, solitamente davanti al divano, che sono tornati in gran voga. Tra gli anni '50 e '60 hanno letteralmente spopolato ma, complice l'avvento del minimalismo in stile nordico, negli ultimi decenni erano scomparsi dallo zone living, dove a dominare era l'essenzialità e gli spazi "vuoti". Ora, però, le cose sono cambiate e i tavolini da caffè sono di nuovo grandi protagonisti dell'arredo. Ne abbiamo parlato con Roberta Borrelli, architetto con base a Milano che nel 2012 ha fondato makeyourhomestudio e che collabora regolarmente con brand del settore e progettazione: ecco i suoi consigli per usare i coffee table nel modo giusto, così che possano definire lo stile e l'atmosfera della camera.

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Roberta Borrelli

Il tavolino da salotto non è più semplicemente un complemento d’arredo, è capace di definire lo stile e il carattere di una zona living: perché dopo anni di minimalismo è tornato di moda?

Il tavolino da salotto non è mai davvero sparito, è cambiato il ruolo che gli chiediamo di avere. Negli anni del minimalismo più rigoroso doveva essere leggero, basso, quasi invisibile, spesso sostituito da un pouf o da un paio di tavolini di servizio che lasciavano libero il centro della stanza. Oggi quel centro è tornato a essere occupato, perché il tavolino è uno dei pochi pezzi che permettono di cambiare il carattere di un soggiorno senza toccare il divano, le pareti o i pavimenti. È diventato il punto in cui si concentra la scelta più personale, il pezzo d’autore, il blocco di pietra, il legno massello, materiali che su un mobile più grande sarebbero difficili da sostenere sia nello spazio sia nel budget.

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Audo

È una tendenza legata al ritorno dell’estetica vintage oppure si sta cominciando a vivere il soggiorno in modo diverso rispetto agli ultimi anni?

Più che al vintage, lo legherei a un nuovo massimalismo, che del vintage si serve ma non si esaurisce lì. Dopo anni di superfici vuote siamo tornati ad accumulare libri, ceramiche, candele e oggetti trovati in viaggio, e il tavolino è diventato la superficie su cui tutto questo si compone e si mostra. Non è un caso che il coffee table book sia tornato a essere un oggetto d’arredo prima ancora che un libro, scelto per la copertina e per come sta in pila accanto a un vaso. Il soggiorno si vive in modo diverso anche perché è diventato lo spazio della casa che si fotografa e si condivide di più, e il tavolino ne è la scena. Il rischio è che diventi un piccolo allestimento da guardare più che un piano da usare.

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Coffee table

Quali sono le forme e i materiali da scegliere per avere un coffee table di tendenza?

Vedo due direzioni molto chiare. La prima è il metallo, soprattutto l’acciaio, che negli ultimi anni è tornato fortissimo nel prodotto d’arredo. Spazzolato, lucido o forato, porta nel soggiorno una nota quasi industriale che bilancia bene i tessuti morbidi e i legni caldi, e funziona proprio perché non cerca di sembrare domestico. La seconda è il colore, affidato ai materiali più che alla vernice: tavolini rivestiti di piastrelle smaltate, marmi con venature evidenti e tonalità decise, superfici che non chiedono di sparire ma di mettere un accento nella stanza. Le forme, in entrambi i casi, tendono a restare semplici, piani spessi e basi piene.

Il coffee table va abbinato al tavolo “principale” oppure è una moda superata?

Direi che è una moda totalmente superata, un po’ come pensare che la borsa debba ancora essere abbinata alle scarpe. Il tavolo da pranzo e il tavolino da salotto hanno funzioni, altezze e modi d’uso diversi, e trattarli come un coordinato riporta all’idea del soggiorno completo comprato in un unico negozio, che rende lo spazio monotono e prevedibile. Molto più interessante è lasciare che creino contrasti diversi nello stesso ambiente: un tavolo in legno chiaro può convivere benissimo con un tavolino in acciaio o in pietra colorata. Quello che serve non è la somiglianza ma un filo comune, una tonalità che ritorna o una materia che si richiama, che faccia percepire la stanza come pensata da una sola persona.

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Kave Home

Come abbinare il coffee table col divano? Quando scegliere modelli scultorei e irregolari e quando quelli più “tradizionali”?

Più che di abbinamento con il divano parlerei di equilibrio della stanza nel suo insieme, perché il tavolino non dialoga solo con la seduta che ha davanti ma con tutto quello che c’è intorno. La domanda da farsi è quale contrasto si vuole creare. Se il soggiorno è essenziale, con un divano lineare e pochi elementi, il tavolino scultoreo o irregolare può diventare l’accento che dà carattere all’intero spazio. Se invece il divano occupa già la scena da solo, per forma, colore o dimensione, conviene dare al tavolino un peso minore e sceglierne uno dal disegno più tradizionale, che accompagni senza entrare in competizione. Due protagonisti nello stesso spazio finiscono quasi sempre per annullarsi a vicenda.

Come fare per scegliere il tavolino da caffè delle dimensioni giuste?

Credo che la prima guida sia l’occhio, la percezione delle proporzioni della stanza, ma ci sono alcuni riferimenti che aiutano a non sbagliare. Il tavolino deve essere sempre più piccolo del divano: una buona misura è circa due terzi della sua lunghezza, perché un tavolino enorme davanti a un divano piccolo sbilancia tutto lo spazio. L’altezza dovrebbe essere vicina a quella della seduta o appena più bassa, così da poterlo usare senza piegarsi troppo. Poi c’è la distanza, che è la cosa che si sottovaluta di più: tra divano e tavolino servono circa 40-45 centimetri per allungare le gambe e arrivare comodamente al piano, mentre intorno bisogna lasciare un passaggio di almeno 60 centimetri per muoversi senza girare di lato. Il resto lo decide la stanza.

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Tavolino da caffè

Gli errori più comuni quando si inserisce un tavolino da caffè nella zona living?

L’errore più comune, secondo me, è la paura di osare. Tendiamo a considerare il tavolino un semplice complemento utile, e così finiamo per comprare il primo che capita solo perché ci serve un piano su cui appoggiare la tazzina del caffè la mattina. Invece, scelto con attenzione, può diventare uno degli oggetti più interessanti della stanza, quello che le dà carattere con un solo gesto. L’altro errore frequente è sbagliare la misura, quasi sempre per eccesso o per difetto rispetto al divano, oppure dimenticare lo spazio che serve per muoversi intorno. Sono errori che pesano più di quanto si pensi, perché il tavolino sta al centro della stanza e tutto il resto si misura a partire da lì.

Casa piccola: il coffee table deve essere piccolo e trasparente oppure più grande, che diventa protagonista del salotto?

In una casa piccola le proporzioni sono fondamentali e ogni centimetro va gestito con attenzione, per questo non sceglierei un tavolino grande che diventa protagonista del salotto. Un piano importante al centro di una stanza ridotta finisce per bloccare i passaggi e per rendere lo spazio ancora più stretto di quello che è. Più che puntare sulla trasparenza, che spesso è una soluzione di comodo, penserei a più elementi piccoli da usare lateralmente, accanto al divano o alla poltrona, che liberano il centro della stanza e si possono spostare secondo il bisogno. È un modo di lavorare più flessibile, che lascia respirare il soggiorno senza rinunciare a un piano su cui appoggiare un libro o la tazzina del caffè.

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Coffee table
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