Bottiglie con urina d’artista, il significato dell’opera di Triboulet: “Trasformo il volgare in affascinante”

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Fotografia di François Deladerriere, Instagram @clementcourgeon
Intervistato da Fanpage.it, Clément Courgeon ha spiegato il significato di “Vitrail d’urine”, opera in mostra ad Arles: bottiglie di plastica riempite di urina.

Classe 1997, l'artista francese Clément Courgeon è uno dei protagonisti della mostra Suspects Van Gogh, Tricksters & Co, in corso ad Arles presso la Fondation Vincent van Gogh. L'esposizione, a cura di Jean de Loisy e Margaux Bonopera, è incentrata su opere volutamente anticonformiste, dalla dirompente portata comunicativa, di grande impatto visivo, destabilizzanti. Il riferimento a Van Gogh è dovuto a una citazione di Antonin Artaud: "Lui non era pazzo, ma i suoi dipinti erano esplosioni di fuoco greco, bombe atomiche il cui punto di vista, a differenza di tutti gli altri dipinti esistenti all'epoca, sarebbe stato in grado di sconvolgere seriamente il conformismo vermiglio della borghesia".

I curatori della mostra hanno voluto porre l'accento sul ruolo dell'arte nella società moderna. Il suo compito oggi è portare lo sguardo oltre: oltre le convenzioni, oltre le conoscenze consolidate e la tradizione. È lì che si può trovare un mondo nuovo, dove ampliare i propri orizzonti, allargare le proprie vedute, senza restare fissi e immobili entro confini prefissati.

L'opera di Clément Courgeon, noto come Triboulet, di convenzionale effettivamente ha davvero poco! Il nome è tutto un programma: Vitrail d’urine (Vetrata d’urina). Si tratta, infatti, di decine di bottiglie di plastica che l'artista ha riempito di urina, tutte posizionate dietro una palizzata che lascia filtrare i riflessi di luce della vetrata. Incantato da questo effetto, ha provocatoriamente proposto di rifare le vetrate di Notre-Dame de Paris con le sue bottiglie di pipì! Intervistato da Fanpage.it, Clément Courgeon ha spiegato la sua opera e il messaggio che si porta dietro.

Clément, quali sono i punti di riferimento della tua produzione artistica?

Mangio di tutto e guardo di tutto! E non solo le arti visive. Non ho artisti di riferimento, il che è un peccato. Ammiro la realtà. In questo momento traggo ispirazione da vari spettacoli: il wrestling, la mia lavatrice, i carnevali, una bottiglia di urina abbandonata sul ciglio della strada.

Cosa rappresenta l'arte per te?

È il mio sostentamento e una forma di terapia. Per me, e spero per tutti noi, l'arte è una terapia che guarisce tutti gli artisti e, a volte, quando funziona, anche il pubblico che la vede e ne fa esperienza. Non cambia il mondo, lo guarisce, o almeno lo spero…

Veniamo ora a Vitrail d’urine: come ti è venuta l'idea?

L'urina è un materiale che mi affascina da sempre. Da bambino, cosa c'era di più divertente che urinare nella neve? E mentre studiavo all'Accademia di Belle Arti di Parigi, mi esibivo in performance in cui urinavo su me stesso. Più tardi, dopo la nascita di mia figlia, lei mi faceva la pipì addosso dopo il bagnetto; probabilmente era dovuto a una sensazione di benessere e calma. Ricordo anche di aver avuto a lungo problemi di incontinenza notturna; prima di andare a letto, pregavo il genio della pipì di non bagnarmi le lenzuola. L'urina è con me e credo che ci accompagni nei momenti più felici e più tristi della nostra vita. Con quest'opera mi piace l'idea che ci prepariamo, che ci prepariamo con largo anticipo a infrangere le regole. Questo progetto irrazionale è preso molto sul serio; gli si dedica tempo e attenzione. È come pianificare una farsa: sorprendente, spettacolare, divertente, deve esplodere e scomparire. Non resta che sperare che venga ricordato…

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Fotografia di François Deladerriere, Instagram @clementcourgeon

Quanto tempo ci hai messo a riempire le bottiglie? 

Credo quattro mesi. Alla fine del processo, ero in ritardo con la consegna della mia urina al museo. Bevevo cinque bottiglie al giorno: è stato un inferno! Ho consegnato 150 litri.

Hai usato dei coloranti per ottenere colori diversi?

Non sono stati usati coloranti. Le variazioni dipendono da diversi fattori: stanchezza, livello di idratazione, alimentazione. È come un diario personale.

Qual è il significato di quest'opera, quale messaggio trasmette?

Trasformo un materiale intimo, considerato impuro, in qualcosa di luminoso, prezioso e spettacolare. Le bottiglie diventano vetrate e l'urina, attraverso la luce, cambia completamente il suo status. È questa inversione che mi interessa: trasformare ciò che è considerato volgare in qualcosa che alla fine si trova affascinante. È un approccio molto infantile!

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Fotografia di François Deladerriere, Instagram @clementcourgeon

Sogni ancora le vetrate di Notre-Dame?

Oh sì! Mi piacerebbe raccogliere l'urina di un'intera città per creare una vetrata collettiva. Una cattedrale dove trasformeremmo l'acqua in oro. Una volta terminata la vetrata, ti sfido a non ammettere onestamente che ciò che abbiamo prodotto non sia magnifico!

Cosa rispondi a chi afferma che questa non è arte, ma semplicemente cattivo gusto e provocazione?

In effetti non è arte e sono ancora alla ricerca di cosa sia l'arte. A mio parere, l'arte consiste nel non fare distinzioni tra buon gusto e cattivo gusto, bello e brutto, giusto e sbagliato. Consiste nel guardare le cose come sono. Tutti questi concetti sono materiali che manipolo senza esprimere giudizi di valore.

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