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Quando il viaggio dei sogni diventa uno shock psicologico, che cos’è la sindrome di Parigi

Si può essere “malati” di delusione? La sindrome di Parigi è un disturbo secondo il quale alcuni turisti avrebbero uno shock immenso quando capiscono che la capitale francese è tutt’altro che perfetta.
A cura di Elisa Capitani
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Parigi
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Visitare Parigi è per molti il coronamento di un’immagine coltivata per anni, costruita attraverso film, libri, pubblicità e social. La capitale francese viene spesso raccontata come un luogo elegante, romantico e senza tempo, un po’ alla Emily in Paris, ma l’impatto con la realtà può essere molto diverso da quello immaginato. Tour Effeil, Sacré-Cœur, Louvre, sono sicuramente suggestivi, ma bisogna fare i conti anche con l’altro lato della città: il quartiere di Barbès, La Chapelle, le cosiddette banlieue (periferie). Avendo vissuto a Parigi per oltre tre anni, trovo che siano proprio queste parti della città a renderla la più autentica e affascinante d’Europa, ma capisco anche che in alcuni casi questa distanza tra aspettativa e vissuto che si verifica durante la prima visita a Parigi possa essere sconcertante e talmente forte da provocare una vera e propria reazione psicologica, nota come Sindrome di Parigi. Quando i miei amici francesi me ne hanno parlato la prima volta, devo essere sincera, mi ha fatto sorridere, ma poi ho realizzato che la Sindrome di Parigi è un vero e proprio disturbo riconosciuto.

Cos’è la sindrome di Parigi e cosa la causa

La sindrome di Parigi è un disturbo psicosomatico transitorio che colpisce soprattutto turisti stranieri, in particolare giapponesi, durante o subito dopo un soggiorno nella capitale francese. Il termine è stato coniato negli anni '80 dallo psichiatra giapponese Hiroaki Ota, che osservò come alcuni giapponesi manifestassero sintomi di forte disagio psicologico dopo l’arrivo in città. Alla base della sindrome c’è uno shock culturale intenso, alimentato da un’idealizzazione estrema di Parigi. Nell’immaginario di molti visitatori, la città è associata alla moda, all'amore, all'eleganza e alla bellezza costante. Ma Parigi è molto più di questi cliché, lei è stressante, dinamica e mozzafiato insieme: la odi e la ami allo stesso tempo, vuoi fuggire dalla follia delle sue strade, però sei anche attratto dal suo je ne sais quoi. È anche vero però che per chi arriva per la prima e soprattutto da un contesto culturale molto diverso, la realtà urbana di Parigi, fatta anche di traffico, sporcizia, quartieri "degradati", ritmi frenetici e rapporti sociali spesso sbrigativi, può risultare destabilizzante. A questo si aggiungono poi fattori come la barriera linguistica (auguri se cercate qualcuno che parli in inglese), la stanchezza del viaggio, il jet lag e un diverso modo di vivere lo spazio pubblico, che può apparire più brusco o conflittuale rispetto ad altre culture. Il risultato è una frattura profonda tra l’idea del luogo e l’esperienza concreta, che in alcune persone vulnerabili si traduce in una crisi vera e propria.

Come si manifesta la Sindrome di Parigi

I sintomi della sindrome di Parigi possono essere sia psicologici sia fisici e possono anche variare per intensità. Tra le manifestazioni più comuni ci sono ansia acuta, senso di smarrimento, derealizzazione, confusione mentale e forte stress emotivo. Alcune persone riferiscono anche di tachicardia, vertigini, sudorazione e nausea, mentre nei casi più gravi possono comparire allucinazioni, paranoia e stati depressivi temporanei. Questi sintomi tendono a emergere improvvisamente e sono spesso accompagnati da un senso di delusione profonda e di fallimento personale, come se l’esperienza del viaggio non fosse solo diversa dalle aspettative, ma addirittura tradisse un desiderio identitario. Nella maggior parte dei casi si tratta di episodi brevi, che si risolvono con il rientro a casa o con un supporto medico di base, ma in alcune situazioni è stato necessario un ricovero ospedaliero. È importante sottolineare che, per fortuna, non si tratta di una malattia psichiatrica cronica, ma di una reazione estrema a un contesto percepito come emotivamente destabilizzante.

C'è un modo per evitarla?

La prima volta che ho saputo di questa sindrome mi sono subito chiesta, dopo il dubbio iniziale sulla sua effettiva esistenza, se ci fosse un modo per evitarla, per fare in modo che le persone non si illudessero su Parigi, ma che la vivessero come ogni altra città, con le sue bellezze e imperfezioni. Allora credo di essere giunta alla conclusione che evitare la sindrome di Parigi significa, prima di tutto, ridimensionare le aspettative, cosa che ho fatto anche io e più di una volta abitando là. Inoltre, informarsi sulla città in modo realistico, andando oltre le rappresentazioni idealizzate, aiuta a prepararsi a un’esperienza più vicina alla realtà. Parigi resta una metropoli complessa, con contraddizioni sociali e problemi comuni a molte grandi città europee, e riconoscerlo in anticipo riduce il rischio di shock emotivo. Un altro aspetto importante è la gestione del viaggio: concedersi tempi adeguati di riposo, evitare itinerari troppo serrati e accettare che non tutto sarà perfetto contribuisce a mantenere un equilibrio psicologico e questo vale per ogni tipologia di viaggio. Anche la consapevolezza delle differenze culturali gioca un ruolo chiave, soprattutto per chi proviene da contesti in cui le norme sociali e comunicative sono molto diverse. Infine, ascoltare i segnali di stress e chiedere aiuto, anche solo fermandosi e prendendo una pausa, può fare la differenza tra una semplice delusione e una vera crisi. Viaggiare resta sempre e comunque un’esperienza arricchente, ma solo se si è pronti ad accogliere anche ciò che non coincide con il sogno che avevamo in testa.

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