Le relazioni positive sono nutrimento per la salute, la psicologa: “Ci fanno tollerare le isole di infelicità”

Facciamo un sondaggio: a quante persone della vostra cerchia di parenti, colleghi o amici, dedichereste volentieri il tormentone di Ditonellapiaga "Che fastidio!"?. Problematiche, egocentriche, agitate, persone che ci procurano l'orticaria ma che facciamo fatica a scrollarci da dosso, ce le ritroviamo sempre intorno impotenti, pensando che fastidio!. I più pazienti, i più tenaci, strenuamente sopportano, forse in cambio di punti paradiso. Ma siamo sicuri che valga davvero la pena? "Quando siamo circondati di persone che non ci fanno stare bene, che ci trasmettono ansia, stress, negatività, tristezza, rischiamo di restare avvolti e poi schiacciati da questa energia negativa" spiega a Fanpage.it la psicoterapeuta Maria Claudia Biscione. E addirittura, secondo un recente studio realizzato intervistando 2mila cittadini dell'Indiana (USA), una relazione sociale tossica aumenta il ritmo di invecchiamento di circa l'1,5% e più sono le persone tossiche di cui ci circondiamo più il ritmo incalza. "La soluzione? Sviluppare competenze e capacità per circondarsi di persone che sappiano tirare fuori il meglio di noi".
Le relazioni sociali e la salute
Lo studio pubblicato su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences) ha evidenziato che la presenza all'interno della propria cerchia di amici di persone fastidiose ha la capacità di innalzare il livello di stress cronico e la presenza di biomarcatori epigenetici associati all'invecchiamento. "Più ci troviamo a dover aver a che fare con persone che non ci fanno stare bene, che affossano la nostra energia vitale che mortificano il nostro ottimismo, la nostra positività e allegria, e che ci costringono a dover sorbire le loro lamentele, più si accumula in noi un senso di impotenza e frustrazione che può aumentare i livelli di stress e come dice lo studio il ritmo dell'invecchiamento".
Come riconoscere le persone che ci fanno ‘invecchiare'
Per dimostrare il legame tra relazioni e invecchiamento i ricercatori hanno intervistato un campione di oltre 2mila persone provenienti dallo stato dell'Indiana, chiedendo loro di rispondere ad alcune domande su relazioni sociali e stato di salute generale e agli stessi è stato richiesto anche un campione di saliva attraverso cui valutare alcuni cambiamenti nel DNA indici di invecchiamento biologico. Il raffronto tra le risposte al questionario e campione di saliva ha sottolineato proprio la differenza tra chi aveva dei soggetti ‘disturbanti' nella propria vita da chi non li aveva. "Ovviamente – ha chiarito l'autore principale dello studio, Byungkyu Lee, professore associato di Sociologia alla New York University – Non siamo in grado di dimostrare un rapporto di causa-effetto diretto ma non possiamo fare a meno di osservare e rilevare la presenza di un'associazione tra la presenza di elementi fastidiosi e problematici nella propria rete sociale e il ritmo di invecchiamento". Addirittura gli autori si sono accorti di una sorta di effetto cumulativo: più sono le persone fastidiose che ci circondano più la velocità di invecchiamento aumenta, si parla di circa l'1,5% in più, per un'età biologica avanzata di circa 9 mesi.Le persone che non ci fanno bene le riconosciamo subito: sono quelle che non ci va di richiamare, sono quelle che incontriamo malvolentieri. "Quando sentiamo che la nostra identità più spontanea e libera è mortificata, quando ci dobbiamo adattare per accogliere gli atteggiamenti degli altri, quando l'altra persona non ci fa brillare, anzi ci affossa. Sono tutti segnali che ci fanno capire che in quella relazione non ci stiamo bene. Lo riconosciamo dal nostro sentire – prosegue Biscione – Il barometro della salute di una relazione è tutto nostro. È come ci sentiamo noi sempre".
I legami infelici che non fanno bene alla salute

La ricerca ha ovviamente dei limiti: è difficile, come ammettono gli autori, dimostrare empiricamente un nesso di causalità, visto che nell'invecchiamento sono diversi i fattori in gioco. Però ci dà l'occasione per fare un ragionamento sulla nostra rete di relazioni, su quanto effettivamente una persona lamentosa, negativa, scostante o anche solo antipatica, sia in grado di influenzarci negativamente, magari senza neanche rendercene conto.Prendendo a prestito il famoso incipit di Anna Karenina "tutte le famiglie felici si somigliano ogni famiglia infelice è infelice a modo suo" lo stesso ragionamento si può applicare per le relazioni sbagliate. "Ci sono legami infelici da cui è più facile disincastrarsi e altri da cui invece sciogliersi è impossibile. Pensiamo ai casi in cui l'elemento di tossicità è costituito da un parente, un genitore, un fratello o una sorella (non un partner, da quelli bisogna sempre prendere le distanze se non ci fanno stare bene). Ma anche se liberarsi è impossibile qualcosa si può sempre provare a fare. E già il solo riconoscere il malessere che ci procura è un passo avanti per la nostra salute".
Chi subisce di più l'influenza di una persona fastidiosa
A subire gli effetti più negativi delle persone fastidiose, secondo la ricerca, sono molto spesso le donne e le persone che hanno avuto un'infanzia difficile. "In generale possiamo dire che a subire di più le conseguenze di questo tipo di relazione sono le persone più propense a decentrarsi in funzione dell'altro, più attente ai bisogni dell'altro che ai propri. Sono le persone che hanno difficoltà a dire no, persone generose, accomodanti ma che spesso ritengono che stare su sé stessi, concentrarsi sui propri bisogni non sia così importante. Le donne spesso sono più propense degli uomini perché hanno un canale di attivazione verso l'altro più allenato. Parliamo spesso di confini, di quanto mettere dei paletti sia fondamentale per un vivere sereno senza invasioni del proprio spazio vitale. Confinare in questi casi aiuta a non farsi travolgere e a non farsi assorbire dai problemi degli altri, a tenere la barra diritta e a stare centrati su sé stessi. Senza essere egoisti". Spesso poi i portatori di negatività non sono neanche afflitti da problemi reali. "Molto spesso le persone fastidiose sono solo particolarmente lamentose, non hanno dei problemi più gravi degli altri, sono semplicemente esperti nello buttar fuori i loro drammi, piccoli o grandi che siano, perché travolgendo il prossimo si sentono meglio".
Come liberarsi dai rapporti che non ci fanno stare bene
Non sempre ci si può liberare con facilità dei rapporti che ci fanno stare male. Ma si possono sviluppare delle competenze e delle capacità per provare a contenerli, ad arginarli. "Partiamo dal presupposto che una relazione sana deve essere un contenitore che facilita la propria espressione, la propria identità. Quando una relazione diventa un contenitore asfittico, chiuso, opprimente, siamo davanti a una relazione se non tossica quantomeno disfunzionale. Respirare infelicità, noia, mediocrità, avvertire una costante cifra di frustrazione che ci fa sentire che stiamo giocando al ribasso e non stiamo spingendo verso prospettive più adeguate a noi e ai nostri desideri , è un elemento che incide sulla postura con cui ci muoviamo nel mondo e sulla qualità della nostra vita". Detto questo non tutte le relazioni che ci fanno male possono essere completamente cancellate. Pensiamo a una relazione madre figlia, o tra due sorelle o fratelli. "Quando si tratta di parenti di cui non ci possiamo alleggerire dobbiamo provare ad arginare. Prendere consapevolezza del malessere che ci infondono e costruire delle strategie difensive legate al tempo e al modo in cui si sta insieme. Quando vediamo che la persona ci sta provando a tirare giù con sé, proviamo a rilanciare spostando l'attenzione, giocando con l'ironia, muovendo il focus. Oppure dedichiamo del tempo a queste persone soltanto quando abbiamo un'energia sufficiente per poterle sostenere: se siamo già stanchi o arrabbiati per i fatti nostri risparmiamoci anche la cena con la cugina che ci fa innervosire. Imparare a riconoscere l'effetto che una persona ci fa è già un passo fondamentale per ricalibrare sé stessi: conosco gli effetti di questa persona e decido io come e quando affrontarla. In altri casi si può anche provare la strategia della sincerità: comunicare la sensazione di stanchezza e pesantezza che si avverte. A volte essere espliciti può essere utili sia per sé stessi che per l'altro che nel nostro sguardo può trovare un nuovo punto di vista e perché no, magari anche modificare il suo schema di comportamento".
Le relazioni positive: isole di felicità

Le relazioni malsane ci fanno invecchiare, ma quelle positive sono una fonte di energia e di benessere. "Più ci circondiamo di persone che ci trattano bene e più siamo pronti e disposti a tollerare anche delle piccole isole di infelicità. Aumentiamo il numero di persone che ci fanno stare bene, impariamo a scegliere le relazioni positive. Questo studio deve farci capire che la rete sociale è una risorsa enorme, più della relazione sentimentale. Avere la capacità di trovare persone positive che ci fanno crescere, che ci stimolano, è una vera e propria competenza che va affinata e coltivata. Quando le relazioni sono un tappabuchi per la mappa della nostra settimana, qualcosa non va. Le relazioni positive sono un nutrimento per l'anima e per il corpo". E, forse, rallentano pure l'invecchiamento.