Ottobre 2009. Il maresciallo Roberto Mandolini corre a confidarsi con l'appuntato scelto dei carabinieri Riccardo Casamassima, che di lì a poco diventerà il testimone chiave dell'inchiesta sul caso di Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato per spaccio e deceduto qualche giorno dopo all’ospedale capitolino Sandro Pertini. “Si è presentato in caserma: mi confidò che c'era stato un casino perché un giovane era stato massacrato di botte dai ragazzi, quando si riferì ai ‘ragazzi', l'idea era che erano stati i militari che avevano proceduto all'arresto", ha raccontato oggi Casamassima in aula, ribadendo le sue accuse ai colleghi (“i ragazzi”) nell'ambito del processo ai cinque carabinieri, tra cui Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro e Francesco Tedesco, accusati di omicidio preterintenzionale. "Io non assistetti al colloquio tra Mandolini e Mastronardi" – ha dichiarato Casamassima in aula – ma seppi cosa si dissero da quella che è poi diventata la mia compagna, Maria Rosati, che assistette al colloquio perché era autista del comandante Enrico Mastronardi. Avevano deciso, e stavano cercando, di scaricare le responsabilità dei carabinieri sulla polizia penitenziaria. Lei capì il nome Cucchi ma all'epoca non era una vicenda nota perché non era morto".

 Casamassima: "Avevo paura di ritorsioni" – La decisione di raccontare questo episodio arrivò qualche anno dopo la morte di Cucchi, nel 2015, "perché pensavo che Mandolini volesse fare lui stesso qualcosa. Avevo paura di ritorsioni – ha aggiunto Casamassima – dopo la mia testimonianza hanno cominciato a fare pressioni pesanti nei miei confronti. Ho avuto anche problemi perché ho rilasciato interviste non autorizzate; si stava cercando di screditarmi, e io dovevo far capire che tutto quello che dicevano non era vero”.

Ilaria Cucchi: "Verità attesa da troppo tempo" – "Per anni io e la mia famiglia abbiamo rincorso la verita', abbiamo atteso troppo. Ritengo che il principale responsabile di questa attesa sia il maresciallo Mandolini". Così Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha commentato la testimonianza in aula del maresciallo Casamassima. "Ricordo bene quando Mandolini venne in aula nel primo processo, quello sbagliato – ha aggiunto – a raccontarci la storiella che quella era stata una serata piacevole e che Stefano era stato anche simpatico. Adesso è il processo giusto, si parla di pestaggio. E ogni volta che entro in quest'aula ho la pelle d'oca. E' inaccettabile, e lo dico da sorella di Stefano ma anche da cittadina, che si sia cercato di scaricare tutto sulla polizia penitenziaria".