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Matteo Arnaldi: “Il 2025 è stato complicato, mi è mancato qualcosa. Vi dico perché ho cambiato coach”

Matteo Arnaldi ai microfoni di Fanpage.it parla del recupero dall’infortunio, dei cambiamenti nello staff e degli obiettivi per il nuovo anno: “Mi manca la Coppa Davis, voglio riguadagnarmi il posto. Si gioca troppo? Ecco cosa non funziona”.
A cura di Marco Beltrami
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Matteo Arnaldi riparte dall’Australia con una voglia nuova e una consapevolezza diversa. Dopo un 2025 complicato, segnato dagli infortuni e in particolare dal problema al piede che ne ha condizionato la continuità, il tennista ligure è tornato a lavorare a fondo per rimettersi in carreggiata. La preparazione procede bene, il dolore è alle spalle e l’obiettivo è presentarsi al via della nuova stagione nelle migliori condizioni possibili. A Fanpage.it Arnaldi si racconta senza filtri, parlando del recupero fisico, delle difficoltà dell’ultima annata, dei cambiamenti nello staff tecnico, delle ambizioni per il futuro e del momento d’oro del tennis italiano, tra Nazionale e circuito maggiore.

Matteo, innanzitutto come stai e i guai fisici della scorsa annata, e in particolare il problema al piede, fanno definitivamente parte del passato?
"Sto bene, grazie. La preparazione qua in Australia sta procedendo molto bene e sono contento di poter dire che siamo su un’ottima strada per la completa guarigione del piede. Non è stato e non è tuttora una guarigione semplice, perché il piede è una parte delicata, dato che lo carico ogni volta che mi muovo sul campo, ma stiamo continuando a fare un lavoro ottimo fuori e dentro al campo per arrivare al primo appuntamento della nuova stagione al 100%, e sono fiducioso che sarà così. Per adesso il dolore non è più come prima, solo qualche fastidio ogni tanto, ma mi sto accorgendo che sta effettivamente migliorando ogni giorno".

Oltre agli infortuni, cosa non è andato nella scorsa stagione?
"Non è stata una stagione semplice, mi è mancata la continuità nei risultati e nelle performance, ma credo che oltre al piede sia stata una stagione di tanti cambiamenti e tante prove per il mio tennis. Sai, quando lavori per cambiare qualcosa credo sia difficile trovare la continuità subito, però devo dire che anche se la stagione non è stata così positiva ho avuto momenti di cui posso essere soddisfatto. Il livello di tennis credo di averlo espresso in molte occasioni, mi è mancata un po’ la convinzione e la capacità di chiudere alcuni match nei momenti che contavano, cosa che è successa un po’ di volte quest’anno e che mi ha portato a non avere questa continuità".

Hai salutato coach Petrone, fondamentale per la tua carriera: cosa ti aspetti da questa nuova avventura con Marcel du Coudray e come sei arrivato a questa scelta?
"Non è stata sicuramente una scelta facile, anche perché la decisione di terminare il rapporto professionale con Ale è arrivata alla fine dell’anno e non avevamo molto tempo prima dell’inizio della preparazione e poi della stagione 2026. Con Ale si è chiuso il rapporto professionale, ma quello di amicizia e umano non è mai sparito. Insieme al mio team e a Corrado, il mio manager, abbiamo maturato la scelta di iniziare con Marcel dopo aver passato del tempo insieme e aver fatto una settimana di lavoro molto positiva a Sanremo. Ci siamo trovati subito bene, c’è stata sintonia immediata. Marcel ha grande esperienza, è sul Tour da tanti anni e, soprattutto, è riuscito fin da subito a darmi spunti nuovi dal punto di vista tecnico e tattico, che sono proprio quelli di cui ho più bisogno in questo momento. Sono sicuro che sarà un percorso importante e positivo già dal 2026".

Ti spaventa un po’ il fatto di doverti separare da qualcuno che era molto più di un coach e con il quale hai condiviso così tanto?
"Credo che quando finisce un rapporto professionale, come nel nostro caso in modo condiviso, ma quello umano resta forte, la separazione diventa un po’ meno difficile. Io e Ale siamo e resteremo molto legati da tutto quello che abbiamo vissuto insieme e dai ricordi bellissimi di questi anni. Più che paura, direi che c’è soprattutto curiosità per quello che verrà".

A proposito di cambiamenti, sei rimasto sorpreso dalla separazione tra Ferrero e Alcaraz?
"Ovviamente non conosco le dinamiche interne del team, quindi è difficile commentare… Hanno fatto un percorso fantastico e credo che se Carlos sia dove è oggi sia sicuramente anche tanto merito di Ferrero: giocatori come lui non lo si diventa senza un grande coach. Nessuno probabilmente se lo aspettava, ma le cose succedono e sono sicuro che entrambi avessero le proprie motivazioni".

C’è un momento in questa stagione a cui ripensi spesso e che ti può dare un’ulteriore carica in vista del futuro?
"Anche se non è stata una stagione totalmente positiva, ci sono stati momenti a cui ripenso volentieri e direi che uno di questi è stata la vittoria con Djokovic a Madrid. Pensare a momenti come questi mi dà consapevolezza del livello di tennis che posso esprimere quando sto bene e mi dà fiducia e carica per lavorare ancora di più per far accadere momenti come questi più spesso".

Più che un risultato, qual è l’obiettivo che ti sei dato come giocatore per questa stagione?
"Migliorare tanti aspetti del mio tennis, poi i risultati saranno una conseguenza. Anche una stagione non sempre positiva come il 2025 mi ha fatto crescere e migliorare aspetti della persona e del giocatore che sono, e ogni anno l’obiettivo è quello di continuare a migliorare. Sicuramente dal punto di vista tecnico-tattico ci sono tante cose su cui devo lavorare, come trovare un gioco che mi permetta di essere più costante nelle prestazioni, e insieme a Marcel e al resto del team stiamo sicuramente lavorando in quella direzione".

Come ti poni nel dibattito sui ritmi attuali nel tennis: si gioca troppo oppure ognuno è libero di fare le proprie valutazioni?
"No, non penso che si giochi troppo. Il problema, secondo me, non è tanto il numero di partite, quanto il formato dei Masters 1000 su due settimane. Alcuni mi piacciono, altri meno, però quello che rende tutto più complicato è soprattutto il giorno di pausa: giochi, vinci, ti fermi, poi devi rigiocare due giorni dopo… non è semplice trovare continuità così. L’ideale sarebbe poter giocare tutti i giorni, ma è chiaro che in tornei così lunghi significherebbe giocare per due settimane di fila e diventerebbe impossibile. È vero che ognuno può fare le proprie scelte e magari decidere di saltare qualche settimana per rifiatare, però allo stesso tempo il sistema di ranking ti penalizza un po’ se lo fai. E non credo ci sia una soluzione semplice e immediata per cambiare questa situazione: anche l’ATP non è in una posizione facile".

In Italia c’è grande attenzione sul tennis: è una spinta o a volte un peso?
"Beh, ovvio che dà molta spinta, dà spinta a noi giocatori ma anche ai ragazzini o alle ragazzine più giovani. L’attenzione dei media ha probabilmente raggiunto livelli molto alti, il che ha i suoi pro e contro, però non si può dire che sia un peso. Siamo fortunati ad avere un momento del genere in Italia, un momento che credo non ci sia mai stato".

Se dovessi spiegare oggi Matteo Arnaldi a chi ti ha visto solo una volta, cosa diresti che ti rappresenta di più?
"L’essere un giocatore molto fisico, e se c’è una cosa della quale so di non dovermi preoccupare è che il fisico mi abbandoni dopo ore di gioco. Forse è anche per questo che l’infortunio al piede mi ha limitato tanto, perché non potevo esprimermi al meglio fisicamente ed avere quell’intensità fisica che credo mi caratterizzi".

Il bel saluto tra Arnaldi e Djokovic
Il bel saluto tra Arnaldi e Djokovic

Quanto sei stato felice per il trionfo dei tuoi compagni in Davis e quanto ti mancano quelle emozioni?
"Sono molto contento ed è l’ennesimo coronamento del momento pazzesco del tennis italiano. Indubbiamente mi manca giocare in Davis, mi manca giocare partite per la nazionale; credo di aver dimostrato di esprimermi al meglio quando si tratta di giocare partite in quel tipo di atmosfera, quindi non vedo l’ora di poter avere la possibilità di guadagnarmi di nuovo il posto in nazionale, perché il posto va guadagnato".

Come hai trascorso il periodo delle festività, il pensiero è già all’inizio della prossima stagione subito intenso?
"Sono già qua in Australia, dove sto finendo la seconda parte della preparazione, e non vedo sicuramente l’ora di iniziare questo 2026. Ho voglia di dimostrare a me stesso quello che credo di poter raggiungere e, dopo un’annata come è stato il 2025, c’è tanta fame di fare bene. Ora sto passando un po’ di tempo con la parte “australiana” della mia famiglia e mi sto godendo un pochettino il caldo e il tempo".

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