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Il padre di Djokovic in posa con bandiere pro-Putin e simboli banditi: “Lunga vita ai russi”

Polemiche in Australia per il video che immortala il padre di Novak Djokovic in posa con alcuni tifosi russi con magliette con la Z e bandiere pro-Putin. In seguito a ciò l’uomo ha annunciato che non assisterà alla semifinale che vede impegnato il figlio.
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A cura di Marco Beltrami
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Novak Djokovic sta lasciando letteralmente le briciole agli avversari agli Australian Open. Il tennista serbo ha conquistato quasi in scioltezza la semifinale del primo Slam stagionale concedendo pochissimi games anche al russo Rublev, quasi impotente di fronte allo strapotere del suo avversario. A conquistare la scena nelle ultime ore fuori dal campo e per una questione che con il tennis non ha nulla a che fare, è stato anche il padre del giocatore ex numero 1 al mondo Srdjan, alle prese con una situazione inopportuna.

L'episodio svelato dai media australiani sarebbe andato in scena proprio dopo il confronto dei quarti di finale tra Nole e Rublev, all'esterno dell'impianto di Melbourne in cui il torneo è arrivato alla sua fase finale. Djokovic senior in un video che ha fatto capolino su Youtube e sui social, è stato immortalato al fianco di alcuni sostenitori russi. Questi ultimi, come mostrato dalle immagini, hanno con sé vessilli e simboli banditi a Melbourne Park dopo l'invasione della Russia all'Ucraina.

Nel video Srdjan Djokovic posa accanto ad un uomo che ostenta una bandiera russa con in primo piano il volto di Putin e soprattutto indossa una maglietta nera con la lettera Z, diventata il simbolo dell'operazione militare scatenata dalla Russia contro l'Ucraina. Secondo quanto confermato da The Age e The Sydney Morning Herald, anche il padre di Nole si è unito al coro "lunga vita ai russi", fatto partire dai fan presenti. Nelle ultime ore gli organizzatori del torneo, ovvero i vertici di Tennis Australia, hanno ribadito che continueranno a lavorare duro con la sicurezza per far rispettare le regole di ingresso al Melbourne Park.

Questo in particolare a seguito anche di quanto accaduto durante la sfida tra Djokovic e Rublev, quando sugli spalti alcuni sostenitori di Nole hanno mostrato bandiere pro-Putin e anche magliette con la Z. Gli stessi sono stati allontanati dall'impianto e a quanto pare, alcuni di loro sono stati arrestati per aver minacciato la sicurezza. Molti di questi tifosi si sono poi posizionati all'esterno della struttura, per continuare a far sentire la propria voce con buona pace dei divieti delle autorità sportive australiane che hanno comunque consentito ai giocatori russi e bielorussi di partecipare al torneo gareggiando però sotto bandiera neutrale.

Bisogna sottolineare per quanto riguarda il caso Djokovic, che il formidabile tennista non è assolutamente responsabile delle azioni dei suoi genitori o parenti. D'altronde Novak nei mesi scorsi ha dato supporto alla causa dell'Ucraina, come svelato anche dai messaggi ricevuti dall'ex collega Stakhovsky, che ha poi elogiato la generosità e l'unicità di Nole che è concentrato al momento solo sulla sua cavalcata sul cemento di Melbourne.

Dopo quanto accaduto il papà del campionissimo serbo ha comunicato che non assisterà alla semifinale degli Australian Open nella quale suo figlio Novak affronterà lo statunitense Tommy Paul. La decisione di non assistere alla partita è stata presa proprio in seguito alle polemiche nate dopo che Srdjan Djokovic è stato filmato in compagnia di alcuni tifosi che sventolavano vessilli filo-russi. "La mia famiglia ha vissuto l'orrore della guerra e desideriamo solo la pace – ha difatti detto il padre del tennista serbo-. Non avevo intenzione di causare tali titoli o turbolenze. Guarderò la partita da casa".

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