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8 Settembre 2022
18:18

Il bambino troppo povero per giocare a tennis è diventato grande: ora può vincere gli US Open

Frances Tiafoe non ha mai smesso di guardarsi indietro, senza dimenticare le sue origini. Il tennista americano ora sogna di vincere gli US Open.
A cura di Marco Beltrami
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La storia di Frances Tiafoe, semifinalista degli US Open, e della sua famiglia è senza dubbio una fonte d'ispirazione per tutti, e non solo nello sport. Una storia di sacrifici, coraggio, abnegazione, forza di volontà e ambizione, che è iniziata nel momento in cui i suoi genitori hanno deciso di lasciare la Sierra Leone. Constant Zubairu, questo il nome del papà "rubato" ad uno zio diplomatico quando abbandonò l'Africa Occidentale, e Alphina Kamara fuggirono dalla guerra civile, e si trasferirono in un sobborgo fuori Washington DC dove sono nati i gemelli Frances e Franklin.

La giovane famiglia Tiafoe si è così ritrovata così senza istruzione, senza soldi, senza parenti su cui fare affidamento e senza risorse, in un Paese straniero. L'unica cosa da fare a quel punto è stata rimboccarsi le maniche, con la mamma che ha iniziato a lavorare come infermiera con turni estenuanti, e il papà che ha cominciato a collaborare a giornata con una ditta di costruzioni. La prima opera con cui Tiafoe Senior ha avuto a che fare? Un impianto sportivo, il Junior Tennis Champions Center, diventato poi una delle migliori strutture di allenamento per il tennis giovanile negli Stati Uniti.

Il ritmo dell'impresa di costruzioni è stato incredibile, e i lavori sono andati avanti in maniera spedita. La priorità era ottenere un tetto per i 15 campi al coperto che permettesse le lezioni, anche sotto la pioggia o il sole cocente. Ecco che Constant Tiafoe si è distinto, lavorando senza sosta e rapidamente e facendo tutto ciò che era necessario, al punto di conquistare l'attenzione anche di Ken Brody, il ricco banchiere e filantropo che ha fondato il centro di tennis per aiutare i giovani giocatori a guadagnare borse di studio universitarie.

Una volta terminata la costruzione, proprio Brody ha messo sul piatto un'offerta di lavoro per Tiafoe Sr.: la possibilità di operare come addetto alla manutenzione del centro. Un'opportunità da cogliere al volo per il papà dei due gemelli, che con la sua intraprendenza, ha iniziato a fare anche degli extra per portare qualche soldino in più a casa: oltre a mantenere pulito il complesso di giorno infatti, si prendeva cura dei campi in terra battuta. Innaffiare il terreno, passare i rulli, e trasportare dozzine di sacchi di terra pesantissimi in ogni campo. Queste le sue mansioni speciali.

Per questo i vertici dell'impianto gli hanno dato la possibilità di soggiornare in una piccola stanza vuota all'interno del complesso, dove poter vivere a stretto contatto con la sua attività. Quando sua moglie lavorava di notte in ospedale, i due gemelli vivevano con lui, dormendo sui tavoli per massaggi in quella stanzetta. I piccoli Tiafoe per questo erano diventati una sorta di mascotte, amati da tutti e ricoperti di attenzioni dai frequentatori della struttura, anche perché loro papà era molto popolare al punto da essere quasi un ambasciatore non ufficiale del Junior Tennis Champions Center, capace di svolgere qualsiasi mansione e di risolvere ogni problema.

Così quando Frances e Franklin avevano cinque anni, riuscì a farli iscrivere gratuitamente ai corsi per i più piccoli. Una possibilità che a pagamento non sarebbe stata possibile, alla luce del fatto delle spese necessarie per uno sport come il tennis, con la famiglia Tiafoe costretta già ad affrontare molti sacrifici, e soprattutto molte spese per andare avanti. Inizialmente il più portato dal punto di vista tennistico sembrava essere Franklin, ma a poco a poco, mentre quest'ultimo s'interessava ad altre attività, il gemello, apprendeva in fretta e lo superava.

Ecco allora che Frances si è letteralmente innamorato della racchetta: l'allenatore ai tempi delle Giovanili, e suo scopritore all'età di 8 anni, Misha Kouznetsov vedeva quel ragazzo andarsene dal campo per ultimo, e arrivare molto prima di lui al mattino per tirare palle contro il muro. Quando poteva poi andava sui campi dove si allenavano i più grandi per raccogliere le palline e imparare il più possibile. Il papà di Tiafoe ha dichiarato: "Mi disse già quando aveva 6 anni: ‘Voglio essere grande in questo sport'. Voglio essere il migliore mai venuto da questo posto'". 

A poco a poco Kouznetsov entrato da poco nello staff e a caccia di un giocatore su cui puntare, ha deciso di scommettere su Frances. Iniziando a girare con lui per tornei: gli ha procurato così un nuovo paio di scarpe, una maglietta Under Armour per sostituire la maglietta dei Pokemon che indossava sempre, gli ha pagato la quota di iscrizione e lo ha portato al Mall Open di Washington, dove Frances ha vinto il suo primo titolo all'età di 9 anni.

Il premio iniziale per quel ragazzo esplosivo e pieno di amore per la vita e lo sport erano gelati, ma a poco a poco le cose sono cambiate. I tornei provinciali, sono diventati regionali, poi statali e infine internazionali già quando era under 14. Da adolescente si è tolto la soddisfazione di vincere l'Orange Bowl, il più prestigioso titolo internazionale per ragazzi fino a 18 anni, raggiungendo l'impresa a 15 anni, più rapidamente di Federer, John McEnroe o Bjorn Borg. Il segnale che quel ragazzone aveva le stigmate del campione. E così poi via, le varie tappe, fino all'ingresso nel circuito ATP, la classifica scalata, il primo torneo, e oggi la possibilità di giocarsi una semifinale degli US Open dopo aver battuto nientemeno che Nadal.

Gli Stati Uniti sognano di aver trovato in lui il giocatore capace di ripetere le gesta dei suoi grandi connazionali del passato. D'altronde "BigFoe" non ha nessuna intenzione di fermarsi, e ha quella fame tipica di chi si è fatto da solo, e ha visto da vicino la povertà. Anche oggi che ha guadagnato complessivamente in carriera più di 6 milioni di dollari, Frances non smette mai di guardarsi indietro e ripete come un mantra a se stesso quelle parole pronunciate a soli 16 anni in una celebre intervista: "Non è che tutto mi sia stato dato, ho dovuto lavorare sodo per ottenerlo e guadagnarmelo. Sono molto grato per quello che ho e non voglio deludere nessuno".

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