Flavia Pennetta ha scritto la storia del tennis e dello sport del nostro paese nei suoi 15 anni di carriera perché le sue braccia al cielo dopo il punto decisivo a New York e l'abbraccio con Roberta Vinci rimarranno per sempre nelle menti degli sportivi italiani. La tennista brindisina è stata la prima italiana ad entrare nel top 10 nel 2009 e la seconda a vincere un Grande Slam agli US Open nel 2015, oltre alle 59 finali tra singolo e doppio e gli 11 titoli WTA in singolo e 17 in doppio; ma non ha nessuna intenzione di tornare di nuovo in campo: "No, non ci penso". Ai microfoni di Fanpage.it la Pennetta ha riavvolto il nastro della sua carriera e ha parlato della sua scelta di smettere ma si è soffermata anche sugli Internazionali d'Italia appena conclusi e del momento che sta vivendo il nostro tennis femminile.

Cosa è cambiato nel tennis femminile italiano rispetto a qualche anno fa, quando c’è stato l'exploit delle azzurre con lei, la Schiavone, la Vinci e la Errani in prima linea?
“Non è che manchi qualcosa, sono dei cicli. Quando c’eravamo noi i maschi facevano più fatica, adesso è il contrario. Difficile avere una costanza in entrambi i movimenti. Adesso nel tennis maschile siamo messi molto bene per il presente e per il futuro, si tratta di un momento roseo; mentre quello femminile si è un po’ fermato e bisognerà ricostruire. Credo che l’unico problema, o pecca, se vogliamo trovarne una come organizzazione federale è stata quella di non affiancare ai nostri allenatori una nuova generazione che avrebbe potuto lavorare con le nuove leve. Però bisogna anche ammettere che in un periodo in cui tutto ti va bene e hai quattro giocatrici che per un periodo molto lungo fanno bene non è sempre semplice che venga in mente di fare qualcosa per il futuro“.

Lei è stata la seconda italiana di sempre, dopo Francesca Schiavone, ad essersi aggiudicata un torneo del Grande Slam: cosa si prova a distanza di anni a ripensare a quello straordinario traguardo?
“Sembra lontanissimo ma le emozioni sono davvero molto forti. Sono passati cinque anni, durante i quali la mia vita è cambiata completamente, e per me sono stati molto intensi; devo dire che non ho nemmeno avuto tutto questo tempo per fermarmi a pensare però ogni volta che iniziano gli US Open mi si muove qualcosa dentro. Si tratta di un’emozione unica. Mia madre all’epoca mi diceva ‘come sei fredda’ e io le rispondevo che ero felice così. Adesso è diverso e mi emoziono più facilmente".

Nel tennis le donne hanno lottato affinché i compensi fossero equiparati a quelli degli uomini e da qualche mese una battaglia simile sta avvenendo nel mondo del calcio, con l’apertura alle donne al professionismo. Cosa ne pensa?
“I cambiamenti fanno sempre paura e intimoriscono. Si tratta di un processo che va fatto, con un passo dopo l’altro. Siamo cresciuti con un certa mentalità ma ora la situazione è completamente diversa e credo abbiamo ottenuto tanto ma riusciremo ad avere sempre di più. Arriverà un punto in cui anche nel calcio femminile si faranno questi passi avanti perché non si può avere tutto e subito. Nel tennis i maschi facevano sempre appello alla fatica ma la forza fisica di un uomo e una donna non si può paragonare però devo dire che abbiamo avuto la fortuna che WTA e ATP si siano uniti per far giocare i tornei maschili e femminili. C’è bisogno di unione e di aiuto per cercare di far progredire lo sport anche in questo“.

Nei giorni scorsi è uscita la biografia di suo marito, che ci racconta come è cambiato grazie a lei e all’arrivo dei figli. Cosa è accaduto?
“Sicuramente diventare marito è stato un passo importante e diventare padre lo è stato ancora di più perché ti responsabilizza e ti porta ad avere molti più pensieri e diversi da quelli di prima. Questo ti fa crescere ed è probabile che si riferisse a questo”.

Si è fatta un’idea sul gesto di Nole Djokovic all’US Open? Oltre alla squalifica il serbo è stato al centro di diverse controversie in questi mesi: cosa pensa del comportamento in merito al virus e di quanto è successo ad Adria?
“Poverino, è stato sfortunato. Un gesto di stizza nei suoi confronti è diventato altro. Era successo anche la settimana prima ad un altro atleta ma invece di prenderla sul collo l’aveva preso sul piede. In merito a ciò che è successo al torneo credo vi fosse unicamente la voglia di sfuggire a ciò che stava accadendo ma sicuramente si poteva gestire molto meglio. Certamente è stato mandato un messaggio sbagliato ma Nole nel suo errore è stato proprio contraddittorio perché prima ha fatto donazioni agli ospedali e poi è successo tutto il resto. Tutti se la sono presi con lui, perché quello più in vista, ma dietro a lui c’erano organizzatori e uno stato che ti permette di fare queste cose. Poi ci sono scelte che io non capisco e condivido, come quella di dire che il Roland  Garros accoglierà 1000/1500 persone quando in Francia ci sono numeri di contagi molto alti da diversi giorni".

Quando ha deciso di lasciare il tennis le hanno chiesto se lo faceva per suo marito: da dove proviene questo modo di pensare?
"Assolutamente no e lo ribadisco. Io ho lasciato il tennis per una mia scelta. Fabio non è mai centrato niente in questa scelta e fu una cosa che decisi io per una stanchezza mia generale. Avevo delle esigenze mie personali, niente di più".

Se dovesse ripensare alla carriera, indicherebbe una gara in cui è stata pienamente soddisfatta di ciò che ha fatto e una che rigiocherebbe domani?
“Sicuramente la pace interiore, la soddisfazione, è stata la vittoria degli US Open. Una sensazione interna di pace, serenità e quello probabilmente perché era riuscita ad ottenere quello per cui avevo lavorato in tutta la mia vita. Invece sempre gli US Open pensavo di aver buttato all’aria una chance importante è stato l’anno in cui io persi con la Angelique Kerber ai quarti: in quell’occasione uscii dal campo pensando che non avrei mai avuto un’occasione simile per arrivare in fondo".

Come vede i nostri atleti impegnati agli Internazionali di Roma?
"Vedo il torneo molto strano. Il vuoto sugli spalti è surreale, anche perché il tifo romano si fa sentire, e fa molto effetto vedere gli impianti così. Esattamente come per gli US Open, stesso discorso. Per i ragazzi è un torneo importante perché hanno fatto già grosse cose e li vedi che hanno proprio piacere a giocare. Sono molto felice per loro perché si sta creando un grande gruppo e miglioreranno sempre di più perché già sono forti".

Esclude un ritorno in campo oppure qualche volta ci pensa?
"No, non ci penso mai”.