A Roma il manifesto di Sinner, il campione che non si accontenta mai: “Cerco ancora il mio potenziale massimo”

Jannik Sinner torna in campo domani contro Alexei Popyrin. Il debutto contro l'austriaco Sebastian Ofner ha regalato al pubblico degli Internazionali di Roma quel che tutti si aspettavano: la vittoria del numero uno al mondo. E l'hanno salutata con il colore e il calore che entra nel corredo accessorio delle partite dell'italiano. Lui sorride ma resta schivo e riservato, concentrato sul lavoro: apprezza, ringrazia ma quando lo senti parlare in conferenza dopo averlo visto dinanzi al monitor mentre si riguarda parlando di cosa ha funzionato e perché, di cosa può ancora fare per essere più forte, capisci qual è la differenza tra chi è campione (anche) dentro e chi lo è solo perché vince, chi si mette in discussione sempre e trasforma il dubbio in acceleratore delle proprie potenzialità.
"La perfezione non esiste – dice dopo il successo con la serenità di chi affronta certi argomenti con la consapevolezza che c'è bisogno di un fuoco dentro particolare se vuoi (re)stare lassù, in vetta al mondo del tennis -. Cerco di migliorare su tutti i colpi, nelle piccole cose e dettagli, che ad alto livello fanno la differenza". Poi arriva la chiosa che spiega bene qual è il livello raggiunto e quello a cui ancora tende. "Voglio vedere qual è il mio potenziale massimo, voglio arriva alla fine della carriera e dire: ho dato tutto".

Il dubbio come motore del campione
Per molti campioni la sicurezza è tutto. Per Jannik Sinner, invece, anche il dubbio ha un valore. Non come limite, ma come motore. È lì, presente prima di ogni partita, accanto alla pressione e alle aspettative. E lui non lo nasconde. "Ho dubbi prima di ogni partita, ed è la cosa più normale – ha raccontato il numero uno -. Sono più consapevole di tanti anni fa, ma anche oggi entro in campo con dei piccoli dubbi. Ma questa è una cosa che devi anche gestire, il dubbio è connesso con la pressione in sé. E se non riesci a gestirla è meglio smettere. Ci sono tante cose messe insieme, non solo giocare. Alla fine il tennis è come un puzzle: devi avere tutti i pezzi al loro posto".
È un approccio che racconta molto del suo modo di vivere il tennis: niente proclami, niente personaggio costruito, solo lavoro quotidiano e il tentativo di smussare i difetti tecnici.
La ricerca continua della perfezione
Anche quando i risultati sembrano già straordinari, Sinner continua a ragionare come chi sente di avere ancora margini. "La perfezione non esiste. Stiamo cercando di migliorare in ogni dettaglio, su tutti i colpi. A questo livello le piccole cose fanno una grande differenza". Il servizio, ad esempio, resta uno degli aspetti su cui concentra maggiormente il lavoro. "Sulla terra è più complicato, devi servire in modo diverso. È il colpo su cui metto più focus anche in allenamento". Ma per lui il tennis non si riduce mai a un singolo fondamentale.
Le vittorie si costruiscono prima della partita
Dietro ogni successo, per Sinner, c'è soprattutto il lavoro invisibile. Le ore di allenamento, l'intensità, la preparazione mentale. "Credo che le partite si vincano prima, con il lavoro che fai nei giorni precedenti. Alzando il livello in allenamento". Anche il confronto con gli altri tennisti italiani rappresenta uno stimolo continuo. "Allenarmi con Flavio Cobolli e con tutti gli altri ragazzi italiani è sempre un piacere. Forse c'è anche un po’ di competizione, perché cerchiamo tutti di spingerci al massimo".
Il rapporto con il pubblico e l'amore dei tifosi
Nonostante il successo globale, Sinner continua a restare fedele alla sua natura riservata. In Italia la sua popolarità è esplosa, soprattutto durante gli Internazionali BNL d'Italia, ma lui preferisce ancora proteggere i propri spazi. "In Italia molte cose sono cambiate. Le persone ormai sanno dove vanno i tennisti, conoscono i ristoranti frequentati dai giocatori… per questo preferisco restare in hotel". La dimensione pubblica non lo ha allontanato dalla sua semplicità: ciò che continua a colpirlo davvero è l’affetto della gente. "Quello che mi sorprende sempre è l’amore che le persone mi dimostrano, durante gli allenamenti e nelle partite. Ed è bellissimo vedere tanti giovani appassionarsi al tennis: loro sono il futuro".
Sei anni fa la prima volta a Roma e in top 100
L'esperienza agli Internazionali d'Italia consente a Sinner di azionare il rewind e tornare indietro nel tempo a quando era un ragazzo che nel mondo del tennis ci stava ancora come colui che arriva e tiene i piedi sull'uscio. In conferenza Jannik è tornato anche a pensare al ragazzo che sei anni fa entrava per la prima volta nella Top 100 e debuttava a Roma.
"All'epoca era tutto diverso, con tanti dubbi. Non mi aspettavo mai questi risultati perché sono sempre stato, e lo sono ancora, una persona molto realistica". E forse è proprio questo equilibrio tra ambizione e umiltà ad averlo portato così in alto. Non parla mai di traguardi raggiunti ma crescita, potenziale, impegno totale. "Voglio capire qual è il mio massimo potenziale. E quando smetterò, voglio potermi guardare indietro e dire: ho dato tutto".