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Olimpiadi Invernali 2026

Zaia sul caso della pista di bob per Milano-Cortina 2026: “Solo 8 gare in Veneto non sono Olimpiadi”

La pista di Cortina è l’oggetto della discordia verso le Olimpiadi Invernali 2026. Il presidente del Veneto, Zaia: “Serve pensare a una riequilibrio delle discipline olimpiche così da tenere intatto il fascino delle due realtà, Milano e Cortina”.
A cura di Maurizio De Santis
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Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha parlato sulla questione della pista di Cortina.
Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha parlato sulla questione della pista di Cortina.
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Otto gare, 24 medaglie a corredo di discipline come Curling e Sci Alpino femminile. Poco o nulla. E nient'altro rispetto ai programmi iniziali che attribuivano a Cortina anche la disputa di Bob (12 medaglie), Skeleton (6) e Slittino (6). Il Comune ampezzano si ritrova così derubricato al ruolo di comparsa nelle Olimpiadi Invernali 2026 e la posizione del Veneto, quale sede dei Giochi, svilita rispetto alle tappe in Lombardia e in Trentino-Alto Adige. Un brutto colpo a livello d'immagine per le istituzioni regionali e per l'Italia stessa, con tutto ciò che ne deriva in termini d'indotto ridimensionato e polemiche roventi legate alla realizzazione della nuova pista di Bob divenuta oggetto della discordia.

Nemmeno il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia (nella foto in alto), può fornire rassicurazioni al riguardo e attende che dall'alto arrivi un segnale chiaro, qualcosa che sbrogli la matassa. "A noi inizialmente spettavano anche le gare di Bob, Skeleton e Slittino – ha ammesso a Fanpage.it -. Cosa resta solo con Curling e Sci alpino femminile? Otto gare, 24 medaglie. Nulla. Non sono Olimpiadi. Cominciano le gare al mattino, ci si trova per il caffè poi a mezzogiorno prendiamo uno spritz e abbiamo già finito…".

Come si esce da questa situazione? "Aspettiamo conferma ufficiale del Governo anche se la direzione sembra acquisita. Serve pensare a una riequilibrio delle discipline olimpiche così da tenere intatto il fascino delle due realtà, Milano e Cortina, in termini di brand e di tradizione sportiva". 

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L'abbandono dei lavori ha sollevato abbastanza clamore da spingere la Corte dei Conti ad aprire un'indagine sul progetto messo in cantiere, in occasione di un evento agonistico di così grande richiamo internazionale, e già costato una somma superiore ai 5 milioni di euro tra assegnazioni di attività progettuali e quant'altro rientri nel piano d'allestimento dell'opera, compreso uno spot pubblicitario per presentare qualcosa che non c'è (e non ci sarà).

La domanda è: il tracciato si farà oppure no? Allo stato dei fatti la risposta non può che essere negativa. Ecco perché la magistratura contabile ha deciso di mettere mano alla questione per capire quanti soldi pubblici sono stati bruciati in tutto questo tempo trascorso a vuoto prima di capire che il manufatto non sarebbe stato realizzato. Cosa è successo da giugno 2019 (data dell'annuncio ufficiale da parte del CIO di Losanna) a oggi? Fino a dove si spingeranno gli inquirenti lo dirà la direzione presa seguendo la ‘pista' di scartoffie e soldi. Li seguiranno e (forse) risolveranno il mistero di un'impresa partita con toni trionfalistici e miseramente compromessa.

La questione dei tempi tecnici effettivi per la realizzazione della struttura, che addirittura potrebbe finire all'estero, è una spina nel fianco. Un'ipotesi quest'ultima che il Governo, al netto delle difficoltà emerse, vuole sventare (sarebbe come ammettere dinanzi al mondo intero l'incapacità del Paese di organizzare un evento così importante) e per questo si studiano soluzioni alternative. Quali? Una pista low cost a Cortina oppure un trasloco altrove ma sempre in Italia: a Cesana, in Alta Val di Susa, dove un'altra c’è già anche se inutilizzata da Torino 2006.

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