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Olimpiadi Invernali 2026

Perché non ha senso paragonare il record dell’Italia a Milano Cortina con le medaglie di Lillehammer

L’Italia ha superato il massimo di medaglie vinte ai Giochi invernali nella storia, ma paragonare epoche storiche così diverse è sempre un errore.
A cura di Jvan Sica
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Da alcuni anni è scoppiata la moda-gioco del classificare in qualche modo il passato, spesso contrapponendolo e non comparandolo armonicamente con il presente. Lo si fa in tutti i settori e quindi anche nello sport e infatti vediamo quotidianamente centinaia di contenuti in cui si fanno classifiche, piramidi di merito e talento oppure si sceglie quello di qua o quello di là. Parliamoci chiaro, è tutta roba più che soggettiva e legata ai gusti personali ma nell’“influenc-era” sono proprio questi i contenuti che piacciono di più, ovvero qualcuno che magari ha anche una microscopica visibilità online si mette in gioco per essere essenzialmente malmenato nei commenti al suono di “questo non capisce un…”.

È un gioco appunto (anche se c’è gente che sembra prendersela davvero) e come tale vale un po’ tutto (ne ho visto uno ultimamente che metteva prima Rummenigge e poi Maradona, per dire) e come tale dovremmo considerarlo, o ancora meglio dovremmo pensarlo come la trasposizione online della chiacchiera da bar, quella che ci rendeva avversari per dieci secondi, prima di andarsi a fumare insieme una sigaretta fuori o sedersi vicini per il secondo tempo.

Poiché puoi togliere all’italiano (ma non solo) il bar (magari “arrestandolo” a casa con Playstation, Netflix e orari di ufficio da codice penale), ma non puoi togliere il bar dall’italiano, vien da sé che questa moda-gioco si è molto diffusa e ha penetrato le analisi un po’ di tutti, anche nel nostro caso specifico quelle che riguardano le Olimpiadi invernali.

Francesca Lollobrigida ha vinto due ori alle Olimpiadi di Milano Cortina
Francesca Lollobrigida ha vinto due ori alle Olimpiadi di Milano Cortina

Siamo allo strombazzamento a reti unificate del fatto che abbiamo battuto il nostro record di medaglie, superando le 20 medaglie conquistate a Lillehammer 1994. Parliamoci chiaro, è una grande vittoria per il nostro movimento sportivo raggiungere un obiettivo del genere, giusto considerarlo e giusto anche festeggiarlo, però non dobbiamo cadere nella trappola della moda-gioco di cui sopra, perché quello che ci deve far davvero gonfiare i palloncini non è tanto il riferimento di Lillehammer, in quanto erano davvero altri tempi.

Iniziamo la comparazione con la cosa più ovvia, le gare da disputare. In Norvegia si sono svolte 61 gare in 12 discipline, mentre Milano-Cortina dà medaglie in 116 gare per 16 discipline. Stiamo parlando di 49 gare in più e questo conta parecchio. Vero è che i Paesi partecipanti erano 67 nel 1994 e oggi sono 93 ma il medagliere dei Giochi Olimpici invernali resta sempre flat, ovvero sono sempre le stesse a lottare veramente per le medaglie. Basti guardare che nei primi dieci posti nel medagliere dei Giochi di Lillehammer 1994 ci sono sette nazioni presenti anche nei primi dieci posti di Milano-Cortina 2026. A sostituire Corea del Sud e Canada ci hanno pensato Paesi Bassi e Francia e poi c'è il Giappone.

Certo, in questi Giochi manca la Russia, che in Norvegia vinse il medagliere con 14 ori, 8 argenti e 9 bronzi e nelle edizioni successive finì terza a Nagano 1998, quinta a Salt Lake City 2002, quarta a Torino 2006, solo dodicesima a Vancouver 2010, ma poi si rifece a Sochi 2014 quando finì seconda, per poi avere problemi con il doping di stato, ma tra Pyeongchang 2018 e Pechino 2022 gli atleti russi hanno comunque vinto 49 medaglie totali. Insomma se la Russia c’è o non c’è, soprattutto ai Giochi olimpici invernali, conta parecchio.

Manuela Di Centa due volte oro a Lillehammer nel 1994
Manuela Di Centa due volte oro a Lillehammer nel 1994

Detto questo, la cosa migliore non è tanto esaltarsi per il “numero da bar”, 20 e fischia rispetto alle 20 di Lillehammer, ma andare anche a vedere cosa c’è dentro le medaglie olimpiche attuali. Ci sono cose molto buone, come le medaglie in 10 discipline diverse rispetto alle 5 “norvegesi”, che ci fa restare in linea con la crescita delle discipline stesse presenti ai Giochi, così come è importante che abbiano vinto medaglie a oggi 44 atleti rispetto ai 22 di Lillehammer. Abbiamo delle punte anche oggi ma è evidente che ci sia una grandezza media più ampia. Un elemento poi su cui sarebbe meglio riflettere con maggiore attenzione riguarda la caratura delle nostre medaglie in proiezione futura. L’età media dei medagliati di Lillehammer era di 26 anni, rispetto ai 29 di oggi. Dei 22 atleti azzurri che hanno conquistato una medaglia a Lillehammer 1994, 8 si sono ripetuti poi a Nagano 1998, in un’Olimpiade in cui abbiamo vinto dieci medaglie totali. Questo vuole dire che tanti atleti italiani sono rimasti al livello più alto possibile nell’arco dell’intero quadriennio e questo è ovviamente quello che speriamo di cuore per i nostri medagliati di Milano-Cortina.

Tirando le fila del discorso cosa viene fuori? Mettendo insieme bar e numeri è evidente quello che appare sempre, ovvero che fare paragoni fra epoche storiche diverse è insensato e anche un po’ assurdo. Nei 32 anni presi in esame è cambiato tutto, dai confini delle nazioni ai materiali, dal numero delle discipline alla preparazione atletica. Confrontare epoche è un gran divertimento, farsi le classifiche personali dà anche un senso di soddisfazione, farsi sfottere sui social dà anche un certo piacere occulto, ma non fondiamo ogni analisi sulla salute e le prospettive del nostro sport invernale sul numero di medaglie che ci distanziano da Lillehammer, sarebbe un errore da bar e noi al bar prendiamo il caffè mentre diciamo un sacco di fesserie.

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