Bendetta Pilato e Chiara Tarantino, cosa è successo a Singapore: il furto e la detenzione in albergo

Il caso Pilato-Tarantino scuote il nuoto italiano. Da una stagione estiva ricca di successi ai Campionati Mondiali di nuoto, al fermo in aeroporto per un’accusa di furto. È la parabola inaspettata che ha travolto Benedetta Pilato e Chiara Tarantino, due promesse del nuoto italiano, protagoniste di un episodio tanto imbarazzante quanto delicato, avvenuto a Singapore il 14 agosto 2025.
L’accusa: furto in aeroporto.Il fatto è accaduto nel duty-free dell’aeroporto di Singapore, mentre le atlete si apprestavano a rientrare in Italia. Le telecamere di sicurezza avrebbero ripreso Chiara Tarantino mentre inseriva alcuni prodotti — secondo indiscrezioni, cosmetici o oli profumati — nella borsa di Benedetta Pilato, apparentemente all’insaputa dell’amica e compagna. Le due sono state subito fermate dalla polizia aeroportuale.

Da lì, un susseguirsi di eventi concitati. Le due nuotatrici sono state condotte in commissariato, interrogate e trattenute per diverse ore: Benedetta Pilato, in particolare, ha raccontato di essere stata ammanettata, perquisita e spogliata per motivi di sicurezza. Le è stato anche ritirato il passaporto.
"Sono stata coinvolta mio malgrado. Non ho mai avuto intenzione di compiere gesti inadeguati", commenta con un post social Pilato.
Bendetta Pilato e Chiara Tarantino, il furto e la detenzione in albergo
Le prime ad essere perquisite, come riporta Lia Capizzi sul Corriere della Sera, sono Sofia Morini e Anita Bottazzo che non hanno nulla ma le procedure portano alla perdita del volo. Subito dopo gli agenti, già a conoscenza delle immagini del circuito interno, aprono lo zaino di Benedetta Pilato e trovano la refurtiva: la nuotatrice pugliese e Chiara Tarantino vengono condotte nel commissariato, fatte spogliare per essere sottoposte a perquisizione e interrogate per molte ore.
A rendere tutto più drammatico, la notte trascorsa in un hotel trasformato in una sorta di “albergo-prigione”, vigilato e senza libertà di movimento. Le due atlete, secondo fonti vicine alla squadra, erano in stato di choc. Solo l’intervento tempestivo della Farnesina e dell’ambasciata italiana a Singapore ha evitato il peggio.
L’ambasciatore Dante Brandi, pur in ferie, ha attivato una rete diplomatica per garantire l’assistenza legale e psicologica necessaria. Dopo lunghe mediazioni con le autorità locali, è stato concesso un permesso speciale che ha consentito il rientro in Italia il 20 agosto. Il caso, però, non si è chiuso con il volo di ritorno.

All’arrivo a casa, il silenzio. Nessuna conferenza stampa. Nessuna dichiarazione ufficiale, se non un post su Instagram di Benedetta Pilato, che ha tenuto a chiarire pubblicamente di non aver mai avuto intenzione di compiere un gesto inadeguato e di essere rimasta coinvolta, suo malgrado, in una situazione più grande di lei. Ha parlato di "lezione imparata", di "responsabilità personale" e di "valori sportivi" da cui ripartire.
Chiara Tarantino, invece, ha preferito il silenzio totale, disattivando anche i profili social. Una scelta che ha lasciato molti interrogativi, soprattutto tra gli appassionati e gli addetti ai lavori.
Pilato-Tarantino: aperta un'indagine interna della Federnuoto
Nel frattempo, la Federazione Italiana Nuoto (FIN), pur riconoscendo che l’episodio sia avvenuto al di fuori dell’attività agonistica — le atlete erano in vacanza post-Mondiali — ha deciso di non rimanere a guardare. La procura federale ha aperto un'indagine interna per fare piena luce sulla vicenda. Secondo quanto trapelato, saranno valutati diversi aspetti:
- La condotta etica e comportamentale delle atlete, in relazione ai valori rappresentati dalla Nazionale.
- Eventuali responsabilità penali, in base ai documenti acquisiti dalle autorità di Singapore e alle testimonianze.
- L’eventuale compromissione dell’immagine del nuoto italiano.
Non si tratta, però, solo di difendere la reputazione della Federazione. Il regolamento interno della FIN, come molti altri enti sportivi, prevede codici di condotta anche al di fuori del perimetro agonistico, soprattutto per atleti che rappresentano l’Italia a livello internazionale. Le conseguenze potrebbero variare da semplici richiami fino alla sospensione temporanea da attività federali, a seconda degli esiti.
L’indagine sarà condotta dal procuratore federale Antonio De Pasquale, con il supporto di un team giuridico. Previsti colloqui formali con entrambe le atlete, che dovranno fornire la loro versione dei fatti in sede ufficiale.