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Sainz svela la lotta interna alla F1 che blocca il cambio regole sui motori: “Si muovono fili nascosti”

Carlos Sainz denuncia il peso politico dei motoristi nel confronto sulle regole F1 2027: il cambio sui motori è fermo tra veti, interessi privati e timori di perdere vantaggio competitivo.
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La Formula 1 prova a correggere il tiro sui motori 2027, ma la partita non si gioca più soltanto sul piano tecnico. Dopo le prime criticità emerse con le nuove power unit, nate attorno alla discussa ripartizione quasi 50-50 tra motore termico ed elettrico, FIA, Formula 1, team e costruttori stanno cercando un accordo per modificare il quadro regolamentare. Il problema è che il processo decisionale si è trasformato in una battaglia politica.

A dirlo con parole molto nette è stato Carlos Sainz, oggi pilota Williams ma anche direttore della GPDA, il sindacato dei piloti. Lo spagnolo alla vigilia del GP del Canada ha spiegato perché il cambio di regole non procede nonostante il tema sia ormai sul tavolo da settimane: "Si tratta semplicemente di riuscire ad allineare politicamente tutte le squadre per trovare un accordo. Questo è ciò che sta frenando tutto".

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Il nodo politico che blocca il cambio sui motori F1

La questione nasce dalle difficoltà prodotte dal nuovo equilibrio delle power unit. Per il GP di Miami sono già stati introdotti correttivi immediati, come l'innalzamento del limite di super-clipping a 350 kW e la riduzione dell'energia complessiva da 8 MJ a 7 MJ. Ma il vero nodo riguarda il 2027, quando la F1 potrebbe spostare il bilanciamento verso un rapporto più vicino al 60-40, quindi con più peso al termico e meno alla componente elettrica.

Una modifica di questo tipo, però, richiede una supermaggioranza nel Power Unit Advisory Committee, composto da FIA, Formula 1 e dai cinque motoristi: Mercedes HPP, Ferrari, Honda, Audi e Red Bull Powertrains/Ford. Per far passare un intervento strutturale servono il via libera di quattro costruttori su cinque, oltre a FIA e F1. Di fatto dunque basta il fronte contrario di due motoristi per bloccare tutto.

Ed è qui che, secondo Sainz, entrano in gioco gli interessi privati: "Chiaramente ci sono molti interessi politici in ballo. Alcuni hanno fatto meglio i compiti a casa in determinate aree rispetto ad altri. Di conseguenza, non vogliono perdere il loro vantaggio prestazionale a causa di un cambio di regole. Se dai troppo potere ai team, alla fine i produttori di Power Unit lotteranno come dannati per i propri interessi" ha infatti proseguito a riguardo l'ex Ferrari parlando ai microfoni di RacingNews365 .

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Il riferimento è evidente: chi ha già investito anni di lavoro sulla power unit 2026, e magari ritiene di avere trovato un vantaggio in una determinata area, non ha alcun interesse a modificare il regolamento. Anche se quel regolamento rischia di produrre una F1 troppo condizionata dalla gestione dell'energia, dal lift and coast e da una guida meno naturale.

Il madrileno, però, chiede una scelta più netta da parte della Federazione: "Di sicuro, se la FIA dicesse semplicemente: ‘Questo è quello che succederà', sono quasi certo che la maggior parte delle squadre sarebbe in grado di farlo. Il problema è che ci sono dei fili nascosti e i costruttori stanno muovendo i fili ovunque".

Il pilota spagnolo mette il tema su un piano sportivo, non personale. Pur correndo con una power unit Mercedes, ad oggi quella che sembra superiore a tutti in termini di prestazioni, ammette che potrebbe avere interesse a non cambiare troppo le regole, ma rivendica una posizione diversa: "Io ho una Power Unit Mercedes e potrei essere fortemente contrario a modificare troppo le regole per non intaccare il vantaggio che Mercedes o Red Bull potrebbero avere con i loro motori".

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Poi la conclusione, che di fatto è anche il manifesto dell'associazione dei piloti F1: "Tuttavia, per il bene di questo sport, se potessi e fossi al vertice farei comunque tantissimi cambiamenti in vista del 2027. Per quanto mi riguarda, dal lato della GPDA, spingeremo forte per ottenere modifiche importanti per il 2027" ha infatti chiosato il 31enne di Madrid.

La Formula 1, insomma, ha capito che il progetto originario dei motori 2026 va corretto. Ma tra l'urgenza della pista e gli interessi dei costruttori c'è di mezzo una trattativa molto più politica che tecnica. E Sainz ha semplicemente detto ad alta voce ciò che nel paddock molti pensavano già.

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