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La FIA rompe il silenzio sul trucco del motore Mercedes alla vigilia dei test F1: “Ci sono riusciti”

Prima dei test della Formula 1 2026 in Bahrain la FIA ammette la zona grigia sul rapporto di compressione: “alcuni team” lo aumentano a motore caldo. Con Mercedes sotto i riflettori e Ferrari-Honda-Audi-Red Bull in pressing, la Federazione vuole chiudere tutto prima dell’avvio del Mondiale per evitare “tribunali” e polemiche.
A cura di Michele Mazzeo
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Alla vigilia dei test F1 2026 in Bahrain, la FIA ammette pubblicamente la zona grigia sul rapporto di compressione: "alcuni" lo aumentano a motore caldo. Di fatto la certificazione di quello ormai già noto come trucco del motore Mercedes denunciato dal fronte Ferrari-Audi-Honda, al quale si è adesso unita anche Red Bull.

Lo shakedown a porte chiuse di Barcellona è stato un primo banco di prova non solo per le scuderie, ma anche per la FIA, chiamata a verificare sul campo la tenuta dei nuovi regolamenti in vigore per il mondiale di Formula 1 2026. Nikolas Tombazis, direttore per le monoposto della Federazione, e il direttore tecnico Jan Monchaux hanno promosso l'esordio delle nuove vetture ma hanno anche parlato pubblicamente della conformità delle power unit.

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E qui la FIA ha rotto il silenzio sul nodo che sta incendiando il paddock alla vigilia dei test ufficiali: il presunto trucco del motore Mercedes legato al rapporto di compressione (il parametro che, semplificando, misura "quanto" l'aria e il carburante vengono compressi prima della combustione: più è alto, più si può guadagnare efficienza e potenza). Il regolamento 2026 fissa un tetto a 16:1, ma il sospetto dei rivali è che a motore caldo quel valore possa salire.

Tombazis lo ha ammesso apertamente: "Dato che questi ingegneri sono molto intelligenti e spingono sempre per un vantaggio, alcuni hanno trovato modi per aumentare il rapporto di compressione potenzialmente quando il motore è caldo, e questa è la discussione che stiamo avendo ora". E ha aggiunto il punto chiave: "La nostra intenzione è risolvere questi problemi per l'inizio della stagione". In sintesi: niente zone grigie al via del Mondiale F1 2026.

Il voltafaccia Red Bull, la richiesta formale nel PUAC e i prossimi passaggi

La vicenda non è più soltanto tecnica: è diventata politica. Dopo le pressioni iniziali di Audi, Ferrari e Honda (arrivate fino all'invio di una lettera formale alla FIA per chiedere un chiarimento immediato) il passaggio che ha cambiato i rapporti di forza è stato il recente voltafaccia Red Bull. Milton Keynes, rimasta defilata nelle prime fasi, si è allineata al fronte che spinge per introdurre un metodo di verifica più severo, firmando di fatto la protesta.

Il cambio di fronte è emerso nell'ultimo tavolo chiave, il PUAC (Power Unit Advisory Committee): con Red Bull schierata insieme ad Audi, Ferrari e Honda si è raggiunta la quota necessaria per procedere con una richiesta formale che punta a introdurre controlli "a caldo" sul rapporto di compressione (misurazioni statiche, ma con componenti portati in temperatura, per replicare condizioni reali). In altre parole: se il limite è 16:1, deve esserlo sempre, non solo "a freddo".

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Ora la partita passa dal confronto tecnico a quello istituzionale: la proposta approderà sul tavolo della F1 Commission in Bahrain, e in caso di conferma degli equilibri attuali può viaggiare rapidamente verso l'approvazione finale che spetta al Consiglio Mondiale della FIA. Sullo sfondo c'è anche una scadenza che stringe il nodo: l'omologazione definitiva dei motori fissata per il 1° marzo. Se le regole di controllo cambiano a ridosso di quel termine, il rischio è una nuova frattura: chi si sente penalizzato potrebbe alzare il livello dello scontro.

È esattamente ciò che la FIA vuole evitare. Tombazis lo ha detto con un obiettivo chiarissimo: "Vogliamo che le persone competano in pista e non in tribunale o nella stanza dei commissari. Vogliamo che sia un campionato di abilità ingegneristica e di guida, non di chi è il più scaltro interprete delle regole". Ma con i test alle porte e il fronte anti-Mercedes diventato maggioranza, il tempo dei rinvii è finito: o si chiude subito la zona grigia, o il 2026 rischia di partire già avvelenato.

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