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La Ferrari 250 GT da 20 milioni di euro che ha nel garage è fake: il collezionista finisce a processo

La rara e preziosa Ferrari GT 250 Berlinetta certificata dall’ASI trovata nel suo garage durante un controllo fiscale risulta non essere originale: Il collezionista Claudio Roddaro e il suo collaboratore Sergio Veneziani finiscono a processo per falso in atto pubblico.
A cura di Michele Mazzeo
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La Ferrari Gran Turismo 250 Berlinetta prodotta tra il 1960 e il 1963 dalla casa di Maranello ad oggi è considerata il Sacro Graal dei collezionisti auto. Un esemplare può arrivare a valere fino a 47 milioni di euro e pertanto possederne uno, oltre che per il prestigio di avere una delle più rare e preziose supercar d'epoca esistenti al mondo, significa anche avere un vero e proprio tesoro su quattro ruote. Ovviamente per avere un tale valore l'auto deve essere originale in qualsiasi sua componente, solo così infatti potrebbe ottenere il certificato di rilevanza storica che attesta che siamo di fronte ad una GT250 Berlinetta da, in media, almeno 20 milioni di euro. E a poter vantare un tale gioiello nel proprio garage sono pochissimi (da ultimo un collezionista anonimo che in una recente asta andata in scena a New York se la è aggiudicata sborsando l'incredibile cifra di 51,7 milioni di dollari).

Tra questi c'è anche un noto collezionista belga residente a Montecarlo, il 42enne Claudio Roddaro, che nel 2019 a Torino ha ottenuto la certificazione di auto storica per la sua Ferrari GTO 250 dei primi anni '60. Ma proprio questa vettura è ora finita al centro di uno scandalo. Come riporta il quotidiano La Stampa infatti, durante un controllo fiscale di routine eseguito dagli uomini del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Ferrara, si è scoperto che, pur avendo ricevuto il certificato di rilevanza storica, la vettura in questione non è completamente originale: immettendo il numero di telaio dell'auto nel database infatti i finanzieri si vedevano restituire come corrispondenza un'auto ben diversa (e molto meno preziosa) di quella che attestavano i documenti e soprattutto il certificato rilasciato dall'ASI (Automotoclub Storico Italiano). Proseguendo nelle indagini gli agenti hanno quindi scoperto che il telaio della supercar riportava sì la scritta "Ferrari GT" ma apparteneva ad una Ferrari 330 GT il cui valore si attesta oggi intorno ai 400mila euro.

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Accertata la mancata corrispondenza gli uomini della polizia economico-finanziaria sono tornati nel Principato di Monaco per recuperare i documenti dell'auto facendosi consegnare dal proprietario il certificato di rilevanza storica (che, dopo esser stato messo a conoscenza della scoperta fatta dagli agenti, l'ASI ha annullato), il certificato di idoneità rilasciato dalla motorizzazione di Imperia dopo il collaudo e il libretto di circolazione della Ferrari GTO 250. Ma la vicenda non si è conclusa qui dato che per quel ‘taroccamento' Claudio Roddaro e il suo collaboratore, il 73enne italiano Sergio Veneziani, sono finiti a processo con ben tre accuse di falso in atto pubblico. Secondo l'accusa infatti i due avrebbero fraudolentemente indotto in errore il funzionario dell'ASI e due funzionari della Motorizzazione di Imperia. Come? Avrebbero immatricolato due auto diverse con lo stesso telaio. Resta inoltre da chiarire anche un altro mistero riguardante il mancato passaggio dell'auto alla verifica della commissione tecnica d'esperti (passaggio obbligatorio previsto dal regolamento interno dell'ASI per poter avere il certificato di autenticità per una Ferrari prodotta prima degli anni '70).

Secondo gli avvocati dei due imputati, come riporta La Stampa, alla base di tutta questa vicenda vi sarebbe un enorme equivoco. Stando alla versione della difesa infatti il signor Claudio Roddaro avrebbe acquistato il telaio originale della 250 GT sul quale, dopo aver ricevuto la certificazione da parte dell'ASI, avrebbe montato la carrozzeria della Ferrari 330 (come facevano i miliardari nel secolo scorso quando si facevano modificare le carrozzerie dai vari Pininfarina, Bertone, Scaglietti o Zagato per ritrovarsi a possedere un pezzo unico al mondo, ) e pertanto è inevitabile che non vi sia corrispondenza tra la vettura trovata nel suo garage dagli agenti e le foto restituite dal database una volta immesso il numero di telaio. Non resta dunque che attendere l'esito del processo per capire quale sia la verità riguardo a questa Ferrari Gran Turismo 250 Berlinetta del mistero.

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