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Il pilota semi-sconosciuto più temuto da Verstappen è il nuovo campione del mondo della Formula E

Il britannico Oliver Rowland conquista il Mondiale di Formula E con due gare d’anticipo. A sorprendere è che sia proprio lui, finora mai protagonista, il pilota che Max Verstappen teme più di ogni altro: “In F1 mi avrebbe messo in ombra”.
A cura di Michele Mazzeo
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A Berlino, Oliver Rowland ha conquistato matematicamente il suo primo titolo iridato in Formula E. Gli è bastato un quarto posto in una gara tattica e ricca di colpi di scena, dominata nella fase iniziale dalle Porsche di Wehrlein e Da Costa, ma poi ribaltata dal ritorno della Jaguar di Nick Cassidy, vincitore partendo dalla ventunesima posizione.

Alle sue spalle Jake Dennis (Andretti) e Jean-Éric Vergne (DS Penske). Poi, al quarto posto, proprio il neo campione Rowland, che ha chiuso davanti a Mitch Evans (Jaguar), Taylor Barnard (McLaren) e Felipe Drugovich (Mahindra). In top ten anche Müller, Da Costa e Sette Câmara (Nissan).

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La giornata storta di Pascal Wehrlein, autore della pole e leader per due terzi della corsa, ha consegnato il Mondiale su un piatto d'argento a Rowland. Il tedesco della Porsche è crollato inspiegabilmente nel finale, terminando addirittura fuori dai punti.

"Servirà ancora un po' prima che me ne rendo conto", ha dichiarato a caldo Rowland. Un trionfo costruito con quattro vittorie e tre podi stagionali, in un campionato dominato e chiuso con due round d'anticipo rispetto alla chiusura prevista a Londra il 27 luglio.

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L'uomo che Verstappen teme: "Mi avrebbe messo in ombra"

A rendere questo trionfo ancora più interessante è un dettaglio rivelato da Sacha Fenestraz, ex compagno di Rowland in Nissan. In un'intervista a Motorsport.com di qualche tempo fa, il francese aveva svelato un retroscena inedito su Max Verstappen: "Oliver è bravo quanto Verstappen. Sono amici, e Max gli ha detto che è un peccato che non corra in Formula 1 perché pensa che lo avrebbe messo in ombra".

Una dichiarazione che sorprende, considerando che Verstappen non ha mai mostrato timori reverenziali nei confronti di nessuno. Eppure, tra tutti, è proprio Rowland a godere della sua stima più sincera. Un pilota che, pur avendo un curriculum solido, non ha mai avuto una vera occasione in F1.

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Classe 1992, Rowland ha brillato nella Formula Renault 3.5, è salito sul podio della Formula 2 (terzo nel 2017 dietro Leclerc) ed è stato collaudatore per Renault e Williams, prima di approdare stabilmente in Formula E nel 2018. Dopo due stagioni con Mahindra, è tornato in Nissan, dove ha finalmente trovato il contesto giusto per esprimersi.

"Nissan ha creato un ambiente in cui posso dare sempre il meglio, è una situazione perfetta. Tutto il team ha lavorato instancabilmente e ha raggiunto i massimi livelli", ha aggiunto il britannico, dedicando la vittoria a tutta la squadra.

Il general manager del team, Tommaso Volpe, ha sottolineato l'importanza di questo successo: "È davvero speciale vincere il titolo con Oli, che ha iniziato il suo percorso in Formula E con noi come rookie. È il momento di festeggiare, poi penseremo a lottare fino alla fine per vincere gli altri due campionati a Londra".

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Il talento nascosto che la F1 non ha mai voluto vedere

Il paradosso è tutto qui: mentre la Formula 1 rincorre nuovi talenti e si affida spesso alla visibilità o agli sponsor, un pilota considerato "da paura" da Verstappen è rimasto ai margini del grande Circus.

Non è più un giovane emergente: Rowland compirà 33 anni ad agosto, eppure solo ora riesce ad avere il riconoscimento che merita, anche se lontano dai riflettori della F1. La sua carriera è la dimostrazione che il talento vero può restare nell'ombra a lungo, ma alla lunga trova sempre il modo di emergere. Nel frattempo, Verstappen ha avuto ragione: Rowland, in Formula 1, avrebbe potuto far male a molti. E, forse, anche a lui.

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