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Il GP della Turchia rientra in Formula 1 dal 2027: quando, come e perché la F1 torna a correre a Istanbul

Il Gran Premio di Turchia torna nel calendario della Formula 1 dal 2027 con un contratto quinquennale fino al 2031. Istanbul Park sarà un appuntamento fisso e non una gara a rotazione: il nodo ora è capire chi farà spazio in un calendario destinato a restare al massimo a 24 GP.
A cura di Michele Mazzeo
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La Formula 1 torna in Turchia. Il Gran Premio di Istanbul rientra ufficialmente nel calendario del Mondiale dal 2027 con un contratto quinquennale e non sarà una gara a rotazione: Istanbul Park avrà un posto fisso nel campionato fino al 2031. Una scelta che riporta in F1 uno dei circuiti più apprezzati dai piloti, ma che apre anche una domanda inevitabile: chi gli farà spazio in un calendario che resterà bloccato al massimo a 24 Gran Premi?

Il ritorno del GP di Turchia in Formula 1 non è soltanto una buona notizia per gli appassionati nostalgici dell'Istanbul Park. È anche un passaggio politico e strategico nel modo in cui la F1 sta ridisegnando il proprio calendario. Il Mondiale non può più crescere all'infinito, ma continua a ricevere richieste da Paesi interessati a ospitare una gara. Per questo ogni nuovo ingresso non è mai neutro: qualcuno deve uscire, qualcun altro deve alternarsi, altri ancora devono blindare il proprio posto con contratti sempre più lunghi.

Quando torna il GP di Turchia in Formula 1

Il Gran Premio di Turchia tornerà nel calendario della Formula 1 dal 2027. La gara si disputerà sul circuito dell'Istanbul Park, impianto che aveva già ospitato il Mondiale tra il 2005 e il 2011, prima del doppio rientro nel 2020 e nel 2021 durante la fase condizionata dalla pandemia.

Questa volta però il ritorno non ha nulla di emergenziale. La Turchia non rientra per coprire un buco lasciato da altri appuntamenti, ma con un accordo strutturale. Il contratto è quinquennale, partirà nel 2027 e porterà Istanbul Park nel calendario fino al 2031.

Il dettaglio più importante è un altro: il GP di Turchia non entrerà nel gruppo degli appuntamenti destinati ad alternarsi nei prossimi anni. Sarà un Gran Premio fisso. E proprio questo cambia la lettura dell'operazione, perché la Formula 1 ha confermato la volontà di non superare il tetto dei 24 GP a stagione. Il ritorno di Istanbul, dunque, obbliga a guardare al resto del calendario.

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Chi farà spazio alla Turchia nel calendario F1

Il ritorno del GP di Turchia non può essere letto da solo. Perché dal 2027 la Formula 1 dovrà assorbire due rientri importanti: Istanbul Park e anche Portimao. Il GP del Portogallo infatti è già stato annunciato per il 2027 e il 2028 con un accordo biennale, mentre, come. detto, il GP di Turchia rientra nello stesso anno con un contratto quinquennale. Tutto questo dentro un calendario che resterà bloccato al massimo a 24 Gran Premi.

La domanda, quindi, non è più soltanto: "chi farà spazio alla Turchia?". La domanda vera diventa: quali due GP usciranno o salteranno nel 2027 per permettere alla Formula 1 di inserire Istanbul e Portimao senza sforare il tetto delle 24 gare? La risposta, guardando alla situazione contrattuale attuale, porta a due nomi: Zandvoort e Barcellona.

Il GP d'Olanda sarà il primo a uscire. Zandvoort ha firmato un'ultima estensione annuale e il Gran Premio del 2026 sarà l'ultimo weekend di Formula 1 sul circuito olandese, almeno per il futuro immediato. Era stato considerato uno dei candidati naturali alla rotazione europea, ma gli organizzatori hanno scelto una strada diversa: un ultimo anno di contratto e poi l'addio al calendario.

Il secondo spazio arriva invece da Barcellona. Il circuito catalano resterà legato alla Formula 1 fino al 2032, ma non sarà più presente ogni anno. Dopo la gara del 2026, Barcellona entrerà in un meccanismo di rotazione con Spa-Francorchamps: tornerà nel 2028, 2030 e 2032, ma non sarà in calendario nel 2027. Questo libera il secondo slot necessario per far entrare Portimao e Istanbul nello stesso anno.

Il quadro, a quel punto, diventa più chiaro: Zandvoort esce definitivamente dopo il 2026, Barcellona salta il 2027 per effetto della rotazione; al loro posto entrano Portimao e Istanbul Park. Non è una sostituzione uno-a-uno, ma una riorganizzazione più ampia della parte europea del calendario.

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La situazione dei contratti dei circuiti nel calendario F1

L'analisi dei contratti dei circuiti già in calendario conferma che, almeno per il 2027, gli altri appuntamenti sono molto più difficili da mettere in discussione. Las Vegas è legata alla F1 almeno fino al 2027, mentre Messico e Singapore arrivano al 2028. Suzuka è coperta fino al 2029. Cina, Azerbaijan, Arabia Saudita, Brasile e Abu Dhabi hanno contratti fino al 2030.

Tra i GP europei, Spa-Francorchamps è il caso più interessante, ma non per il 2027. Il GP del Belgio resterà in calendario fino al 2031, però con una rotazione già definita: ci sarà nel 2026 e nel 2027, poi salterà il 2028 e il 2030. Questo significa che Spa non libera direttamente il posto nell'anno del ritorno della Turchia, ma, alternandosi con Barcellona, diventerà una delle valvole di sfogo del calendario negli anni successivi.

Gli altri contratti sono ancora più blindati. Monza è garantita fino al 2031, Hungaroring fino al 2032, Silverstone fino al 2034, Madrid, Monaco e Canada fino al 2035, Bahrain fino al 2036, Australia fino al 2037, mentre Miami e Austria hanno accordi lunghissimi fino al 2041.

Per questo il ritorno della Turchia non sembra destinato a provocare subito una vittima inattesa tra i GP più solidi. La soluzione per il 2027 era già quasi scritta dentro la struttura dei contratti: fuori Zandvoort, fuori Barcellona per rotazione, dentro Portimao e Istanbul. L'ufficialità del rientro in calendario del gran premio turco conferma però che, salvo defezioni per eventi non preventivabili, non vi saranno ulteriori nuovi ingressi nel calendario della prossima stagione F1.

Quando scadono i contratti dei GP di F1 attualmente in corso:

  • 2026
    Zandvoort – GP Olanda
  • 2027
    Las Vegas Strip Circuit – GP Las Vegas
  • 2028
    Marina Bay Street Circuit – GP Singapore
    Autodromo Hermanos Rodriguez, Città del Messico – GP Messico
    Autodromo Internacional do Algarve, Portimao – GP Portogallo: contratto biennale 2027-2028.
  • 2029
    Suzuka – GP Giappone
  • 2030
    Shanghai International Circuit – GP Cina
    Jeddah Corniche Circuit – GP Arabia Saudita
    Baku City Circuit – GP Azerbaijan
    Interlagos Autodromo José Carlos Pace, San Paolo – GP Brasile
    Yas Marina Circuit – GP Abu Dhabi
  • 2031
    Autodromo Nazionale di Monza – GP Italia
    Spa-Francorchamps – GP Belgio: contratto a rotazione, presente nel 2026, 2027, 2029 e 2031.
    Lusail International Circuit – GP Qatar
    Istanbul Park – GP Turchia
  • 2032
    Circuit de Barcelona-Catalunya – GP Barcellona-Catalunya: contratto a rotazione, presente nel 2026, 2028, 2030 e 2032.
    Hungaroring – GP Ungheria
  • 2034
    Silverstone – GP Gran Bretagna
    Circuit of the Americas, Austin – GP Stati Uniti
  • 2035
    Circuit de Monaco – GP Monaco
    Circuit Gilles-Villeneuve, Montreal – GP Canada
    Madring, Madrid – GP Spagna
  • 2036
    Bahrain International Circuit, Sakhir – GP Bahrain
  • 2037
    Albert Park, Melbourne – GP Australia
  • 2041
    Miami International Autodrome – GP Miami
    Red Bull Ring, Spielberg – GP Austria

Perché la Formula 1 torna a Istanbul Park

La Turchia rientra perché Istanbul Park offre alla Formula 1 una combinazione che oggi pesa moltissimo: un circuito già pronto, un tracciato apprezzato dai piloti, un mercato rilevante e un forte sostegno politico. Negli ultimi anni il Paese ha lavorato per riportare il Mondiale a Istanbul, dopo il ritorno temporaneo del 2020 e del 2021.

Il circuito si trova nella parte asiatica della città e ha una posizione simbolica oltre che logistica. Istanbul è un punto di collegamento tra Europa, Medio Oriente e Asia, tre aree centrali nella strategia commerciale della Formula 1 moderna. Non è un caso che il rientro arrivi in un momento in cui il calendario viene costruito non solo sulla tradizione sportiva, ma anche sulla capacità dei singoli Paesi di trasformare un Gran Premio in uno strumento di promozione internazionale.

La Turchia ha voluto la F1, la F1 ha trovato nella Turchia una risposta coerente con le proprie esigenze. Il risultato è un accordo lungo, stabile e politicamente pesante.

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Istanbul Park, il circuito amato dai piloti

Sul piano sportivo il ritorno di Istanbul Park ha un peso specifico evidente. Il circuito turco è sempre stato considerato uno dei tracciati più interessanti tra quelli disegnati da Hermann Tilke. Non tanto per la cornice, quanto per la qualità tecnica della pista.

Il simbolo è la curva 8, una lunga piega a sinistra composta da più punti di corda, affrontata ad altissima velocità e capace di mettere sotto stress gomme, assetto e collo dei piloti. È una curva diventata iconica perché costringe le monoposto a lavorare in appoggio prolungato, con carichi laterali elevati e un margine minimo di errore.

Istanbul Park non è però soltanto curva 8. Il tracciato presenta cambi di pendenza, frenate importanti, zone di trazione e possibilità di sorpasso. Una combinazione che in passato ha prodotto gare movimentate e che potrebbe tornare interessante anche con le nuove monoposto della Formula 1.

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L'ultima volta della F1 in Turchia

La Formula 1 ha corso per l'ultima volta in Turchia nel 2021. Quella gara fu vinta da Valtteri Bottas con la Mercedes, davanti a Max Verstappen e Sergio Perez. Un'edizione particolare, disputata in una stagione ancora segnata dagli effetti della pandemia e inserita in calendario come sostituzione di altri appuntamenti saltati.

Anche nel 2020 Istanbul Park era tornato in modo emergenziale, regalando però una delle immagini più forti della storia recente della F1: il settimo titolo mondiale di Lewis Hamilton, conquistato in una gara complicatissima sull'asfalto scivoloso del circuito turco. Due edizioni che avevano riacceso l'interesse attorno alla pista, senza però trasformarsi subito in un rientro stabile.

La differenza rispetto ad allora è proprio questa. Il ritorno annunciato ora non nasce da una necessità contingente, ma da una scelta strategica. La Turchia non viene richiamata per coprire un buco, ma per entrare nella nuova architettura del calendario.

Il significato del ritorno della Turchia nel calendario F1

Il ritorno della Formula 1 a Istanbul ha anche un significato politico. La presenza delle istituzioni turche nell'operazione conferma quanto oggi un Gran Premio sia diventato uno strumento di promozione internazionale. Per un Paese ospitare la F1 significa attirare turismo, esposizione mediatica, investimenti e reputazione globale.

È una logica già vista in molti altri contesti. I Gran Premi non sono più soltanto eventi sportivi, ma piattaforme di posizionamento. La Turchia rientra nel calendario perché ha deciso di trattare la Formula 1 come un asset strategico, e perché la F1 ha trovato nell'Istanbul Park una risposta concreta alla necessità di bilanciare tradizione, mercato e spettacolo.

Il risultato è un ritorno che soddisfa più piani contemporaneamente. Da una parte c'è il fascino tecnico di un circuito che molti piloti hanno sempre apprezzato. Dall'altra c'è la forza economica e politica di un Paese che voleva riportare la F1 a Istanbul. In mezzo c'è la nuova Formula 1, costretta a scegliere con sempre maggiore attenzione chi può entrare e chi, eventualmente, dovrà alternarsi.

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