Carlo Vanzini: “Quando mi è stata comunicata la malattia è sparito il pavimento. Le dicevo: ora vieni e fatichi”

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Carlo Vanzini racconta alcuni momenti che non dimenticherà nell’affrontare la sua malattia.

Carlo Vanzini sta bene e ha ripreso ormai da mesi la sua abituale attività di telecronista della Formula 1 per Sky, raccontando la stagione da sogno che sta spingendo Kimi Antonelli verso il Mondiale. I momenti terribili dopo la diagnosi di tumore al pancreas ricevuta nell'estate dello scorso anno sono ora alle spalle, ma il 55enne giornalista milanese ha stampate addosso le emozioni che provò quando seppe la notizia, dopo un controllo di routine – un'ecografia addominale – su input del collega Davide Camicioli.

Carlo Vanzini ringrazia l'ecografista che ha scoperto il suo tumore: "Mano magica"

Vanzini non aveva alcun problema, era completamente asintomatico: alla fine dell'esame l'ecografista gli comunicò che c'era qualcosa di non bello e che bisognava non perdere tempo. Il pugno in faccia fu doppio, visto che si trattava dello stesso ‘killer silenzioso' che cinque anni prima si era portata via la sorella di Carlo. Per lei la diagnosi era arrivata troppo tardi, al telecronista è andata meglio e sa chi ringraziare in primis: "L'ho fortunatamente scoperto grazie anche all'ecografista Lorenzo, che tutti mi hanno detto che ha avuto una mano magica, perché sappiamo che trovare quello che avevo io nel pancreas non è facile, bisogna avere anche una certa dose di fortuna".

"Il terreno sotto i piedi è sparito, ma è durata 30 secondi"

In quell'attimo Vanzini ammette che si è sentito sprofondato negli inferi, caduto in una voragine: "Ovviamente è sparito il pavimento, il terreno sotto i miei piedi quando mi è stato comunicato – racconta al podcast ‘Campioni di salute' – ma questa sensazione è durata penso 30 secondi, per poi rimettere invece i piedi per terra e iniziare a capire qual è la prima cosa che ho chiesto e che direzione devo prendere. Chiaramente anche il fatto di poter prendere una strada, seppur complicata, ripida e difficile, perché la mia era una situazione operabile sì ma borderline, però avere la strada per me è stato molto importante da ex atleta seppur non di livello eccelso. È un po' come dire: Ok, se vuoi arrivare là ti devi allenare in questo modo. Quindi io ho iniziato ad allenarmi in quel modo e seguire tutte le indicazioni che mi venivano man mano date da persone straordinarie che ho incontrato in questo percorso".

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Carlo Vanzini è una delle voci più riconoscibili delle telecronache sportive in Italia

Vanzini ha seguito un protocollo di cure sperimentale: il tumore, inizialmente inoperabile, si è quindi ridotto in modo significativo. A quel punto, nel gennaio di quest'anno, Carlo è stato operato al San Raffaele di Milano: asportazione completa. L'intervento è durato meno del previsto anche grazie alla preparazione fisica fatta prima, in seguito alla quale aveva perso 5 kg: gli è stato detto che non serviranno altre chemioterapie né radioterapia.

L'approccio particolare alla malattia da ex sportivo: "Meglio per te che vai via dal mio corpo"

Il fatto di essere un ex atleta, sciatore di livello internazionale, è stato dunque non secondario, con un approccio molto personale nei confronti della malattia, invitata da Vanzini ad abbandonarlo in maniera particolare: "Quando facevo sport e attività pensavo: adesso vieni con me e fai fatica con me, così capisci che è meglio che te ne devi andare dal mio corpo. E quindi questo è anche un po' il mood col quale ho vissuto tutto – spiega Carlo – Però non voglio considerarmi un eroe, ho fatto le cose che mi sentivo di fare e se devo dare un consiglio è: continuate a sentire il vostro corpo e affidatevi al vostro corpo. Perché c'erano anche giorni in cui stavo a letto due giorni di fila, ma poi dicevo: adesso sto meglio, via, adesso fuori e andiamo. Per me è stata proprio una sfida, è stato molto complicato, molto difficile, ma sono tornato a vivere. Dico che rispetto a quando ero in chemio adesso non vedo più quella necessità fondamentale di dover lavorare. Cioè, so che lo devo fare, ma ho capito – questo è banalissimo dirlo, lo dicono tutti – che il tempo va distribuito, il tempo è il valore più importante che abbiamo".

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