Van der Poel sì, Sinner e Alcaraz no: perché il ciclismo non vieta il bracciale “intelligente”

Mathieu Van der Poel è ritornato sotto i riflettori dopo le sue impressionanti performance nel ciclocross che lo hanno consacrato il più forte di ogni tempo in questa disciplina e tra i più vincenti professionisti nella storia dello sport in generale. L'ultimo successo lo ha visto esultare come Cristiano Ronaldo, le sue prestazioni lo hanno paragonato ad altri grandissimi atleti di altre discipline, ma un particolare non è passato inosservato: in tutte le sue gare ha portato al polso il braccialetto "intelligente" che ad altri campioni è stato negato. Come accaduto a Sinner, ad Alcaraz e ad altri tennisti durante gli ultimi Australian Open, suscitando curiosità e molti dubbi su eventuali vantaggi.
Cos'è accaduto durante gli Australian Open col braccialetto "intelligente"
Agli Australian Open appena conclusi con la vittoria di Carlos Alcaraz su Novak Djokovic, uno dei protagonisti del torneo del Grande Slam è stato il braccialetto "intelligente" che molti atleti indossavano sotto il polsino e che è stato fatto togliere loro perché, malgrado l'International Tennis Federation lo abbia regolamentato con alcune limitazioni, Tennis Australia che organizza il torneo ha vietato qualsiasi dispositivo che veicoli dati sugli atleti fuori dal campo. Non così è accaduto e sta accadendo nel ciclismo, dove i corridori stanno utilizzando la tecnologia Whoop (l'azienda che produce il bracciale) dal lontano 2018 e ora che è diventata anche main sponsor della Coppa del Mondo di Mountain Bike.
Il braccialetto Whoop al polso degli atleti e il problema regolamentare nel tennis
Solamente una questione di sponsor e di accordi economici? Assolutamente no, perché le differenze che permettono a Mathie Van der Poel di gareggiare con il bracciale Whoop al polso e a Jannik Sinner o a Carlos Alcaraz di doverlo togliere su richiesta esplicita, sta tutta nelle trame dei regolamenti delle relative Federazioni, con differenze sostanziali nei permessi concessi dall'UCI e dalla IFT. Nel tennis vige al momento confusione su questa tecnologia, a tal punto che Tennis Australia sta lavorando su come gestirla aggiornando le proprie norme. Ad oggi gli atleti possono utilizzare il Whoop per tutti i tornei della stagione, ad eccezione dei 4 del Grande Slam.
Cosa prevede il regolamento UCI sul braccialetto "intelligente": "Nessun pregiudizio"
L'UCI (l'Unione Ciclistica Internazionale) ha invece sdoganato questa tecnologia, sin dall'inizio della sua produzione: il primo apparecchio dell'azienda americana relativo al monitoraggio degli atleti compare non a caso nel 2018 durante un Tour de France, Dispositivo che rientra nei parametri del regolamento in vigore dove tutti gli strumenti di registrazione e monitoraggio sono di uso comune e regolamentati in maniera chiara dalla normativa 1.3.006 bis, dove non vi è "alcun pregiudizio" su dispositivi che "raccolgono o trasmettono dati" identificati in "frequenza cardiaca, temperatura corporea, tasso di sudorazione". Proprio ciò che fa il braccialetto "intelligente".

No, Van der Poel non è favorito rispetto a Sinner o Alcaraz: come funziona il braccialetto
Sul fronte "vantaggi", che per molti appassionati e tifosi è stato un tema di confronto, aprendo il dibattito anche sulla liceità dell'avere un manufatto tecnologico al polso durante le gare, la risposta è più diretta e semplice: l'atleta che lo utilizza, in questo caso Van der Poel (nel confronto con Sinner e Alcaraz, i migliori tennisti al mondo) non ha alcun aiuto aggiuntivo, proprio per il funzionamento di monitoraggio di Whoop a terze parti. Il dispositivo non ha display e dunque i dati non possono essere controllati in tempo reale, ma solo analizzati in un secondo momento, limitandosi ad essere uno strumento importante solo per ottimizzare le abitudini degli atleti e migliorare la loro salute a lungo termine.