Espargaró collezionista da urlo con la bici di Pantani del ’99: “Ora caccia a quella nera di Pogacar”

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Aleix Espargarò, da sempre appassionato di ciclismo, ha raccontato di possedere un parco bici da mille e una notte, dal valore immenso, di circa 300 mila euro. Il cui fiore all’occhiello è quella del Pirata, targata Tour ’99.

Nel 2025 Aleix Espargarò, pilota di MotoGP e collaudatore Honda, ha firmato con la struttura Lidl-Trek per il team di sviluppo Future Racing. Ha combinato il ruolo di ambasciatore-corridore con quello di test rider, partecipando anche a due gare, il Giro d’Austria e il Circuito Getxo. A novembre 2025 ha annunciato che nel 2026 non avrebbe più corso, perché Honda gli aveva imposto di concentrarsi di più sul lavoro di collaudatore, soprattutto per lo sviluppo della moto in vista delle prossime stagioni, un impegno che lo stesso Espargarò ammise di non riuscire più a combinare insieme. Di quella parentesi nel ciclismo professionistico è rimasto però un segno indelebile: una straordinaria collezione di biciclette nel suo "museo" personale, dove spiccano i nomi dei campioni più illustri e un valore complessivo enorme. "Quella cui sono più legato? Facile, è la bici di Pantani del ’99 ma ora punto a Pogacar…".

La nascita della passione di Espargarò per il ciclismo

L'amore viscerale per il ciclismo è nato quando si è trasferito ad Andorra intorno ai 24 anni, dove ha avuto un impatto diretto col mondo ciclistico: "Lì vivevano molti corridori professionisti del WorldTour, visto che il ciclismo era quasi una moda. Così mi ci sono cimentato anch'io: all'inizio lo facevo solo per mantenermi in forma, ma passo dopo passo è diventato uno stile di vita" ha raccontato ai microfoni di Wielerflits, ammettendo anche lunghe e durature amicizie con diversi corridori, cullando il "sogno proibito" finale: "Dedicarmi di più al ciclismo e quando Carlos Verona mi portò in Lidl-Trek, mi venne l'idea: perché non provare ad andare in bicicletta? Sono un sognatore, quindi per me fu abbastanza facile: proviamoci e basta."

Il museo personale di Espargaró, pezzi unici da Pantani a Pogacar

Da quel momento il sogno è diventato realtà, anche se per pochi mesi: Espargaró si è potuto cimentare in gare "vere" dentro il circuito UCI. "Mi sono divertito tantissimo a correre il Getxo con la Lidl-Trek. Avevo fatto l’Austria prima, ma non mi ero divertito molto perché è stata troppo stressante per me, era la prima gara. Ma a Getxo tutto era un po’ più sotto controllo e correre con questi ragazzi, con una squadra così professionale, è stato davvero fantastico". Una toccata e fuga, prima dello stop richiesto da Honda. L’amore per il ciclismo è rimasto però intatto, anzi: dal momento in cui è sceso dal sellino ha deciso di incrementare il proprio personalissimo "museo" di pezzi da collezione dove annovera bici epiche di campioni assoluti.

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"La mia preferita in assoluto è la bici del Tour del ’99 di Marco Pantani. È quella originale e mi è costata un sacco, ho impiegato tantissimo per trovarla" ricorda con orgoglio, elencando altri "colpi" pregiatissimi: "Ho anche la bici di Contador. Ho la bici di Valverde dell’anno scorso e quella di Roglic, la Bianchi che usò alla Vuelta. Sono sempre stato un fan di Primoz e la volevo. Ma ne ho altre: ho una Trek originale usata da Armstrong, quella di Purito Rodríguez del Plateau de Beille, quella dell’ultima vittoria prima del ritiro. Ho una bella collezione, lo ammetto… ma ora spero presto di aggiungere anche una bici ancora più speciale: di Tadej Pogacar. Sarà il mio trofeo più grande, non necessariamente quella con cui ha vinto il Tour, va bene anche quella nera con cui ha vinto le classiche", tra cui il Lombardia 2025.

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Quanto vale davvero il "museo" ciclistico di Espargaró?

Ad ascoltare Espargaró nasce una domanda banale e semplice: quanto vale questa clamorosa collezione? Al di là di avere biciclette iconiche legate a momenti di storia assoluta del ciclismo mondiale, che non hanno di per sé un valore economico realmente quantificabile, resta il fatto che il "museo" annovera pezzi da collezione assoluti su cui due conti si possono anche fare. La più costosa è senza dubbio la bici del Tour 1999 del Pirata, originale. È un pezzo rarissimo e iconico: le bici autentiche di Pantani del suo periodo d’oro sono salite molto di prezzo e vengono "battute" all’asta in una forchetta compresa tra gli 80 e i 150 mila euro.

Subito dopo ci sarebbe ovviamente la bici di Pogacar, la "naked black" usata dal Tour 2025 in poi e nelle Classiche di fine stagione di quell’anno. Qui il riferimento economico è più preciso, visto che una identica è stata venduta a oltre 160 mila euro a fine 2025. Per la Bianchi di Roglic della Vuelta siamo attorno ai 20 mila euro, una fascia in cui si collocano anche le bici di Contador. La bici di Valverde del 2025 e quella di Purito Rodríguez del Plateau de Beille stanno un filo più basse, tra i 10 e i 18 mila euro. Infine la Trek di Lance Armstrong, altro pezzo forte: se ci si riferisce agli anni US Postal/Discovery si può ragionevolmente parlare di un valore stimato tra i 35 e i 60 mila euro.

Si arriva così a una stima complessiva che oscilla attorno ai 250-300 mila euro, solo per le bici citate espressamente e in attesa di quella di Pogacar. Un elenco che non è da semplice appassionato, ma da vero e proprio museo di un intenditore e collezionista di assoluto livello.

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