Cos’è la regola dei 3 secondi che ha aiutato Vingegaard contro Pogacar nell’arrivo di Pau al Tour

L'arrivo della quinta tappa del Tour de France 2026 ha aperto una discussione tra chi ha seguito le fasi finali che hanno portato la carovana gialla a Pau, ai piedi dei Pirenei. Poco prima del traguardo, a 5km, una rovinosa caduta ha spaccato il gruppo di testa in due parti costringendo molti a dover recuperare mentre in testa si consumava la volata, poi vinta, dal giovane Kooji. In ritardo, Pogacar ma soprattutto Vingegaard che ha tagliato la linea d'arrivo ben dopo il campione della UAE. Eppure la giuria ha assegnato ad entrambi lo stesso tempo facendo scattare la "regola dei 3 secondi".
La caduta a 5km dal traguardo: il ritardo di Pogacar e Vingegaard
Per molti telespettatori occasionali e non appassionati prettamente di ciclismo tutto è apparso alquanto strano osservando l'arrivo a Pau con un plotone di corridori dilungato lungo le ultime centinaia di metri di rettilineo: sul traguardo sono arrivati quasi in fila indiana o in piccoli gruppetti, non riuscendo tutti a ricucire lo strappo causato da una bruttissima caduta che, a 5km dalla fine della tappa, complice una curva a gomito in concomitanza di un restringimento stradale, ha spezzato il plotone in due tronconi. Nel secondo che si è ritrovato attardato, c'erano praticamente tutti i migliori in classifica generale, tra cui Pogacar e Vingegaard. Alla fine, lo sloveno ha tagliato la linea d'arrivo ben 12 secondi prima del suo rivale al quale, però è stato assegnato il medesimo tempo.
Il video dell'arrivo: Vingegaard "salvato" da un corridore della Cofidis
"Scandaloso", "stanno cercando di aiutate Vingegaard", "è un escamotage per mantenere alto l'hype del Tour". Questi i tanti commenti arrivati nelle ore successive nei vari filmati social che riprendevano l'arrivo di Pau. Per molti, addirittura, la conferma di un "complotto" o di "poteri oscuri" che dimostravano una corsa pilotata e falsata. Nulla di più sbagliato o inverosimile perché la giuria del Tour ha semplicemente applicato una regola che nel ciclismo esiste da quasi dieci anni ed è utilizzata ogni volta che ve ne sia la necessità, come nel caso di Pau.
Se si riguarda il filmato dell'arrivo, effettivamente Pogacar guida il secondo gruppo, chiudendo in testa. Di Vingegaard nessuna traccia, se non qualche istante più tardi: il danese della Visma taglierà a sua volta il traguardo 12 secondi più tardi, ma che non verranno calcolati ai fini delle classifiche. Perché si vede chiaramente che tra i due arrivano altre decine di corridori e anche se ci sono dei piccoli intervalli, questi non possono essere conteggiati. Proprio per la regola dei "3 secondi" Vingegaard viene "salvato" da un corridore della Cofidis che, in solitario, arriva tra i due gruppetti, interrompendo di fatto il conteggio del distacco.,
Che cos'è la "3-second rule": voluta dall'UCI per la sicurezza dei corridori
Nelle volate di gruppo, in passato, prima del 2017, bastava un gap di un 1 secondo, misurato tra la ruota posteriore dell'ultimo ciclista di un gruppo e la ruota anteriore del successivo per creare uno "split" di tempo, utile per essere conteggiato ai fini della classifica generale. Per questo motivo, si spingeva i corridori non sprinter a lottare in modo aggressivo e pericoloso per le posizioni migliori nelle centinaia di metri finali, aumentando il rischio di cadute inutili, per non perdere secondi preziosi. La regola dei "3 secondi" attuale, invece, richiede un "gap" di almeno 3 secondi per creare un margine di tempo all'interno del gruppo principale. È una misura di sicurezza promossa da UCI e SafeR, l'organismo per la sicurezza dei corridori, che resta applicabile su tappe designate come "expected to finish in bunch sprint", ossia che prevedano un arrivo in volata come quello a Pau, evidenziate nel regolamento, in questo caso, del Tour de France.
Cosa dice la "regola dei 3 secondi" inserita nel regolamento UCI e quanto incide
Dal protocollo UCI "Calculation of time gaps for stages ‘expected to finish in bunch sprints'" de 2 febbraio 2018 e tuttora in vigore si evidenzia alla perfezione questa regola, in deroga agli articoli generali 1.2.107 e 2.3.040 delle UCI "Road Races Regulations", con decisione finale che spetta sempre e solamente al Collegio dei Commissari.
"In questa situazione, si applicano le seguenti procedure dal primo corridore del gruppo principale che taglia il traguardo fino all’ultimo corridore del gruppo principale che taglia il traguardo:
– se viene rilevata una differenza inferiore a 3 secondi tra la ruota posteriore dell’ultimo corridore di un gruppo e la ruota anteriore del corridore seguente, ai corridori viene assegnato lo stesso tempo
– se viene rilevata una differenza di 3 secondi o più tra la ruota posteriore dell’ultimo corridore di un gruppo e la ruota anteriore del corridore seguente, il cronometrista registrerà un nuovo distacco di tempo calcolato dalla ruota anteriore del corridore e dalla ruota anteriore del vincitore della tappa"
Per fare capire a livello pratico l'incidenza della "3-second rule" calcolata sulla velocità tipiche di volata, attorno ai 60 km/h, 3 secondi corrispondono a circa 50 metri di distanza tra le ruote di un corridore e l'altro. Un aiuto non da poco che permette ai corridori di "rilassarsi" un po' negli ultimi metri senza entrane nel pericolo panico di dove colmare anche piccoli distacchi, riducendo il caos, le manovre rischiose e gli incidenti, pur mantenendo il principio della volata.
Le eccezioni in cui si usa la "3-second rule" e la differenza con il "time cut"
La regola però non si applica indistintamente e in ogni occasione, ma ne viene stabilita l'applicazione con largo anticipo e comunicata ai corridori, di corsa in corsa, indicata sempre nel regolamento delle gare a più giorni per le tappe designate. Non si applica in caso di "breakwyas", le fughe consolidate anche se la tendenza a estenderla più sistematicamente per la sicurezza è oramai evidente in qualsiasi possibile arrivo di gruppo. Ma soprattutto non la si deve distinguere con il "time cut" altra regola sul tempo, fondamentale nel ciclismo, che indica il limite di tempo massimo per non essere eliminati, calcolato in percentuale sul tempo vincitore sommato al coefficiente di difficoltà della tappa.