Che strani tempi ha dovuto vivere Alberto Contador. Strani tempi soprattutto per il suo sport, il ciclismo, che si è trasformato mentre correva e vinceva, non assegnandogli in questo modo un posto chiaro nella sua lunga storia. E ancora oggi, che Alberto Contador compie “solo” 38 anni, non riusciamo a dargli il giusto scranno.

Chi è infatti Alberto Contador? Il corridore che con Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Felice Gimondi, Bernard Hinault, Vincenzo Nibali e Chris Froome ha vinto le tre grandi corse a tappe (Giro, Tour e Vuelta) o il nuovo astro chimico su cui Johan Bruyneel puntava forte dopo aver spremuto Lance Armstrong? È stato l’unico insieme all’immenso Bernard Hinault non solo a vincerle quelle tre corse a tappe, ma addirittura per due volte, oppure l’uomo del “caso Contador”, a cui è stato tolto il Tour de France 2010 e il Giro d’Italia 2011?

Troppo difficile per dirlo purtroppo. Come scritto già qualche giorno fa per Ivan Basso, gli atleti che sono incappati nell’era Armstrong hanno vissuto anni terribili e meravigliosi insieme, perché con l’americano il ciclismo è diventato davvero globale e ricco, ma con lui è anche sprofondato in un abisso melmoso che lo ha fatto scricchiolare addirittura dalla fondamenta. Una cosa che resta di Alberto Contador potrebbe essere l’etichetta di ultimo romantico, stretto fra due fasi del ciclismo che di romantico hanno avuto davvero poco.

Già il fatto che si avvicina al ciclismo a 14 anni, quindi molto tardi, e inizia subito a vincere, ne fa un ciclista naturale, uno che è stato chiamato da questo sport e non che questo sport voleva costringere alle sue volontà. Inizia come protagonista delle corse a cronometro, nel 2004 rischia di morire per un aneurisma al cervello e quando ne esce diventa Contador. Lo fa nella Discovery Channel prima e poi nell’Astana sempre di Bruyneel e questo è un peso che dovrà portarsi appresso per sempre.

Anche se guidato dal belga per puro e fortunato caso non diventa un clone di Lance Armostrong, ovvero un corridore che si prepara (e poi abbiamo capito come si preparava l’americano) solo per una corsa durante l’anno, ovvero quella corsa, ovvero il Tour de France. Succede perché l’Astana ha scocciato tutti, con i casi conclamati di Matthias Kessler, Aleksandr Vinokurov e Andrej Kašečkin e viene esclusa dal Tour del 2008, dopo che Contador l’aveva già vinto nel 2007.

Per questo motivo, all’ultimo minuto si presenta al Giro 2008 e lo vince, sfiorando poi il bronzo olimpico a cronometro a Pechino per 8 secondi e vincendo anche la Vuelta, facendo la doppietta con la corsa rosa come era riuscito solo a Merckx e Giovanni Battaglin. Questa sua apertura verso altre corse, altri mondi ed esperienze lo fa allontanare da Bruyneel che voleva (o aveva coperture fiduciarie, vai a capire) solo puntare alla corsa gialla, mentre Contador, romanticamente appunto, vuole lottare anche per altro.

Sarà anche questo il motivo per cui El Pistolero passa alla Saxo Bank di Bjarne Riis dove è più libero di sfidare i grandi della storia del ciclismo. E lo fa, come abbiamo visto, vincendo tante corse a tappe diverse, sempre con un atteggiamento da uomo solo al comando, cosa che lo fa ancora una volta avvicinare ai più grandi. Lasciatosi alle spalle il ciclismo chimico del duo Bruyneel-Armstrong (e pagando lo scotto con il caso Contador e clenbuterolo), dal 2013 si trova in un ciclismo nuovo ma forse anche meno romanzesco del precedente, ovvero quello delle squadre dominanti, che bloccano la corsa, ne determinano il ritmo e decidono al centimetro come e dove vincere le gare.

La Sky non gli farà mai più vincere un Tour de France, anche perché Chris Froome è un grande campione a sua volta e questo non lo si deve dimenticare. Intanto con quel suo andamento caracollante in salita vince ancora una Vuelta nel 2014 e un Giro nel 2015, sottolineando ancora una volta la sua qualità ciclistica fuori dal comune. E poi, come solo i grandissimi campioni sanno fare, appena capisce che non può essere più competitivo ad altissimi livelli, nel 2017 decide di smettere, a soli 34 anni.

Resta però da fare l’ultima Vuelta e quella corsa la fa come se volesse lasciarci la sua vera immagine, quella che in fondo ci è sfuggita nel corso della sua carriera. E la sua ultima immagine da corridore è quella in cui è da solo, in maglia Trek, a danzare sulle rampe tremende dell’Alto de l’Angliru, con i due Sky, Poel e Froome ad arrancare, dietro alla fine di 17 secondi.

Se lo guardiamo dalla fine, Contador riacquista una sua enorme dimensione e la storia del ciclismo deve citarlo molto presto, quando si parlerà dei più grandi.