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Tour de France 2026

Beppe Martinelli: “I fischi per Pogacar al Tour hanno senso. Ai francesi certe cose non piacciono”

Al giro di boa del Tour de France 2026 la riflessione arriva spontanea. L’abbiamo fatta con Beppe Martinelli, decano dei direttori sportivi del ciclismo professionistico, che ha colto con la proverbiale attenzione tra i temi dominanti, tutte quelle sfumature sfuggite ai più.
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Il Tour de France 2026 è entrato nella sua seconda settimana di corse portando con sé nuove storie e vecchie conferme. Tra quest'ultime, sicuramente, la dominanza totale da parte di Pogacar e della UAE Emirates che hanno messo in cassaforte già la maglia gialla in vista del 19 luglio, ultima tappa a Parigi. Tra le prime, invece, anche qualche polemica di troppo nei confronti dell'organizzazione del più imponente Grand Tour del circuito mondiale.

Ad analizzare in esclusiva per Fanpage il quadro della situazione ci ha pensato con la sua proverbiale lucidità e conoscenza, Beppe Martinelli sottolineando la magnificenza di un evento che non ha eguali: "Coinvolge centinaia di miglia di persone e detta le regole cui sottostanno tutti. Il ciclismo non cambia il Tour, è il Tour che cambia il ciclismo". Anche di fronte a problemi contingenti, come l'allarme caldo che sta facendo tanto discutere: "Logiche più grandi di noi impongono che si adottino solamente piccoli accorgimenti. Non vedremo mai in questa edizione qualche tappa anticipata per evitare di correre in ore più calde. Perché sono quelle più ambite da TV e sponsor".

Un'analisi che si sposta anche alle dinamiche di pura gara, che Martinelli conosce come nessun altro: "In RedBull c'è di nuovo qualcosa che non va con il dualismo e i bisticci tra Lipowitz ed Evenepoel. E i fischi a Pogacar e alla UAE hanno un senso: il pubblico del Tour ha il palato fino, non ama i cannibali. Vedrete che da ora in poi lasceranno più spazio ad altri". E Pogacar? "Punta al mito: al doppio successo all'Alpe d'Huez".

Direttore, a chi propone oggi di fronte al gran caldo la soluzione di anticipare la partenza delle tappe, cosa ti senti di rispondere?
Che già a miei tempi lo si faceva, non è per nulla una novità. Per le tappe impegnative o le tappe più lunghe si partiva anche alle 8:30 e anche alle 8:00 qualche volta. A quei tempi eravamo abituati anche diversamente su tutto, anche sul fronte televisivo.

In che senso?
Si era abituati alla diretta delle 15:30 al massimo delle 16. Adesso la televisione ha imposto l'obbligo di spostarsi verso altri orari di richiamo, rivolgendosi al grande pubblico che torna a casa dal lavoro, che alle soglie della prima serata riesce ancora a vedere l'arrivo e questo a vantaggio di sponsor e tutto il resto.

Stai dicendo che anche il grande Tour de France è assoggettato a logiche che vanno oltre la difesa del ciclismo?
E' inutile girarci intorno è così. Purtroppo e per fortuna: purtroppo perché non va bene per i corridori innanzitutto, per fortuna perché tutto ciò porta sempre più visibilità a questo sport.

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Ma non si potrebbe trovare un compromesso, una via di mezzo?
Certo, quando anche in una corsa importante come il Tour ci sono tappe di "trasferimento" si potrebbe decidere di anticiparle, magari anche alle 8:30-9 e terminandole verso le 13:00. Non toccando quelle sulla carta di gran richiamo come quando c'è l'Alpe d'Huez o il Col de Tourmalet.

Ma potrebbe accadere da qui alla fine del Tour di quest'anno?
No, assolutamente, è una macchina enorme troppo grande per poter accettare veri cambiamenti immediati. Il Tour coinvolge decine di migliaia di persone ed è decisamente complicato. Stanno solo cercando palliativi per poi continuare a fare ciò che vogliono loro. Il Tour è una macchina da guerra e lo sappiamo, ma comanda e decide: non ascolta mai chi gli sta attorno. Per capire se ciò che sta accadendo, bisognerà attendere altri palcoscenici, meno di prestigio.

Come la Vuelta?
Esattamente, si correrà ad agosto: vedremo se per quell'occasione, sulla scia del Tour, si prenderanno reali provvedimenti per cambiare a favore dei corridori, non di altri interessi.

A proposito di corridori, perché chi ha maggior visibilità e potrebbe in questo momento rappresentarli grazie alla propria visibilità e appeal, come Pogacar ad esempio, su questi argomenti tace? Sai meglio di tutti che quando a parlare è chi pedala viene sempre ascoltato…
Sono anche loro surclassati dalle dinamiche del Tour, se parli in certe occasioni… rischi che ti pizzichino le mani. Solo Trentin ha avuto la forza di dire le cose come stavano durante la corsa, bravissimo. Ma tutti gli altri, nessuno escluso, hanno paura a parlare al Tour, perché potresti sbagliare tempi e argomenti scomodi.

Tornando ai cambiamenti, qualcosa di concreto però è stato fatto: per la prima volta in 113 anni è stata neutralizzata parte di una tappa proprio per il troppo caldo…
Devo essere onesto: come primo impatto mi ha sorpreso veramente ma subito dopo si è capito cosa fosse. Una mossa scaltra, la classica caramella data un po' a tutti per tenere un po' tranquillo il gruppo, per tenere tutti al proprio posto. Non è stato pensato per il vero bene dei corridori.

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Tornando alla corsa e alle sue dinamiche, direttore, come interpreti il nuovo dualismo in Red Bull Bora? Dopo Hindley-Pellizzari, ecco Lipowitz-Evenepoel e le solite frizioni interne. Perché insistere con questa gestione?
Secondo me a livello di entourage manca qualcosa proprio dentro la Bora: sarà anche una grandissima squadra con sponsor eccezionali, ma il ciclismo è fatto anche di intelligenza tattica, di visuale e di capire le giuste strategie.

Tutti elementi che non vedi in Bora?
Certo, ripensa a quanto accaduto l'altro giorno [10a tappa sul Massiccio Centrale verso Le Lorian, prima frazione della seconda settimana, mdr] quando stavano inseguendo Vingegaard: avrebbero dovuto iniziare a collaborare tra di loro e invece? Remco va in fatica ma non viene aspettato dal compagno per poi fare quella fiammata che fa saltare tutto, di sana cattiveria in corpo. Perché Lipowitz lo poteva anche aspettare nel momento del bisogno e invece ognuno va per la propria strada, spazientendosi a vicenda.

Chi si sta spazientendo è anche il pubblico del Tour, per la prima volta si sono registrati fischi a sua Maestà Pogacar e alla UAE, cos'è successo?
Il pubblico francese è un pubblico di intenditori, sa che certe cose non si fanno.

Cioè?
Cioè che si sentono praticamente imbattibili e anche se sulla carta è vero, a volte devi capire quando puoi o devi lasciare andare gli altri invece di correre come se dovessi vincere a tuti i costi determinate tappe. Chi mastica di ciclismo, come chi che va a vedere le tappe al Tour, davanti a questi atteggiamenti fa un cerchietto rosso e poi non perde occasione per dartela contro. Perché poi arrivano i cattivi pensieri.

Quali, ad esempio?
Il dominio assoluto di un certo Lance Armstrong… e poi sappiamo come finì.

Dunque, ci dobbiamo aspettare da qui alla fine lo stesso atteggiamento o credi che qualcosa cambierà?
Vedrai che adesso lasceranno più spazio ad altri, non sono stupidi. Con Pogacar che si concentrerà probabilmente su un unico obiettivo che arà a suo modo storico: trionfare per due tappe consecutive sull'Alpe d'Huez, il resto lo lasceranno u po' di più agli altri…

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