Wladimir Belli: “Pogacar non avendo rivali all’altezza ha intrapreso una sfida, ma contro se stesso”

Wladimir Belli, ex professionista e oggi tra i cronisti più apprezzati del ciclismo italiano su Eurosport, ha analizzato con la solita passione e lucidità la prima settimana del Tour de France ai microfoni di Fanpage. Nel suo bilancio, Belli sottolinea l'ottima edizione della Grande Boucle vista finora, dove hanno trionfato solo i grandi campioni: Vingegaard con la cronosquadre, Pedersen, Van der Poel, Merlier e naturalmente Pogacar. La tappa del Tourmalet è stata forse, il vero spartiacque: Pogacar ha "ammazzato un Tour forse mai davvero incominciato", imponendo un ritmo feroce e regalando numeri impressionanti, dominando la scena e pur riuscendo ad offrire spettacolo.
Prepotenza atletica che per Belli si concretizza nell’evoluzione di materiali, nell'alimentazione e nella tecnologia che hanno permesso prestazioni un tempo impensabili, riconoscendo soprattutto il "vero motore" di Pogacar: "La genetica conta parecchio ed è ancora alla ricerca del suo massimale. Non sfidando avversari che oggi non ci sono, ma se stesso".
Per Parigi, il podio di Belli è netto: Pogacar dominatore, Vingegaard secondo e il giovanissimo Isaac del Toro terzo: "In una condizione di squadra ottimale rispetto a tutti gli altri".
Innanzitutto ti è piaciuto questo tour fino adesso?
Sì, mi è piaciuto perché alla fine hanno vinto solamente dei grandi campioni, da Vingegaard, che ha vinto con la Visma la cronosquadre e ha indossato la maglia gialla. Poi Pedersen, Van der Poel, Merlier, lo stesso Pogacar: insomma, han vinto solo i più forti, anche se c'è stata quella parentesi in maglia gialla di Traeen ma non c'era speranza.
Anche se non fosse caduto malamente e poi costretto al ritiro?
Assolutamente sì: va bene, poverino è caduto, ma quando è caduto era già fuori da tutti i giochi, era già lontano. Si pensava potesse tenere un pochino meglio, ma quel giorno sul Tourmalet Pogacar ha fatto veramente fuoco e fiamme tutto il giorno.
Quella tappa in particolare a tuo modo di vedere ha segnato già questo Tour?
Allora, faccio una premessa: sono successe due cose da quella tappa in poi. La prima, in positivo, è quella che tutti i big siano ancora oggi in corsa, nessuno è caduto, nessuno si è ritirato e questa è l'aspetto più positivo. L'altro aspetto è se non negativo sicuramente è un peccato: ed è che Pogacar abbia già ammazzato il tour. E questo da un certo punto di vista del pathos, dello spettacolo, toglie molto.

Ma Pogacar è capace di dare spettacolo comunque, non trovi?
Sì, è vero: Pogacar lo spettacolo lo dà sempre e comunque in ogni caso, però togli decisamente un po' di attesa a chi guarda la televisione e in fondo si dice "Eh, ma cosa guardo? Che tanto il Real Madrid ha vinto nel primo tempo 6-0 contro l'Atalanta…sì va bene guardare anche il secondo tempo ma l'unica speranza è poter vedere ancora altri gol". L'esito è già deciso da tempo…
Ti aspettavi questo Pogacar sul Tourmalet?
Avevo studiato bene la tappa del Tourmalet, anche perché i numeri e i dati li mastico sufficientemente bene per il mio ruolo anche di preparatore e poi perché il Tourmalet l'ho affrontato in gara un paio di volte. È una salita che condiziona molto da come la si prende sotto e la UAE l'ha presa a pieno giro.
Ma la cosa impressionante qual è stata?
Che hanno fatto tutta la tappa, dall'inizio a 1.000 all'ora e l'hanno presa subito forte. E in cima, comunque, Pogacar è riuscito a fare ancora numeri impressionanti. Qualcosa di incredibile ma non solo i suoi, perché se andiamo a vedere i passaggi anche degli altri, in tanti sono stati sotto i propri record. Tutto è passato in secondo piano perché davanti c'era il "mostro".
Davanti a queste performance, e agli ovvi confronti col passato, quanto conta il materiale e quanto i progressi fatti nell'alimentazione?
Hai toccato due temi fondamentali. Il primo, sui materiali, sono convinto che questi permettono una grande differenza… Fagli fare il Tourmalet con la bici di Coppi per andare indietro negli anni o con le nostre bici degli anni 90 e dei primi del 2000… C'è stata veramente un'evoluzione incredibile per quanto riguarda i materiali, soprattutto con l'avvento del carbonio, grazie al quale veramente tutta la forza che tu hai viene trasmessa sul mezzo meccanico. Prima non era assolutamente così anche se costruivi bici leggere: capisci che se la forza che tu trasmetti al mezzo meccanico viene dispersa, mentre oggi non è più così poi ti ritrovi davanti a delle super prestazioni.
E l'alimentazione?
Altro aspetto che ha aiutato tantissimo. Per farti capire si può fare un esempio forse banale con i miei tempi: c'erano già i gel, c'erano già le barrette, c'erano già le maltodestrine, le proteine e tutto quello che volevi. Ma era tutto differente.

La differenza qual era?
Eravamo ancora all'inizio di questo progresso nell'alimentazione e non tutti si riusciva a sopportare a livello gastro-intestinale le nuove stimolazioni. Poi, bisognava comunque alimentarsi masticando: si aveva il paninetto all'olio, il massaggiatore toglieva la mollica dentro e ci metteva la marmellata. Ma per mandar giù tutto sotto il sole a 40° e sotto sforzo in salita, dovevi masticare tante volte, togliere la mano dal manubrio, metterla in tasca, scartare il panino, metterlo in bocca, masticare. Insomma, ti passava quasi la voglia perché comunque facevi veramente fatica. Oggi non vedi più i corridori masticare: bevono scusa, si alimentano bevendo borracce. Mettono il gel dentro la borraccia, miscelano tutto e bevono, sfruttando un altro fattore che fa la differenza in corsa.
Quale?
Adesso non è più come quando correvo io: allora c'erano due-tre punti di rifornimento fissi, ora invece c'è rifornimento 10 volte nel corso una tappa. Non a caso si arrivano ad utilizzare 2-300 borracce per tappa. Una volta non è che potevi prendere e buttarti addosso l'acqua quando volevi. Tutto questo elimina i cali di rendimento, basta non fare errori. Senza dimenticare che ci sono altri accorgimenti, come Vingegaard che monitora sul computerino tutti i dati che non possono essere mandati in tempo reale all'ammiraglia, ma sai perfettamente quali numeri stai esprimendo in quel preciso momento, lasciando meno spazio a fantasia e improvvisazione. Meno male che a volte è proprio Pogacar a rompere gli schemi.
In che senso?
Pogacar ogni tanto non ascolta l'ammiraglia e le direttive di corsa: parte a 50 dal traguardo e lascia tutti lì, decide di scattare e lo fa.
Ma quanto c'è di genetico, ad esempio in Pogacar, oltre a materiali e alimentazione?
E' motore. E' genetica pura, un aspetto molto importante e naturalmente questo conta. Anche perché lui ha iniziato piuttosto tardi a vincere. Da Juniores, dove oggi i nostri ragazzi già sono spinti, Pogacar non era così da giovane. Diciamo che avendo ancora il motore, tra virgolette, fresco, avendo ancora il margine di miglioramento, anno dopo anno sta ulteriormente progredendo. Ma la cosa più impressionante è proprio questa, perché a un certo punto un corridore potrebbe anche sedersi. E' già capitato in passato, nel momento in cui un campione ha capito di essere arrivato al proprio massimo.
A chi ti riferisci?
Al grandissimo Miguel Indurain che ha vinto cinque Tour di fila. Ma nel 1996 è stato toccato e battuto e ha preso una sonora batosta. E non a caso,a fine anno ha deciso di smettere. Tanti campioni nel momento in cui iniziano a non vincere più come prima, ad un certo punto pensano: "Ho dato il massimo, non sono più performante come prima e decido di smettere mentre sono al top".
Ma è il caso di questo Pogacar?
No, perché la sensazione è che comunque non sia ancora arrivato al suo massimale anche se in questo momento non ha avversari e il suo massimale o meglio il suo avversario lo sta cercando in se stesso.
In che senso?
Nel senso che anche quello che ha fatto sul Tourmalet è stata una pura sfida contro se stesso, non contro gli avversari. Altrimenti poteva benissimo fare quello che abbiamo visto fare a Vingegaard.
Cioè?
Calare drasticamente nel finale. Ma Pogacar non l'ha fatto: lui ha intrapreso una sfida non contro gli avversari, ma con se stesso. Ed è anche per questo che probabilmente parte così da lontano, fa cose che non ti aspetti: per vedere se tiene fino in fondo, per vedere se il suo fisico reagisce, come recupera, per capire anche lui stesso dove fin dove può arrivare e probabilmente non lo sa neanche lui ad oggi.

Lance Armstrong sostiene che l'unico nemico vero di Pogacar è solo una cosa: la noia. Ha ragione?
Condivido il pensiero, sì. Lo condivido perché ti faccio un semplice esempio: quando fai chilometri 30-40.000 km, trascorri una vita comunque di rinunce, di sacrifici e di ritiri ad un certo punto può scattare anche un pensiero diverso. Perché, ricordiamolo sempre, anche Pogacar non si sta godendo la propria gioventù come i suoi coetanei: così, nel momento in cui inizi ad avere un problema fisico o delle difficoltà inizi anche ad avere una ripercussione in allenamento. E diventi meno performante, rischiando che cali anche la motivazione. E' a quel punto che ti puoi domandare se valga ancora la pena, soprattutto come Pogacar che ha fatto quello che ha fatto, di continuare. Ma è un pensiero che non gli appartiene sicuramente adesso.
Anche perché sta dominando anche questo Tour. A proposito: è già finito?
Probabilmente non era mai nemmeno iniziato. Certo, c'erano le aspettative, ma lo sappiamo tutti: se no gli capita qualcosa, non c'è partita, punto. A questo punto ciò che si spera è che onori fino in fondo il Tuor, i tifosi, la squadra, i compagni, facendo ancora delle imprese.
Agli altri, dunque, ancora una volta restano solamente le briciole…
Sconforto e rassegnazione. Ha una forza dominante, oramai non si alza più neanche sui pedali, perché quando porta tutti al limite dà un'accelerazione e addio. Ci ha provato Vingegaard. Probabilmente la prossima volta proverà ancora, ma giusto per provare, con la consapevolezza di poter arrivare solamente secondo.
Dunque, dietro a Pogacar e a questo punto, Vingegaard, Wladimir Belli chi mette sul podio di Parigi?
Isaac del Toro. Forse non con le identiche caratteristiche, ma è ancora giovane. Di certo in questo Tour è nelle migliori condizioni tra tutti. Lo si è già visto: fa il forcing per Pogacar che va a vincere, poi si mette a ruota, non spende nulla. Al contrario di Vingegaard che ha raschiato il barile nella tappa del Tourmalet, quando è arrivato affaticato. L'abbiamo visto sul arrivo, non come del Toro, che ha fatto la volata ed è arrivato terzo. Lui può sfruttare veramente questa situazione di squadra.
Più di Seixas?
E' comunque un ragazzo di 19 anni, sicuramente è un fuoriclasse perché quello che ha fatto vedere alla sua età neanche Pogacar l'aveva fatto. Resta un punto di domanda sulle tre settimane, soprattutto per la pressione che ha sulle spalle. Dopotutto per lui si era mosso lo stesso Macron in persona…