A 39 anni e 14 giorni Zlatan Ibrahimovic è diventato il giocatore più anziano a segnare nella storia del derby di Milano. E per l'occasione non si è limitato ad un solo gol, ma ne ha segnati due, decisivi ai fini della vittoria del Milan contro l'Inter. Tre punti pesantissimi, che valgono il primato a punteggio pieno per i rossoneri, sui quale c'è impresso a caratteri cubitali il marchio di Zlatan. Reduce dal Covid e a pochi giorni dal tampone negativo che gli ha consentito il rientro in gruppo, Ibra ha fatto quello che lo ha consacrato nell'arco di tutta la sua carriera: la differenza.

Nell'avvio di gara su cui il Milan ha costruito la vittoria è decisivo il contributo di Ibrahimovic, il primo a capire le difficoltà della difesa dell'Inter, il più smaliziato ad approfittare degli evidenti problemi di equilibrio del reparto arretrato nerazzurro. In occasione del rigore che sblocca l'incontro, fa tutto lui: si guadagna la massima punizione attirando Kolarov nel tranello che porta al fallo da rigore, sbaglia la conclusione dagli 11 metri ma è il più veloce di tutti sulla respinta che vale lo 0-1. E pochi minuti più tardi, usa tutta la sua esperienza nella ricerca dello spazio alle spalle del malcapitato Kolarov – ancora lui – per arrivare puntuale sul suggerimento di Rafael Leao per la rete del raddoppio. Ma oltre ai gol, c'è il suo contributo per la squadra per tutto l'incontro, fatto di lavoro sporco, di botte con i difensori avversari, di sacrificio spalle alla porta per consentire al Milan di salire e rifiatare nei momenti più difficili.

Resta in campo 90 minuti, nonostante i fitti scambi con Pioli per valutare la sostituzione nei minuti finali dell'incontro, a testimonianza di una condizione fisica eccezionale in considerazione dell'età. Per Ibra sono quattro gol in due partite in questo campionato, 14 in 20 partite dal momento del suo rientro in Italia. Numeri spaziali che rendono l'idea della classe eterna di un campione senza tempo e della sua fame, come postato dallo stesso Ibra al termine della partita. Così forte e competitivo, da portare il Milan a sognare che questa sua nuova primavera possa durare fino a maggio.