video suggerito
video suggerito

Walter Zenga: “Gattuso sa cosa fare con quel poco che ha. Avere dubbi su Donnarumma è da imbecilli”

L’ex portiere dell’Inter e dell’Italia dice la sua su alcuni dei temi più caldi nell’intervista a Fanpage.it: la Nazionale, i giovani italiani che non trovano spazio (“Bartesaghi, Palestra, Bernasconi o Vergara dimostrano che la qualità c’è”) e un sistema che in certi casi ha falle clamorose. “È facile fare il presidente quando vuoi gestire una società con i soldi del Monopoli”.
A cura di Maurizio De Santis
0 CONDIVISIONI
Immagine

Il rischio di saltare il terzo Mondiale consecutivo, i giovani italiani che non trovano spazio e un sistema che spesso non funziona. Walter Zenga, nel giorno di Italia-Irlanda del Nord per i playoff Mondiali, dice la sua su alcuni dei temi più caldi nell'intervista a Fanpage.it: dalla Nazionale alle critiche ("immotivate") a Gianluigi Donnarumma, fino alle sue esperienze da allenatore tra il Crotone, il Cagliari durante il Covid e l'ultima stagione da dirigente al Siracusa. Proprio questa esperienza lo porta a una considerazione amara su alcune piaghe del sistema calcio italiano: "È facile fare il presidente quando vuoi gestire una società con i soldi del Monopoli".

È doloroso dirlo: rischiamo di saltare il terzo Mondiale di fila. La Nazionale è in crisi di risultati, d'identità o siamo semplicemente diventati ‘piccoli' e dobbiamo abituarci a questa idea?
"La cosa strana è proprio questa: nel 2010 e nel 2014 siamo usciti ai gironi del Mondiale, eppure nello stesso periodo abbiamo fatto due finali agli Europei e ne abbiamo vinto uno nel 2021. Per me arrivare in finale all'Europeo è più difficile che qualificarsi a un Mondiale. Se poi si analizzano anche le partite delle qualificazioni mondiali e le partite del campionato d'Europa si capisce decisamente la differenza. Evidentemente qualcosa non quadra".

O forse siamo stati troppo fortunati nel 2021? Per la serie: è stato un risultato estemporanei perché si sono allineati tutti i pianeti…
"La fortuna non esiste. In inglese la parola ‘luck' può essere letta anche come acronimo di labour under correct knowledge. Ovvero che la fortuna arriva quando lavori bene. Se vinci un Campionato Europeo non è certo per caso ma perché hai fatto le cose bene".

Tra poche ore la Nazionale affronterà i playoff con l'Irlanda, che messaggio manderebbe al ct, Gattuso?
"Rino è un tipo tosto ed è una persona con grandi valori e quindi sono convinto che ha la situazione in mano e sa cosa deve fare con quel poco che c'è in base a quello che offre il campionato italiano".

Walter Zenga con la maglia della Nazionale italiana.
Walter Zenga con la maglia della Nazionale italiana.

Quanto pesa la Serie A sulle difficoltà della Nazionale?
"Tantissimo. Se guardiamo al nostro campionato allora vediamo che i giocatori italiani saranno più o meno il 30%. Se un commissario tecnico ha solo il 30% di italiani nel campionato, è chiaro che il bacino da cui pescare si riduce".

Eppure i risultati delle selezioni giovanili sono incoraggianti.
"Esatto. Le Under arrivano in finale e fanno risultati importanti. Questo significa che il talento c'è. La questione secondo me è un'altra".

Quale?
"Se le Under hanno delle nazionali che valgono, che sono competitive e arrivano fino in fondo bisogna capire perché c'è un blocco che non permette a questi ragazzi di andare avanti. Inter, Milan e Juventus, le società che storicamente hanno vinto di più in Italia, hanno sempre avuto uno zoccolo duro di giocatori che poi diventava la base della Nazionale. Oggi si preferisce portare dieci stranieri invece di far sì che dieci italiani dell'Under 20 vadano in prima squadra a giocare".

Dov'è l'intoppo?
"Faccio un esempio. L'Atalanta è sempre stata una fucina di giovani del settore giovanile a livello altissimo, ha perso un giovane andato al Borussia Dortmund (Samuele Inacio, 18enne ndr, sul quale è nata a che una disputa legale tra club) e capisco le ragioni per le quali s'infastidisce. Bisogna anche guardare a queste situazioni".

Però, alcuni esempi non mancano. Anche se, ed è il caso di Vergara nel Napoli dei tanti infortuni, spesso devono attendere che accada altro per avere spazio.
"Il fatto che qualcuno abbia avuto un'opportunità perché si sono infortunati appunto si chiama un'opportunità ed è un bene. Poi si ha dimostrato di essere bravo, meglio ancora. Le occasioni ci sono ci sono e quando sei bravo e le sfrutti questo diventa un grande vantaggio sia per te stesso che per la squadra".

Chi le piace tra i giovani?
"Ragazzi come Davide Bartesaghi, Marco Palestra o Lorenzo Bernasconi dimostrano che la qualità c'è. Ma bisogna saperla mettere a frutto. Pio Esposito è un altro esempio di giovane con grandissime qualità che gioca nell'Inter perché c'è Chivu che è un allenatore che lo conosce e che se l'è portato dalla primavera".

Finita la carriera di calciatore, Zenga è rimasto nel mondo del calcio anche da allenatore.
Finita la carriera di calciatore, Zenga è rimasto nel mondo del calcio anche da allenatore.

L'Italia ha tra i pali un ‘giovane vecchio' per l'esperienza maturata sul campo: Donnarumma. Ha già raggiunto il top o gli manca ancora qualcosa?
"Stiamo parlando di un portiere che ha esordito a 16 anni nel Milan, ha vinto l’Europeo ed è stato decisivo in finale. Ha un curriculum incredibile. È andato a Paris Saint Germain, ha vinto la Champions League e adesso gioca nel Manchester City. Non capisco come si possa ancora avere dubbi su di lui. Se poi dobbiamo dare retta agli imbecilli sui social, allora siamo finiti".

Da allenatore, il calcio italiano ti ha dato abbastanza? C'era una panchina che volevi e che non è mai arrivata?
"Ho fatto il mio percorso, ma soprattutto ho fatto il mio percorso all'estero. Magari, se mi fossi fatto seguire da un grande procuratore, invece di fare di testa mia, probabilmente avrei fatto una carriera differente perché non avrei firmato dei contratti a scadenza. Oppure perché non mi sarei fatto prendere dall'ansia di cambiare quando stavo facendo un lavoro perfetto come a Catania".

Qual è stata l’ingiustizia più grande che ha vissuto da allenatore?
"La retrocessione con il Crotone. Giocavamo un calcio offensivo e avevamo una media da salvezza. Con il Cagliari ci fu annullato un gol valido col VAR con Tagliavento che poi ammise di aver sbagliato. A Verona, col Chievo, andiamo in vantaggio, ci annullano un gol per fuorigioco che non si sa ancora oggi chi fosse in fuorigioco. Ci sono stati episodi arbitrali che hanno pesato. Ecco perché lo dico ancora oggi: quella retrocessione fu assolutamente immeritata".

A proposito del VAR: ha reso il calcio più giusto o ha solo ibernato l'emozione e reso tutto più complicato?
"Il VAR serve. La cosa che mi viene da osservare è che quando guardi le partite d'Europa o di Champions League il VAR viene usato in maniera un po' più scientifica. Da noi c'è un po' troppo… non mi piace come viene usato e poi non c'è coerenza.

Catania, Palermo, Sampdoria, Cagliari, Venezia e Crotone alcune delle squadre allenate dall’ex numero uno.
Catania, Palermo, Sampdoria, Cagliari, Venezia e Crotone alcune delle squadre allenate dall’ex numero uno.

La sua esperienza al Cagliari, invece, è stata segnata dal Covid.
"Sono arrivato esattamente quando è stato chiuso tutto per il Covid, ho passato due mesi chiuso ad Asseminello (il centro sportivo ndr) senza vedere la squadra e poi abbiamo giocato 13 partite in 40 giorni con tutte le problematiche per i protocolli medico sanitari. Hanno esordito un sacco di giocatori giovani come Mattiello, Ragatzu, Faragò, Carboni e lì mi aspettavo almeno un bonus di ripresa. Se andava, andava… con tutto quello che c'era stato. Ma guardare indietro non serve".

Perché è finita di colpo la sua esperienza di direttore tecnico a Siracusa?
"L'anno scorso abbiamo vinto un campionato di Serie D con mille problematiche. Ho avuto l'opportunità da direttore tecnico di collaborare con uno spogliatoio di uomini veri, con un allenatore bravissimo, che ancora è lì adesso. Purtroppo, non mi è stata data l'opportunità di andare avanti perché se non vengono pagati gli stipendi e non vengono pagate le relative spettanze non puoi continuare a fare calcio. Purtroppo va di mezzo il nome del Siracusa e questo mi dispiace molto perché sono stato ben voluto. Tant'è vero che stavo cercando una casa per trasferirmi e seguire la squadra in Serie C da più vicino. Questo non è stato possibile. È facile fare calcio facendo i presidenti con i soldi del Monopoli".

Cosa è Walter Zenga oggi?
"Sono un uomo soddisfatto di quello che ha fatto e di quello che sta facendo. Il passato non conta più: oggi sono una persona con i suoi difetti e i suoi pregi, ma che sa quello che vuole".

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views