Proprio quando le indiscrezioni sull'arrivo in panchina di Rangnick nella prossima stagione hanno acquisito concretezza, Stefano Pioli si è letteralmente preso il Milan. Paradossi del calcio moderno, con la squadra rossonera che nel post-lockdown viaggia ad una media-punti da scudetto, seconda solo alla super Atalanta di Gasperini. Merito dell'allenatore emiliano che ha trovato la quadratura del cerchio, riuscendo anche a valorizzare numerose pedine, in primis come Kessié e Calhanoglu, sfruttando alla perfezione il carisma e l'esperienza di Ibrahimovic.

La metamorfosi del Milan di Pioli dopo il lockdown

Il Milan di Stefano Pioli ha cambiato marcia dopo la pausa forzata per il lockdown. L'allenatore emiliano subentrato a stagione iniziata a Marco Giampaolo prima della pausa aveva collezionato in 19 partite 7 vittorie, 6 sconfitte e altrettanti pareggi, con la squadra rossonera che si era dimostrata fragile e altalenante. L'ultima partita prima dello stop, ovvero il ko interno contro il Genoa ha rappresentato il punto forse più basso della stagione di un Milan già proiettato nel futuro, con il nuovo progetto targato Rangnick e un'annata da provare a chiudere nel migliore dei modi, quasi limitando i danni.

E invece al ritorno in campo, quel Milan confusionario e con poche certezze è diventato solo un brutto ricordo. La formazione rossonera, che ha dato segnali incoraggianti già in occasione della semifinale di ritorno di Coppa Italia contro la Juventus (pareggiando 0-0 a Torino, in 10 uomini), ha sfoderato una media-punti eccezionale. Sette partite con 5 vittorie e 2 pareggi, 20 gol all'attivo e 8 subiti. Considerando la classifica post-lockdown il Milan sarebbe secondo alle spalle dell'Atalanta, con una media dunque da scudetto. Sorprendente soprattutto il fatto che i rossoneri siano usciti a testa altissima dal trittico di partite ostiche contro Lazio, Juventus e Napoli: 3-0 ai capitolini, rimonta trionfale contro i bianconeri e 2-2 in casa della squadra del grande ex Gattuso. Una situazione che conferma anche la consapevolezza dei propri mezzi acquisita da una squadra in cui Pioli è riuscito a trovare il proverbiale "amalgama".

Sicuramente l'innesto di Ibrahimovic nello spogliatoio ha dato una marcia in più a tutto il gruppo, ma il tecnico (che nel post-partita contro il Parma ha dichiarato a Sky: "Il nostro è stato un percorso inevitabile, non si può pretendere che un allenatore nuovo e una squadra nuova possano avere subito continuità di rendimento") è stato capace di dimostrare di poter allenare la blasonata compagine rossonera, spazzando via gli scetticismi. E ora la speranza è quella di chiudere in bellezza, conquistando l'Europa. Un risultato che rappresenterebbe un motivo d'orgoglio per Pioli, e un'eredità importante per Rangnick che sarà chiamato a migliorare il risultato del suo predecessore.