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Spalletti e l’accoglienza per Napoli-Juve: “Quale sarà il loro comportamento non lo so…”

Nel prossimo turno il tecnico torna al Maradona per la prima volta da avversario. In azzurro ha vinto lo scudetto che s’è fatto tatuare sul braccio. “Per me sarà facile…”.
A cura di Maurizio De Santis
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Il prossimo avversario della Juventus è il Napoli, che i bianconeri affronteranno al Maradona. Per Luciano Spalletti non è una partita come le altre. Non può esserlo. Per la prima volta da quando ha lasciato la panchina dei partenopei, con i quali ha vinto lo scudetto, torna in quello stadio che lo ha osannato. "Quale sarà il loro comportamento non lo so…", dice in diretta tv a DAZN a margine dell'intervista post vittoria sul Cagliari. Ma lo fa col sorriso sulle labbra e la consapevolezza di aver lasciato un ottimo ricordo di sé nel biennio che lo ha visto alla guida dei campani.

Spalletti e il ritorno al "Maradona" da avversario

Spalletti troverà una squadra molto diversa da quella in cui le stelle erano Victor Osimhen e Kvicha Kvaratskhelia ma sa bene quale sarà l'atmosfera che si respira all'interno di quell'impianto che è da sempre un fortino per gli azzurri. Come sarà accolto? Lo fischieranno oppure lo applaudiranno? Quasi sicuramente, sarà salutato con affetto almeno fino al fischio del direttore di gara. Poi l'amico, che pure s'è tatuato il 3° tricolore sul braccio, diventa nemico (solo sportivo). Ci sta, fa parte del gioco. E il gioco mette in palio punti pesanti, per restare tra le prime quattro (fondamentale, per mettere le mani sul ‘tesoretto' della Champions) e in corsa per lo scudetto. "Me lo immagino – dice ancora in tv – rispetto alla felicità che avrò entrando in quello stadio".

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L'addio al Napoli non fu indolore. Il rapporto con De Laurentiis era ai minimi termini quando decise che la sua esperienza sarebbe finita lì. Assieme a lui andò via anche il direttore sportivo, Giuntoli, che lo avrebbe portato volentieri alla Juve. Poi arrivarono l'offerta della Nazionale e una questione di clausole e cavilli legali che – secondo la versione del club – avrebbero potuto tenerlo fermo per un anno. L'Italia chiamò e la reticenza del presidente si tramutò in indulgenza (non senza accordo tra le parti…). "Per me sarà facile, non so come si comporteranno loro…" è la chiosa dell'allenatore in chiusura di collegamento.

Il tecnico e quella frase "dopo Napoli mai più in Italia"

Perché dice così? Quel "dopo Napoli mai più in Italia" è l'argomentazione che in molti gli hanno citato quando ha accettato l'incarico della Juventus, una scelta ovvia considerata l'offerta e la situazione personale (l'esonero da ct della Nazionale gli bruciava ancora e aveva bisogno di una sfida importante). Una scelta che lui stesso chiarì nella conferenza stampa di presentazione ufficiale quando disse: "Non è che devo smettere di allenare perché sono stato lì… ma si capisce quali sono le intenzioni della domanda".

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