Sergio Brio: “Alla Juve Boniperti e Agnelli mi hanno insegnato a vivere, vi racconto come sono finito a Boris”

Ci sono uomini che hanno indossato una maglia. E poi ci sono uomini che sono diventati quella maglia. Sergio Brio appartiene alla seconda categoria.
Difensore ruvido solo in apparenza, pilastro della grande Juventus degli anni Settanta e Ottanta, oggi Fan Ambassador della Vecchia Signora, Brio racconta a Fanpage.it mezzo secolo di storia intrecciata alla squadra bianconera: dagli insegnamenti di Boniperti ai duelli con Pruzzo, dalla Coppa Intercontinentale alle esperienze tra tv e radio fino al cameo nella nota serie tv ‘Boris'.
Cosa fa Sergio Brio nel 2026?
"Benissimo. Da un anno e mezzo sono Fan Ambassador della Juventus. È la quarta volta che torno alla Juve: sono arrivato a Torino nel 1974, siamo nel 2026… cinquant’anni di storia. Per me è un onore, anche perché tornare con presidenti diversi significa che qualcosa di buono l’ho fatto. Ringrazio il dottor Calvo che mi ha scelto".
Cosa significa per lei essere Fan Ambassador?
"La Juventus è la mia famiglia, a volte anche più della famiglia. Sono arrivato a 17 anni, ho avuto Boniperti e l’Avvocato Agnelli: mi hanno insegnato a vivere. Oggi il mio compito è parlare con i tifosi, far capire cosa vuol dire Juventus, far capire che non si può vincere sempre. I tifosi sono il primo incasso della Juve, vanno rispettati. Ma bisogna spiegare loro che la vittoria arriva attraverso step, lavoro, periodi difficili. La Juve ascolta i tifosi, li ospita, li incontra: è una cosa bellissima che fanno in pochi".
I tifosi bianconeri forse sono stati abituati troppo bene negli ultimi 15 anni…
"È normale. Ma nel mondo non esiste una squadra che vince sempre. La Juve però si è sempre rialzata. Nove scudetti consecutivi: se me l’avessero detto vent’anni prima non ci avrei creduto. La Juve è la prima squadra in Italia e una delle più grandi al mondo".

Brio ricorda il giorno in cui Boniperti la notò allo stage delle nazionali juniores? Come lo venne a sapere?
"Eccome. Ero a Lecce, poi in Nazionale Juniores. Mi volevano Milan, Cesena, Fiorentina e Juventus. Pandolfini chiamò Boniperti e gli disse: ‘È un fisico che piace a te'. Arrivai a Torino, in Galleria San Federico. Boniperti mi guardò e disse: ‘Guarda che fisico. Se fossi in te spaccherei una bottiglia al bar e direi: vi ammazzo tutti'. Avevo 17 anni, rimasi senza parole. Mi mise subito in prima squadra con Capello, Anastasi, Bettega… Il giorno prima giocavo con le figurine".
Poi Pistoia. Che ricordo ha?
"Fondamentale. Ho avuto Melani, Claudio Nassi… persone straordinarie. Due anni di C, poi la promozione in B. L’amore per una piazza è determinante per fare carriera. Non c’è futuro senza passato".
L’esordio in Serie A contro il Napoli nel ’79: che emozione provò entrando in quello spogliatoio?
"Non lo dimenticherò mai. Ero in camera con Causio. Prima della partita mi prese da parte: ‘Ti ho visto in allenamento, oggi farai una grande partita. Giocherò solo per te'. Mi disse che avrebbe fatto arrivare palloni per me. Quelle parole me le porterò per sempre".

Con Pruzzo durante gli anni '80 ci furono ‘scontri epici': è il duello che ancora oggi la fa sorridere o arrabbiare?
"Roberto è mio amico, ma in campo non era facile. Appena entrava mi insultava e a volte mi chiamava ‘terrone'. E io reagivo. Non l’ho mai detto ai giornalisti prima. Era un grande giocatore e un amico, ma in campo ognuno lottava per la sua maglia e la sua squadra. All'epoca noi marcavamo attaccanti fortissimi in ogni squadra: Ramon Diaz ad Avellino, Casagrande ad Ascoli…ogni domenica era una battaglia, anche con le squadre di provincia. Non era come oggi".
Brio si definì ‘muratore in una squadra di architetti': nello spogliatoio chi erano gli architetti e chi il capomastro?
"L’ho detto così… Boniperti scrisse che eravamo la coppia centrale più forte del mondo: quello che avevo io non lo aveva Scirea e viceversa. Ognuno aveva il suo ruolo. Noi avevamo il meglio d’Italia in ogni reparto".
Un episodio che racconta la mentalità Juve?
"Prima delle partite Boniperti diceva due cose: ‘Chi non mette il piede non gioca più' e ‘Quando recuperate palla datela al più vicino'. Aveva spiegato il calcio in due frasi".

Tra tutte le coppe vinte, ce n’è una che sente più sua delle altre?
"La Coppa Intercontinentale del 1985. Prima squadra a vincere tutte le competizioni UEFA. Sapevo che avrei tirato un rigore. Stavo andando verso il dischetto e Trapattoni mi fermò: ‘Tu sei il miglior rigorista che ho, vai e tiralo come sai'. Mi cambiò la vita. Segnai. Un allenatore deve capire quando un suo giocatore ha bisogno".
Dopo l’infortunio al ginocchio dell’80 rimase otto mesi fuori: ha mai avuto paura di non tornare più lo stesso?
"Qui ti racconto un altro episodio che dimostra la grandezza di Boniperti. Mi ruppi tutti i legamenti. Il professore disse che non avrei più giocato. Boniperti mi chiamò: ‘Vai piano, giocherai qui dieci anni. Crediamo in te'. Mi fece un contratto al doppio. E mantenne la parola".
Non ha mai giocato in Nazionale maggiore: ha mai avuto un confronto diretto con i CT di quel periodo?
"Non ne ho fatto un cruccio. Alla Juve eravamo in sette-otto. Rispetto le scelte".
Dopo aver chiuso l'esperienza da allenatore, ha iniziato la carriera televisiva come opinionista e commentatore: cosa si prova ad essere dall’altra parte della barricata?
"Dopo aver fatto il vice di Trapattoni e un’esperienza in Belgio, ero stanco dello stress. Sono stato vent’anni alla Rai, soprattutto a Rai International. Poi Riccardo Cucchi mi volle a Radio Rai. La radio è meravigliosa: senti il contatto con l’ascoltatore, è amore puro".
È stato protagonista di un cameo nella famosissima serie tv Boris: come le venne proposto e in che modo si approcciò a quella situazione?
"Mi chiamarono i registi su suggerimento di Pietro Sermonti, ma ero titubante. Non era il mio ambiente. Poi lessi il contratto e dissi: ‘Quando cominciamo?'. È stata un’esperienza divertentissima, oltre a Pietro c'erano tantissimi bravi attori. Nella pausa hanno tirato fuori un pallone e ci siamo messi a giocare. Ripeto, un'esperienza davvero bellissima e divertente in un mondo che non conoscevo per niente".