Roberto Mancini nelle carte del processo al Manchester City per colpa di un contratto fittizio
Roberto Mancini è tornato protagonista nella storia del Manchester City proprio nel momento in cui la Premier League ha chiuso il primo capitolo del suo procedimento disciplinare. Nelle 40 pagine della decisione della commissione indipendente emerge il caso di un allenatore che sedeva in panchina tra il 2009 e il 2013 e la cui remunerazione è al centro di una delle violazioni contestate al club nel periodo che va dal 2009 al 2018 violando le regole P.7 e P.8, ossia quelle relative al contratto di lavoro del manager. Il nome dell'attuale commissario tecnico dell'Italia non viene mai fatto nel documento, ma l'identikit coincide con il suo percorso a Manchester. È uno dei passaggi più delicati del verdetto perché mostra, secondo la commissione, uno dei meccanismi utilizzati dal City per far far risultare nei propri conti costi inferiori a quelli effettivamente sostenuti.
Perché spunta fuori anche il nome di Mancini
La storia sul campo la conosciamo tutti: Mancini fu chiamato alla fine del 2009 dal City per sostituire Mark Hughes e due anni dopo scrisse la storia vincendo la sua prima Premier League all'ultimo secondo dell'ultima giornata, con l'incredibile rimonta contro il QPR con il gol di Aguero. All'inizio della sua gestione arrivarono giocatori come David Silva e Yaya Touré che hanno poi costruito l'ossatura della squadra capace di vincere ogni cosa. L'anno del suo arrivo in Inghilterra coincide con l'inizio del periodo preso in considerazione dall'indagine che in sostanza certifica che il Manchester City ha usato fondi privati della proprietà di Abu Dhabi facendoli passare come contratti di sponsorizzazione.
In questo quadro si inserisce anche l'accordo con Mancini che diventa l'esempio lampante di ciò che accadeva in quegli anni per aggirare le regole finanziarie. Secondo la commissione indipendente che ha emesso la decisione 10 milioni di euro (al cambio attuale) erano frutto di un contratto fittizio con una terza società di proprietà dello sceicco Mansour (Al Jazira Sports and Cultural Club) per il quale avrebbe fatto da consulente, specificato nel passaggio relativo alla Charge 1(B). L'accusa ha stabilito che il secondo accordo era fittizio e serviva a far risultare nei conti del City una spesa inferiore a quella effettivamente sostenuta.
Le motivazioni dell'accordo fittizio
Ma perché il City avrebbe dovuto far credere di aver corrisposto una somma inferiore al suo allenatore? La risposta è in realtà il cuore di questa inchiesta: escludendo parte delle spese di Mancini dai costi la società poteva non far comparire le spese e migliorare il suo bilancio, aggirando così le regole finanziarie della Premier League. Ci sono vari esempi fatti dalla commissione indipendente che portano a galla il meccanismo e tra questi c'è proprio Mancini che risulta sia come allenatore che come consulente di un'altra società per alleggerire le spese.
Cosa rischia Mancini
Il nome dell'allenatore non viene mai fatto nel documento pubblicato dalla Premier League, anche perché alcune parti sono oscurate e non possono essere mostrate. Ma si parla di un manager seduto in panchina dal 2009 al 2013, esattamente il periodo in cui ha allenato Mancini. Il procedimento, è bene ricordato, è incentrato tutto sul Manchester City e non ci sono conclusioni sulla responsabilità del tecnico. Le accuse formulate sono solamente contro il club e la situazione di Mancini è venuta fuori come uno degli esempi del meccanismo illegale andato avanti per quasi dieci anni.
L'allenatore non era parte del procedimento e, almeno fino a ora, non rischia nessun tipo di sanzione dalla Premier League sul piano disciplinare. Le responsabilità accertate sono solo a carico del club, anche se resta poi un possibile fronte fiscale, separato da questo procedimento, relativo al trattamento di quei pagamenti e alle tasse che non sarebbero state versate correttamente al fisco. Ma è un'altra storia che forse verrà affrontata in futuro, dopo la fine del processo. Dopotutto ci sarà una motivazione se è stato soprannominato "Il processo del secolo".