Dimostrare che cause di forza maggiore – l'intervento delle Asl – ha impedito il viaggio del Napoli a Torino. Difendersi dall'accusa, gravissima, di malafede che la giustizia sportiva ha scagliato contro il club, accusato di aver costruito un castello di scuse per non giocare la partita con la Juventus. È oggi, martedì 22 dicembre, il giorno del giudizio per il club partenopeo che discuterà dinanzi al Collegio di Garanzia dello Sport del Coni il ricorso per cancellare la sconfitta a tavolino (3-0) e la pena accessoria del punto di penalizzazione, avere la possibilità di giocare quel match che il 4 ottobre scorso è stato archiviato "in contumacia".

I due gradi di giudizio al cospetto degli organi della Federcalcio (Giudice Sportivo, Corte d'Appello federale) hanno inflitto un colpo durissimo alla società di Aurelio De Laurentiis, in particolare le motivazioni della sentenza firmate dal giudice Sandulli sono quelle che hanno fatto più male: in buona sostanza la dirigenza è stata tacciata di essere un'imbrogliona, di aver lavorato sotto banco per trovare una giustificazione alla mancata partenza e disputa dell'incontro all'Allianz Stadium. Il Napoli, che aveva registrato i casi di positività di Zielinski ed Elmas, era reduce dall'incontro il Genoa nel week-end antecedente. Il ‘focolaio Grifone', per il numero di contagi esplosi e l'incubazione del virus in atto già al momento della gara del San Paolo, avevano fatto scattare l'allarme in casa azzurra.

La Figc non si è costituita dinanzi al Collegio di Garanzia dello Sport ma cogliere questa scelta come un segnale positivo o favore dei partenopei è sbagliato (spesso accade quando vi sono contenziosi tra società e in ogni caso la posizione è stata molto chiara).

Qual è la linea difensiva del Napoli? A occuparsene, oltre all'avvocato di fiducia del club, Grassani, c'è anche l'amministrativista Enrico Lubrano, che hanno raccolto in 32 pagine le motivazioni del ricorso.

  • Causa di forza maggiore che ha impedito la trasferta è precedente al giorno della partita. In buona sostanza il Napoli afferma che il secondo documento dell'Asl (4 ottobre) aveva valore confermativo rispetto a indicazioni già enunciate.
  • Il Napoli dimostrerà che era pronto a partire e, se ci fosse stato il via libera, avrebbe avuto il tempo per organizzare la trasferta ‘in bolla' della squadra (effettuando i test prima della partenza) e arrivare a Torino in tempo utile per disputare la gara.
  • La condanna in primo e secondo grado del Napoli sarebbe illegittima perché poggia sulla presunzione di malafede da parte della società. Quali sarebbero stati movente e interesse nel non scendere in campo sapendo a quali provvedimenti sarebbero andata incontro? Ecco perché gli avvocati insisteranno sulla violazione dei principi cardine del giusto processo: presunzione di buona fede e il principio "in dubio, pro reo".
  • Anche ignorando il provvedimento della Asl, il Napoli non avrebbe avuto scelta quando dopo le 14 è pervenuto il secondo provvedimento dell'ente. In pratica, non avrebbe giocato ugualmente e, raggiunta Torino, sarebbe rimasto in isolamento in albergo.

Quando arriverà la sentenza? Il collegio, convocato a sezioni unite dal presidente, Frattini, emetterà il verdetto in giornata. A distanza di 24 ore il Napoli andrà in campo per l'ultimo turno di campionato prima della sosta contro il Torino e potrà ritrovarsi con la classifica modificata (per la restituzione del punto di penalità) e un match da rigiocare. Dovesse andar male anche questo step De Laurentiis è pronto a ricorrere anche ai tribunali amministrativi (Tar e Consiglio di Stato) per far valere le proprie ragioni.