Reginaldo: “La mano di Conte sgocciolava sangue e la vena gli usciva. Lui ancora urlava”

Reginaldo Ferreira da Silva, attaccante brasiliano arrivato in Italia a 17 anni grazie a un'intuizione del Treviso, è ormai italiano d'adozione. A 42 anni il paulista gioca ancora, a livello dilettantistico, nel Magma Napoli (seconda categoria). Dire Napoli di questi tempi significa dire anche Antonio Conte, condottiero della squadra scudettata dello scorso anno, attualmente impegnato nella rincorsa all'Inter con la consueta, atavica, insopprimibile voglia di vincere.
Qualcosa che Reginaldo conosce bene, avendo giocato con Conte in panchina a Siena nella stagione 2010/11, un'annata indimenticabile, visto che la squadra toscana, appena retrocessa in Serie A, riuscì a risalire subito nella massima serie con tre giornate di anticipo, arrivando seconda in campionato. Da quel momento Conte spiccò il volo, approdando alla Juventus, dove avrebbe iniziato la sua carriera di vincitore seriale da allenatore.

Reginaldo racconta cosa accadde nell'intervallo di una partita del Siena: Antonio Conte si ferì a sangue
Il leccese già allora aveva quel fuoco dentro che tutte le sue squadre trasferiscono sul campo dopo che lui glielo ha instillato con comportamenti come quello – fuori dalla grazia di Dio – raccontato da Reginaldo al podcast ‘Pro Football': "Siamo andati a giocare col Sassuolo che era la squadra più forte del campionato, perdevamo 3-0 alla fine del primo tempo. Lui è entrato nello spogliatoio veramente con la vena che gli usciva qua dal collo. C'era il massaggiatore che preparava il lettino con tutte le cose, le forbici, le cose se qualcuno aveva bisogno per tagliare. Mamma mia, a un certo punto lui tira uno schiaffo sopra ‘sto lettino, c'era una cosa per tagliare, gli ha tagliato la mano, gli sgocciolava di sangue e lui con la vena alta non smetteva di urlare".
"Però ci ha dato quella carica che noi siamo tornati in campo e abbiamo pareggiato la partita 3-3. Alla fine abbiamo preso un gol, abbiamo perso 4-3, ma al 92′. Però da 3-0 siamo andati 3-3, feci pure un gol di sinistro io e alla fine abbiamo perso 4-3. Alla fine lui è venuto e ha detto: ‘Complimenti, ragazzi, il secondo tempo che avete fatto è veramente da squadra vera'. Però in quel momento lì nell'intervallo non vedeva nessuno, cioè la mano sgocciolava sangue, lui continuava a urlare, a dare istruzioni per come dovevamo fare quando rientravamo in campo. Quindi è veramente una persona spettacolare", ha concluso Reginaldo.

Per la cronaca, quel Sassuolo-Siena (giocato l'1 novembre 2010) è realmente finito 4-3 per i padroni di casa, con gol della vittoria segnato in pieno recupero da Masucci, ma la sequenza delle reti non è quella ricordata da Reginaldo, che forse ha fatto confusione con qualche altro match in cui il Siena era pesantemente sotto alla fine del primo tempo. Resta il ricordo vivido di un Antonio Conte trasfigurato, quello è indifferente al tempo e allo spazio…