Quincy Promes ha confessato: “Ha accoltellato suo cugino durante una festa di famiglia”

Quincy Promes ha ammesso di aver ferito con un coltello il proprio cugino, come riferito dai suoi nuovi legali durante una fase preliminare del processo d'appello. In primo grado, il giocatore era stato condannato a 18 mesi di carcere e adesso il pool di avvocati a cui ha affidato la difesa (Gert-Jan e Carry Knoops) sembra aver cambiato strategia rispetto al passato. L'ex calciatore olandese, oggi 34enne, s'è presentato spontaneamente al Tribunale di Amsterdam e ha spiegato che appellarsi alla facoltà di non rispondere, scegliere il silenzio nonostante le gravi accuse, s'è rivelata un'opzione sbagliata. Perché lo ha fatto e perché proprio adesso ha mutato posizione? I media dei Paesi Bassi hanno raccolto la sua versione: "Avevo perso ogni fiducia nel sistema giudiziario e ora sto ricevendo supporto psicologico".
In sintesi, si era sentito già condannato e dipinto come un criminale: condizione che lo aveva spinto a trincerarsi dietro un atteggiamento reticente. Aveva pensato che chiudersi nel silenzio sarebbe stata la cosa migliore.
L'accoltellamento avvenuto nel 2020, durante una festa
L'episodio per il quale Promes è finito sotto processo risale a luglio 2020 ed è avvenuto durante una festa familiare tenutasi ad Abcoude (nella zona dei Laghi di Vinkeveen, nella provincia di Utrecht). Secondo la ricostruzione dei fatti, l'alterco sarebbe nato a causa di alcuni gioielli di famiglia che sarebbero stati trafugati dal cugino. In seguito alle contestazioni mosse dall'ex calciatore sarebbe nata la discussione poi sfociata in una lite violenta. Durante la colluttazione, sempre secondo i legali, il calciatore avrebbe colpito il cugino con un coltellino tascabile. Un'azione commessa – è la tesi portata avanti dagli avvocati – in uno stato mentale alterato e in una situazione di legittima difesa.

Le remore e la paura di Promes per essere stato subito etichettato "criminale"
Le parole di uno dei legali, Carry Knoops, hanno ribadito perché oggi il calciatore ha deciso di aprirsi rispetto al silenzio iniziale: la forte paura e la rabbia derivanti dall'essere stato etichettato come criminale avrebbero impedito in precedenza a Promes di rendere la sua testimonianza. Altri due fattori avrebbero influito negativamente a livello psicologico. Aver appreso di presunti maltrattamenti subiti da altri detenuti, circostanza che lo avrebbe profondamente colpito a livello umano. Durante la detenzione a Dubai, il giocatore sarebbe stato interrogato a lungo anche su vicende a lui estranee, come quelle legate al latitante Jos Leijdekkers.
Attraverso i suoi avvocati, il calciatore ha dichiarato di essere rientrato volontariamente in Olanda senza però ricevere l'accoglienza che si aspettava dalle autorità. Questo avrebbe contribuito a incrinare ulteriormente la sua fiducia nella giustizia e a chiudersi nel silenzio per evitare speculazioni mediatiche. E adesso – è la posizione rimarcata dall'avvocato – che ha optato per la piena collaborazione ci ha tenuto a farlo a porte chiuse per non vedersi coi riflettori di nuovo puntati addosso.
L'ex calciatore nei guai anche per un'accusa di traffico di droga
L'accoltellamento del cugino è solo un aspetto della vicenda giudiziaria più complessa che riguarda Promes. L'ex giocatore è stato condannato anche per il coinvolgimento nell'importazione di circa 1.300 chili di cocaina, reato per cui ha ricevuto una pena di sei anni. I suoi legali continuano tuttavia a sostenere la sua estraneità ai fatti. L'udienza d’appello per questo caso è prevista tra fine novembre e inizio dicembre.