Petagna: “Sono stato male, mi ha aiutato uno psicologo. Ora ho solo un amico, sono spariti tutti”

La retrocessione col Monza, le presenze in campo e i minuti col contagocce e ora la rinascita in Serie B, sempre con il club brianzolo. Andrea Petagna è tornato, e l'ha fatto dopo un lungo periodo difficile per lui sia dal punto di vista sportivo che personale. L'attaccante triestino a 30 anni ha raccontato alla Gazzetta dello Sport cosa sia successo in un anno e mezzo a dir poco da incubo. Dall'esplosione totale con Gasperini all'Atalanta fino ai trasferimenti a SPAL, Napoli, Cagliari e poi Monza. Nel mezzo anche la convocazione in Nazionale.
Ma per Petagna il periodo non è stato facilissimo. Si è dovuto rialzare dopo alcuni incidenti di percorso, anche nella vita personale, che non gli hanno permesso di scendere in campo, giocare ed esprimersi al meglio: "Un anno e mezzo durissimi – ha detto -. La malattia di mio figlio, la separazione dalla mia compagna e per questo ho fatto fatica a restare concentrato sul mio lavoro". A questo punto Petagna spiega come a tutto questo si sia aggiunta anche un'altra componente: "Nessuno mi è stato vicino – spiega -. A Milano ho un solo amico, gli altri sono spariti, anche quelli che per anni mi giravano attorno".

Petagna per diversi anni è stato uno degli attaccanti più interessanti del calcio italiano e infatti nessuno riusciva a capire cosa fosse realmente accaduto: "Io stavo male – e racconta -. Tutto è cominciato da una polmonite, sono stato due mesi senza allenarmi, a casa da solo. E senza poter vedere mio figlio. Sono andato da uno psicologo, mi è servito". Ma ora sembra che tutto sia cambiato. Al Monza in Serie B si è rilanciato con già 4 gol in 14 presenze per 378 minuti giocati: "Oggi sono un uomo maturo e sono veramente felice, sono stato forte – ha detto -. Dico grazie a me stesso, sono cresciuto tanto". Già dalla scorsa stagione in effetti ci si chiedeva perché con un Monza così in difficoltà Petagna giocasse così poco.
E infatti per la prima volta la stagione scorsa ha chiuso un campionato senza segnare. "L’anno più nero, ero triste e negativo, arrabbiato perché non mi facevano giocare – spiega -. Non stavo bene, ok, ma in Serie A ho fatto 49 gol e volevo arrivare a 50. Ho rosicato, ma lo prenoto per l’anno prossimo". La svolta è arrivata grazie ai tifosi, come da stessa ammissione di Petagna. I fischi nei suoi confronti si sono trasformati poi in applausi: "L’anno scorso dopo le partite restavo in campo ad allenarmi a prendermi anche insulti ma poi in estate, alla presentazione della squadra mi hanno applaudito". E adesso quel periodo è solo un brutto ricordo.