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Perché Kelly è stato giudicato da rosso diretto col VAR: i criteri oggettivi Uefa da regolamento

L’espulsione ha condizionato la partita di Champions tra Juventus e Galatasaray. Episodio dubbio per l’interpretazione sull’intensità del contatto, nel suo caso il regolamento è stato applicato in maniera molto rigida e fiscale: non conta l’intenzione, ma il rischio creato.
A cura di Maurizio De Santis
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L'espulsione di Kelly con rosso diretto dopo revisione suggerita dal VAR è l'episodio che ha cambiato la partita di Champions League JuventusGalatasaray. Una decisione che ha sollevato le proteste dei bianconeri e altrettante perplessità ma che trova una spiegazione nella rigida applicazione del protocollo arbitrale su un intervento reputato falloso dall'arbitro: inizialmente punito col giallo (doppia ammonizione ed espulsione), il colore del cartellino è cambiato dopo la on-field-review. La discussione nasce spesso dall'interpretazione dell'intensità: un conto è la valutazione dell'episodio in tempo reale, un conto è quella fatta alla moviola che può amplificare la percezione della gravità. In buona sostanza, gli ufficiali di gara in cabina di regia non hanno tenuto conto delle intenzioni del difensore (che salta e atterrando colpisce casualmente l'avversario con la pianta del piede) ma solo del rischio creato all'avversario. E, da regolamento, sono stati molto fiscali nel dare importanza a punto d'impatto, dinamica e pericolosità oggettiva.

Un'interpretazione apparsa eccessiva anche perché Kelly aveva già ricevuto una sanzione tecnica e la stessa ricostruzione del movimento (si nota come abbia la testa alzata e lo sguardo fisso sul pallone) è sembrata scagionarlo.

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L’episodio "incriminato" che ha pesato sulla sfida Juve-Galatasaray

L'azione incriminata nasce da un intervento difensivo di Kelly su Baris Yilmaz giudicato inizialmente falloso ma non meritevole di cartellino rosso diretto. L'arbitro, infatti, aveva ritenuto il contrasto come imprudente. Tuttavia, il VAR lo ha richiamato alla on-field review, ritenendo che ci fossero gli estremi per una condotta più grave. Dalle immagini è emerso un intervento con piede alto e a gamba tesa, punto di contatto sopra la caviglia, intensità elevata (elemento che ha spaccato il fronte delle opinioni), rischio concreto per l’incolumità dell’avversario-

Secondo i parametri arbitrali UEFA, questi elementi rientrano nella definizione di “grave fallo di gioco”. Ecco perché Dopo aver rivisto le immagini al monitor, l'arbitro ha cambiato decisione trasformando il cartellino in espulsione diretta.

Perché quello di Kelly è stato considerato "grave fallo di gioco"

Secondo le linee guida arbitrali UEFA, un intervento è da rosso quando: mette in pericolo l’incolumità dell’avversario; avviene con vigoria sproporzionata; colpisce una zona sensibile (tibia/caviglia); non c’è reale possibilità di giocare il pallone. Se l'arbitro in campo non si accorge pienamente dell'intensità o non vede il punto di contatto, il VAR può segnalare quella specifica situazione al direttore di gara attraverso immagini rallentate e proposte da angolazioni diverse.

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Cosa dice il protocollo VAR sul caso in questione

Il protocollo IFAB/UEFA stabilisce che il VAR può intervenire solo in quattro casi: Reti (gol e irregolarità nell’azione che porta al gol); calci di rigore; espulsioni dirette; scambio di identità. Nel caso di Kelly il riferimento è alla terza ipotesi: espulsione diretta per grave fallo di gioco o condotta violenta.

Ecco perché quanto alla possibilità d'intervento o meno la risposta è sì, perché il "grave episodio non visto" rientra nelle facoltà di correzione da parte degli ufficiali alla "video assistenza"  oltre al "chiaro ed evidente errore". Ma la decisione finale resta sempre all'arbitro. Esattamente come avvenuto per Kelly che s'è visto mutare il secondo giallo (che aveva già dato adito all'espulsione) in rosso diretto, una punizione addirittura troppo severa alla luce delle conseguenze disciplinari che subirà (almeno due turni di squalifica in Coppa, secondo le norme).

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