Il "codino" di Roberto Baggio, l'exploit di Totò Schillaci e poi l'amarezza dell'eliminazione contro l'Argentina. Quando Giuseppe Bergomi ricorda quell'esperienza non può fare a meno di menzionare la strana accoglienza ricevuta dalla Nazionale allo stadio San Paolo. Lo ha ribadito ancora una volta nell'intervista alla Gazzetta dello Sport, è un dubbio che gli è rimasto dentro a distanza di 30 anni da quella partita: chissà come sarebbe andata la sfida con i sudamericani se fosse stata giocata in uno stadio differente rispetto a quello partenopeo. Allora era il tempio di Diego Armando Maradona e di una squadra che duellava contro Milan e Inter per lo scudetto. E lui infiammò la vigilia con una frase molto forte: "Ora tutti chiedono al popolo napoletano di essere italiani e di sostenere la Nazionale…".

La partita contro l’Argentina è un dolore troppo forte – dice Bergomi che avvolge il nastro delle emozioni e torna indietro a quella sera -. Allora il Napoli aveva come avversari il Milan di Sacchi e la mia Inter, quella dello scudetto dei record con Trapattoni nel 1989. La Nazionale era composta in gran parte da milanisti e interisti. Non dico che i napoletani abbiano tifato contro, però quella sera al San Paolo non sentivamo lo stesso entusiasmo di Roma.

Prima il gol di Caniggia a tempo quasi scaduto poi l'incubo dei rigori: le notti magiche di un'estate italiana finirono sul prato di Fuorigrotta mentre l'Albiceleste faceva festa e prenotava la finalissima di Roma per il titolo. "Hijos de puta" avrebbe mormorato dinanzi alle telecamere l'ex Pibe, stizzito per i fischi all'inno argentino poco prima della gara contro la Germania. Avrebbero vinto i tedeschi con Maradona in lacrime per la sconfitta. Qualche giorno prima era toccato alla Nazionale masticare amaro per quella uscita a vuoto di Zenga.

Quell’errore è stato figlio di una catena di sviste – ha aggiunto Bergomi -. Ero su Maradona e avrei potuto evitare che Diego lanciasse. Riccardo Ferri stava su Caniggia autore del gol. Non penso di averne mai parlato con Zenga, ho sempre rispettato il suo silenzio sull’argomento. Cosa potrei dire a Walter? Nulla.