Morte di Diogo Jota, il padre ricorda: “Stavo andando a letto e mi telefonò la moglie: Vieni qui”

È da poco passata la mezzanotte tra il 2 e il 3 luglio 2025, Diogo Jota e suo fratello André Silva stanno risalendo la penisola iberica con una Lamborghini Huracan presa a noleggio. I due devono raggiungere Santander per imbarcarsi su un traghetto che li riporterà in Inghilterra, dove l'attaccante della nazionale portoghese si unirà al raduno di inizio stagione del suo club, il Liverpool. Succede tutto in un attimo: uno pneumatico esplode e la macchina finisce fuori strada, diventando una palla di fuoco che non lascia scampo ai due fratelli, che muoiono carbonizzati.
La telefonata ricevuta dal padre di Diogo Jota poco dopo l'incidente mortale: è la moglie del calciatore
Passa poco tempo e a casa dei genitori dei due calciatori arriva una telefonata tanto breve quanto drammatica da parte di Rute, moglie di Diogo, che è raccontata dal padre Joaquim nella biografia del calciatore morto a 28 anni, intitolata ‘Nunca Mais e Muito Tempo' ("Mai più è tanto tempo"): "Quando stavo andando a letto, dopo essere rimasto un po' in salotto a guardare la televisione, ho ricevuto una telefonata da Rute che diceva con voce angosciata: ‘Vieni qui, per favore…'".

"Ho avuto subito un brutto presentimento – continua il padre di Diogo – Il viaggio mentre andavo da lei è stato orribile. Il ritorno a casa (ormai sapendo che entrambi i figli erano stati coinvolti nell'incidente, ndr) è stata la cosa peggiore di sempre. La cosa peggiore che si possa provare. Ancora oggi non so come ho fatto a resistere".
In quel momento Joaquim ha dovuto affrontare, pur col cuore a pezzi, un altro momento durissimo: dire alla moglie che aveva perso tutti e due i figli. "È stato allora che si è avvicinato a me, mi ha messo le mani sulle spalle e ha detto: ‘Erano entrambi'", è il racconto altrettanto straziante di Isabel.

Gli ultimi messaggi inviati ai due fratelli in viaggio, nessuna risposta
Nel libro la donna ricorda l'ultimo messaggio inviato quella sera a uno dei figli: "Ho mandato un messaggio ad André per chiedergli come stava andando il viaggio. Lui non mi ha risposto, erano le 23:23. Ho acceso la televisione e mi sono addormentata, ma non completamente. Dentro di me qualcosa continuava ad aspettare quella risposta che non è mai arrivata".
Il tema dei messaggi inviati quella notte e rimasti senza risposta è presente ancora nel libro. Ne parla anche la vedova di Diogo Jota e madre dei suoi tre figli, Rute. Fidanzata storica, conosciuta ai tempi della scuola, aveva sposato il calciatore il 22 giugno 2025 a Porto, solo 11 giorni prima della tragedia. Rute racconta di aver ricevuto il video del loro matrimonio mentre Diogo era in viaggio. Allora gli ha scritto: "Amore, quando ti fermi, chiamami perché ho qualcosa da farti vedere". Ovvero proprio quel video. Ma Diogo non ha mai letto quel messaggio.
Nella biografia, Rute descrive il marito come una persona umile, lontana dallo stereotipo del calciatore: "A differenza della maggior parte dei giocatori, che amano le auto appariscenti, i gioielli e gli orologi, Diogo non era per niente così. Le auto che avevamo gli bastavano. Forse proprio perché non era molto interessato alle macchine, colse l'occasione di guidare una Ferrari, che restituì la mattina del nostro matrimonio. Dopo noleggiò la Lamborghini".
Un'altra delle sliding doors che hanno portato alla fine del calciatore, la cui decisione di viaggiare in macchina e traghetto, poi rivelatasi fatale, era stata presa dopo che gli era stato consigliato dai medici di non andare in aereo per evitare la pressione in cabina, visto che si era sottoposto poco prima a un intervento chirurgico ai polmoni, di ritorno dalla vittoria della Nations League col Portogallo.