“Mi vesto da donna e ho adottato due neri”: la difesa del tifoso espulso dal Real per il gesto nazista

Antonio Galvez non ci sta, dopo essere stato additato come nazista davanti a tutta la Spagna in seguito all'espulsione con disonore dal Santiago Bernabeu mentre stava per iniziare Real Madrid-Benfica di Champions League, ritorno del playoff che ha visto le ‘merengues' vincere 2-1 e qualificarsi per gli ottavi. Le immagini televisive erano state chiarissime nel ritrarre il tifoso madridista allungare il braccio teso nel saluto nazista, provocando l'intervento immediato del personale di sicurezza del club, che lo aveva localizzato in pochi istanti e portato via dall'impianto.
Il tifoso del Real Madrid espulso dal Bernabeu si difende dall'accusa di essere nazista
Il match a quel punto era appena cominciato, ma ben presto Galvez ha capito che il risultato finale della sua squadra del cuore sarebbe stato l'ultimo dei problemi per lui nelle ore seguenti. Il Real infatti non solo lo ha cacciato dalla partita in questione, ma vuole ora impedirgli di mettere piede al Bernabeu per il resto della sua vita, ribadendo la "condanna per questo tipo di gesti ed espressioni che incitano alla violenza e all'odio nello sport e nella società".
Tuttavia, a sentire la versione data dal tifoso, quel gesto non aveva assolutamente a che fare col nazismo, a maggior ragione per uno come lui che si comporta nella vita privata in una maniera che sicuramente una persona intollerante come un nazista non apprezzerebbe. È questa l'autodifesa appassionata di Galvez, che in un video afferma di avere la "coscienza pulita", nonché di aver adottato due bambini neri e di vestirsi con abiti femminili.
"Normalmente quando vado a una partita di calcio faccio questo, faccio quest'altro (fa gesti diversi nel video, ndr), un altro giorno mi metto la mano sulle palle, un altro giorno me la metto sul sedere… ieri, per coincidenza, mi è capitato di farlo due volte e basta", premette il tifoso.
"Mi stanno dicendo un sacco di cose – continua Galvez – La verità è che sono abbastanza calmo perché ho la coscienza pulita. È stato un gesto che può succedere, ma dire che appartengo a un gruppo nazista, che dovrei essere multato fino a 60mila euro per aver fatto quel gesto… Mi dispiace, non lascerò che la cosa vada più in là del necessario. Sono io che parlerò con i soci del club, non sarà il club a buttarmi fuori. Ora lo faranno, ovviamente, perché qualcuno dovrà pur pagare, e sarò io".
"I nazisti non frequentano i neri, non frequentano i gay, non si vestono da donna"
Il tifoso del Real spiega poi che persona è nel privato, il che lo scagionerebbe completamente: "I nazisti non frequentano i neri, non frequentano i gay, non si vestono da donna. Beh, ecco il nazista, quindi c'è qualcosa con cui non sono d'accordo. Questo nazista qui ha adottato due neri, Kalu e Abdu, e chiunque voglia può chiamarli subito, hanno qui il loro Toni per qualsiasi cosa di cui abbiano bisogno, perché prima di essere chiamato nazista, come alcuni vogliono chiamarmi, faccio sempre appello al buon senso".
"Non c'è ragazzo a cui piaccia un gay più di Toni – aggiunge ancora Antonio Galvez – Un gay ha celebrato il mio matrimonio perché l'ho scelto io. Questo ragazzo qui si veste da donna, si mette il rossetto e va a ‘El Rocio' (famosa festa religiosa e popolare andalusa che si tiene ogni anno in un piccolo paese in Andalusia, ndr), non lontano da Siviglia. Ho sei vestiti da flamenco, non uno, non due, non tre, sei vestiti da flamenco. Non vedo l'ora di andare a ‘El Rocio' e fare una festa, perché mi piace. Ecco il nazista…".