Matteo Contini: “Berlusconi prenotò un albergo lussuoso per noi ragazzi del Milan. Con Zeman piansi”

Matteo Contini è stato uno di quei difensori che in Serie A è riuscito ad avere diverse esperienze anche in squadre importanti. Dal Parma al Napoli, passando per Siena e Atalanta ma anche in Liga con il Real Saragozza. Da difensore ad allenatore. Oggi siede infatti in panchina avendo iniziato questo nuovo percorso. Dopo essersi seduto sulle panchine di Pergolettese e Legnago, oggi Contini è in attesa della giusta occasione per rimettersi in gioco.
Nel corso di un'intervista rilasciata a Fanpage, l'ex difensore si è raccontato tra aneddoti e curiosità parlando un po' della sua carriera ma anche di ciò che ha caratterizzato il suo periodo nelle varie squadre in cui ha giocato e con i vari allenatori che ha trovato sul proprio percorso. A partire da Zeman all'Avellino: "Ricordo che la mattina quando mi svegliavo quasi piangevo per andare al campo perché sapevo cosa avrei dovuto affrontare e la fatica che si doveva fare ogni giorno in allenamento". Significativo anche il ricordo del torneo di Viareggio vinto da giovanissimo col Milan Primavera: "Berlusconi organizzò una serata solo per noi in un hotel prestigioso nel centro di Milano".
Matteo, cosa fai oggi nella vita?
"In questo momento mi sto riposando, ma allo stesso tempo studio. Oggi faccio l'allenatore anche se sono senza squadra. Per questo motivo mi aggiorno, studio, mi rilasso e cerco di imparare l'inglese".
Ti aspetti qualche chiamata in particolare?
"Sono aperto a qualsiasi situazione, ma valutiamo tutto".
Il torneo di Viareggio vinto col Milan: che ricordi hai di quella esperienza?
"Ho giocato nel settore giovanile del Milan fino alla Primavera vincendo il torneo di Viareggio dopo diversi anni e fu una bella emozione. Posso dire di aver vinto qualcosa, poco, ma ho vinto qualcosa" (ride ndr).
Era il Milan di Berlusconi.
"Sì, e di Berlusconi ricordo proprio il momento in cui vincemmo il torneo di Viareggio. Il Presidente ci invitò all'Hotel Principe di Savoia in centro a Milano, un albergo prestigioso. Aveva fatto allestire di tutto tra antipasti, primi e secondi e ha passato tutta la cena in mezzo a noi ragazzi parlando, scherzando e facendo battute. Era una persona davvero molto carismatica".
Cosa ti colpì di lui?
"Raccontava barzellette, scherzava, ma ci parlava anche di altro. Ci diceva sempre di crederci nella vita e che la dimostrazione era stato lui stesso il quale era partito dal niente fino ad arrivare dov'è arrivato".

Ricordi cosa hai fatto col tuo primo stipendio?
"Con i primi soldi non mi sono tolto nessuno sfizio, diciamo che poi non è che ne abbia tanti. Sicuramente al primo contratto importante mi sono comprato una casa".
Nella tua carriera sei stato anche allenato da Zeman, è vero che si vomitava durante le sue preparazioni?
"Eh, purtroppo è tutto vero. Ricordo che la mattina quando mi svegliavo quasi piangevo per andare al campo perché sapevo cosa avrei dovuto affrontare e la fatica che si doveva fare ogni giorno in allenamento".
Cosa succedeva?
"Lui aveva tutta la preparazione programmata che partiva dai 3000. Il problema è che dovevi stare nei tempi. Ricordo che lui o qualcuno del suo staff erano davanti con la bicicletta e tenevano il cronometro e noi a correre dietro. C'era poi sempre l'ultima prova, ovvero ‘la prova di carattere'. Lì dovevi dare tutto quello che avevi e dopo realmente non ti muovevi più".
E poi?
"Non finiva lì. Nel pomeriggio c'erano ancora tutti i gradoni da fare e un lavoro fisico con la palla. Noi pensavamo che ci saremmo divertiti…".

Ma poi in partita i carichi si facevano sentire?
"Le prime amichevoli erano un disastro, cioè le gambe erano dei mattoni, praticamente. Facevi figure di m**da allucinanti in partite contro gente del posto. Ricordo che lui diceva: ‘Giochiamo contro i falegnami, però mi sa che ci battono'. Già lo sapeva lui".
Ti sei mai lamentato?
"Quando mi lamentavo con lui dicendogli che non ce la facevo mi rispondeva sempre: ‘Se hai fiato per reclamare puoi ancora correre'. Lì magari mandavi qualche bestemmia e andavi avanti, però durante la stagione c'erano certe partite che neanche sudavi per quanto stessi bene fisicamente. Gli altri li vedevi in difficoltà, e noi no, e questa era anche un po' la sua forza".
A Parma il tuo grande salto nel professionismo. Che ricordi hai di quell’esordio al Meazza?
"Avevo capito che avrei esordito col Parma in Serie A al Meazza contro l'Inter durante la rifinitura. Ricordo che avevamo giocato in settimana la Coppa Uefa e io non ero sceso in campo. E così il venerdì e il sabato mattina precedenti alla partita mi ritrovai ad indossare la casacca. Lì avevo ormai capito che avrei giocato e ricordo che un compagno di squadra mi ripeteva sempre: ‘Te la stai facendo addosso eh?'".
Cosa ricordi maggiormente?
"Inizialmente in campo le gambe non le sentivi, erano proprio di legno. Ricordo che i primi 5 minuti due palloni li ho regalati agli altri. Contro poi avevo gente come Adriano. Lui aveva una forza tale che nonostante ti attaccassi ai pantaloncini ti trascinava dietro. C'aveva una forza nelle gambe e poi un'abilità incredibile, era veramente un fenomeno".
Che rapporti avevi con De Laurentiis, erano i suoi primi anni al Napoli.
"Una persona sanguigna e sicuramente bisogna fargli i complimenti per dove è arrivato. Vuol dire che ha visto lungo, ha progettato, ha fatto scelte giuste, ha riportato a Napoli più di uno scudetto, quindi a livello imprenditore ha fatto delle cose importantissime dove pochi sono riusciti".

Quali ricordi ti sono rimasti di Napoli?
"La cosa che maggiormente ricordo di Napoli è la domenica, il giorno della partita. Tutto aveva inizio da quando si partiva da Castelvolturno e vedevi già tutta quella gente che ti sosteneva, incitava, e quando arrivavi allo stadio era già tutto pieno".
In carriera hai anche marcato Messi. Ci racconti un po’ le sensazioni di quella partita in Spagna?
"Ho giocato contro Cristiano Ronaldo e Messi in Liga. Contro l'argentino di certo le mie capacità non erano sufficienti, quella partita lì me la ricordo, non riuscivi a fermarlo, ma al triplice fischio paradossalmente ero soddisfatto perché avevo dato il massimo contro un fenomeno".
Esperienza incredibile in tutti i sensi.
"Sì, considerando il fatto che poi non c'erano solo loro in campo ma tanti altri campioni. Diciamo che la sera prima facevi fatica a dormire".
La Liga era così diversa dalla Serie A?
"La differenza sostanziale tra Italia e Spagna è che quando sono andato in Liga il lavoro fisico non c'era, solo quello con la palla, era un'altra filosofia. E poi in Italia, nello spogliatoio tutti erano in silenzio mentre in Spagna c'era la musica a 200 prima della partita. Era un approccio diverso".
Da quale allenatore oggi hai appreso di più per fare al meglio questo ruolo?
"Io penso che qualsiasi allenatore, anche magari l'allenatore che reputo il meno adatto per allenare, mi abbia lasciato qualcosa sia a livello tattico, che a livello gestionale, mentale e da ognuno dunque ho cercato di apprendere qualcosa".