Il 14 aprile 1997, la rivista Sports Illustrated pubblicò un'inchiesta rivelatrice, diretta al prestigioso medico Bob Goldman, sul tema delle droghe negli sport olimpici. La rivista garantì l'anonimato agli atleti, che dissero la verità senza timore della conseguenze. La domanda era: "Accetterebbe di assumere una sostanza proibita se le assicurassero che nessun controllo potrebbe identificarla e che vincerebbe tutte le gare?"

Dissero di sì: 159 atleti.
Dissero di no: 3.

Questo brano "Imbroglioni, ma sinceri" di Eduardo Galeano, contenuto nell'ultimo libro del celebre scrittore uruguaiano "Il cacciatore di storie", calza quasi a pennello per quanto riguarda la storia che ha visto coinvolto Gian Piero Gasperini e il suo comportamento ostruzionistico nel corso di un controllo antidoping a sorpresa nel centro sportivo dell'Atalanta. L'allenatore della Dea ha insultato l’ispettore di NADO Italia e tutto il sistema italiano e dopo essere stato deferito, per violazione dell'art.3 comma 3 del codice, adesso rischia 20 giorni di squalifica. 

La Dea aveva bisogno di questa vicenda in un momento così importante della sua storia? I nerazzurri sono in piena lotta per un posto in Champions League per il terzo anno consecutivo e si giocheranno la finale di Coppa Italia contro la Juventus: davvero gli orobici, dallo staff ai calciatori, si meritavano un atteggiamento del genere? La risposta vien da sé e a pronunciarla sarà il 10 maggio il tribunale nazionale antidoping presieduto da Adele Rando. Quello fatto da Gasperini è un gesto grave, un comportamento che potrebbe recare un grosso danno all'immagine dell'Atalanta e che contribuisce ad alimentare quella narrazione dei sospetti e dei retro-pensieri di cui non si avverte la necessità in un momento particolare per il calcio, lo sport in generale e il mondo intero.

La squadra del presidente Percassi è un inno al gioco del calcio, in tutto e per tutto; da diversi anni è un punto di riferimento del calcio europeo e questo anche grazie al lavoro fatto dal suo allenatore. Da un uomo di sport ci si attende ben altro comportamento che un'opposizione alle verifiche anti-doping perché la Dea non ha niente da nascondere nulla, è bellissima così com'è alla luce del sole, e non ha certo bisogno dell'anonimato come quegli atleti del 1997 indicati da Galeano.