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2 Ottobre 2022
16:36

La tragedia in Indonesia nel racconto cruento dei calciatori: “I morti con noi nello spogliatoio”

Il racconto di Abel Camará, attaccante dell’Arema, che ha descritto cosa ha visto durante la tragedia che si è consumata nello stadio di Malang, in Indonesia.
A cura di Vito Lamorte
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La tragedia che ha colpito al cuore il mondo dello sport fin dalle prime ore dell'alba arriva dall'Indonesia, dove in occasione di un match valido per il massimo campionato di calcio sono morte 174 persone, tra cui 17 bambini, dopo un'invasione di campo che si è trasformata in una vera e propria catastrofe a causa degli scontri tra polizia e spettatori.

La sfida tra Arema e Persebaya non è una partita come le altre, perché si tratta di un derby molto sentito, ma nessuno si sarebbe mai aspettato di vedere le scene tremende che si sono verificate sul terreno di gioco dello stadio Kanjuruhan di Malang e che hanno già fatto il giro del mondo. La rete del nuovo vantaggio degli ospiti, che era stata preceduta dalla rimonta da 0-2 a 2-2 da parte dei padroni di casa, è stata l'evento scatenante che ha portato all'invasione di campo e alle successive violenze: una situazione davvero terribile.

A vivere in prima persona questi momenti è stato Abel Camará, calciatore dell'Arema, che ha descritto lo scenario horror al termine della partita con il Persebaya e ai microfoni di Maisfutebol si è espresso così: "È un derby molto sentito e già durante la settimana si capiva in giro per la città che fosse una partita che valeva più di tre punti. Ci hanno detto che era un match da vita o morte, che avremmo potuto perdere tutte le gare tranne questa. C'era tensione nell'aria. Dopo aver perso la partita, siamo andati a scusarci con i fan. Hanno cominciato a scavalcare le ringhiere e noi siamo andati negli spogliatoi".

L'attaccante portoghese-guineano dell'Arema ha raccontato quello che ha visto, in campi e negli spogliatoi, e cosa è successo nelle ore successive: "Da lì in poi abbiamo iniziato a sentire degli spari e tanti altri rumori che non facevano pensare nulla di buono. All'interno degli spogliatoi c'erano persone che sono state colpite dai lacrimogeni e sono morte proprio lì davanti a noi. Avevamo circa sette o otto persone morte negli spogliatoi".

Il calciatore classe 1990, con un passato anche nella Cremonese, ha proseguito così: "Dovevamo rimanere lì per quattro ore prima che riuscissero a respingere tutti. Siamo partiti quando tutto era più calmo ma c'era di tutto in giro: sangue, scarpe da ginnastica, vestiti sparsi per tutto lo stadio. Quando abbiamo lasciato lo stadio sull'autobus, c'erano auto bruciate, ma siamo riusciti a raggiungere il nostro centro di allenamento senza intoppi, abbiamo preso l'auto e siamo tornati a casa. Adesso siamo in attesa di vedere cosa accadrà".

Oltre alle tremende parole di Camará c'è anche il racconto di un giovane tifoso presente allo stadio di Malang, che ha voluto dare il suo contributo alla BBC. Il 21enne, Dipo Maluana, ha dichiarato che sei tifosi sono entrati in campo e si sono avvicinati ai giocatori dell'Arema per esprimere il loro malcontento ma la polizia li ha subito fermati e poi li ha picchiati fino a farli cadere a terra.

Vedendo l'evolversi degli eventi molti altri spettatori dello stesso settore sono scesi in campo, perché volevano difendere i loro amici, e così la situazione è precipitata: "Un tifoso ha urlato alla polizia perché avesse picchiato le persone in campo e così sempre più persone sono scese per aiutarle. La polizia con cani e scudi si è fatta avanti per combattere. Molti dell'Aremania (gruppo organizzato di tifosi) si erano ritirati, ma alcuni sono rimasti circondati dalla polizia, che li ha colpiti in tutti i modi e poi li ha arrestati".

Poco dopo lo scontro iniziale, la polizia ha sparato diversi lacrimogeni verso i tifosi in campo e in tribuna e questa cosa ha fatto molto discutere: "Il primo era diretto sulla 12a tribuna, che si trova dietro la porta; dopodiché in modo uniforme su tutti gli spalti".

Dipo Maulana ha voluto sottolineare questo comportamento delle forze dell'ordine nonostante il caos fosse al centro del campo: "In quel momento, ero nelle tribune dei Vip dove non sono stato colpito dai lacrimogeni, ma i miei occhi bruciavano e facevano male". Ha visto le persone che cercavano una via di fuga perché in preda al panico per quanto stava accadendo.

Fuori dallo stadio le condizioni non erano migliori e la situazione si è regolarizzata solo dopo diverse ore. Quello che si è verificato in Indonesia è uno dei più gravi eventi della storia collegati al calcio.

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