La storia sconosciuta dell’infortunio al ginocchio di Kulusevski: “Dicevano che forse non avresti mai più giocato”

Immagine
Un anno e mezzo dopo l’infortunio al ginocchio, Dejan Kulusevski è finalmente vicino al ritorno in campo. Dietro il recupero, però, c’è un calvario fatto di operazioni, dolore e paura. Il Tottenham lo aspetta e ne ha bisogno: in una stagione complicata, il rientro dello svedese può diventare una delle chiavi per cambiare marcia.

Per capire cosa abbia significato davvero l‘infortunio di Dejan Kulusevski bisogna partire da una frase. Non da una diagnosi, non da un referto medico, ma da quelle parole che la moglie Eldina ha scelto di affidare ai social nel giorno del ritorno del marito agli allenamenti completi con il Tottenham: "Dicevano che forse non avresti mai più giocato". Poi la risposta, quasi una sfida: "Evidentemente non sanno chi sei".

Sono passati 513 giorni dall'ultima partita dello svedese, un'eternità per un calciatore di 26 anni. Eppure il conto alla rovescia sembra finalmente essere arrivato alla fase decisiva. Dopo il ritorno agli allenamenti di gruppo, Kulusevski ha continuato a lavorare senza fermarsi, partecipando anche a una partita interna undici contro undici durante la pausa per le nazionali. Il Tottenham resta prudente, ma il segnale è evidente: il rientro si avvicina.

513 giorni lontano dal campo: il Tottenham aspetta il suo uomo

Una notizia che arriva nel momento forse più delicato per gli Spurs. Il club ha attraversato una rivoluzione durante l'assenza del suo numero 21: allenatori cambiati, capitani diversi, dirigenti sostituiti e numerosi tentativi per trovare un giocatore capace di garantire sulla fascia destra la stessa combinazione di forza, tecnica e creatività.

Immagine

Nessuno ha davvero colmato quel vuoto. Per questo Kulusevski non sarebbe soltanto un giocatore recuperato dall'infermeria ma potrebbe diventare un simbolo: il Tottenham ha bisogno di una scossa e il ritorno di uno dei suoi uomini più importanti può averne il peso, anche prima ancora che lo svedese ritrovi il ritmo partita.

La storia dell'infortunio, però, è molto più complicata di quanto lasciasse immaginare quel primo episodio. Contro il Crystal Palace sembrava una semplice botta alla rotula. Le successive valutazioni hanno invece evidenziato un problema serio al ginocchio, con danni alla cartilagine e la necessità di intervenire chirurgicamente.

Operazioni, dolore e ricadute: il calvario di Kulusevski

Da quel momento è iniziato un percorso estenuante. Il ritorno inizialmente previsto è slittato, poi sono comparsi nuovi dolori proprio quando il lavoro con il pallone avrebbe dovuto aumentare. A gennaio il Tottenham ha provato a gestire la situazione con un ciclo di iniezioni. A marzo è arrivato un altro intervento, definito da Kulusevski "un piccolo intervento" per ripulire l'articolazione.

La spiegazione più chiara sulla delicatezza del problema è arrivata dal medico della nazionale svedese Jonas Werner: "Le lesioni alla cartilagine come nel caso di Dejan sono problematiche. Sono difficili da trattare. Inoltre, la lesione si trova in una zona sottoposta a forti sollecitazioni". E ancora: "La lesione non si è ancora rimarginata a sufficienza per sopportare tali sollecitazioni".

Immagine

Parole che aiutano a capire perché il Tottenham abbia scelto la strada della massima cautela. Nel frattempo Kulusevski ha perso la nazionale e ha visto passare quasi due anni dall'ultima presenza con la Svezia. Ma soprattutto ha dovuto convivere con l'incertezza. È proprio questo il tema ricorrente nella lettera della moglie, che racconta una battaglia combattuta lontano dai riflettori.

"Questa è una storia che racconterò molte volte alle nostre figlie", ha scritto Eldina. "Di come il loro padre abbia continuato senza alcuna garanzia. Di come abbia perseverato quando nessuno lo guardava, quando nessuno applaudiva e quando nessuno poteva promettergli che ne sarebbe valsa la pena". E ancora: "Come al loro padre era stato detto che forse non avrebbe mai più giocato a calcio, eppure si è rifiutato di lasciare che qualcun altro scrivesse la fine della sua storia".

La battaglia più difficile: tornare a essere Kulusevski

È forse questa la fotografia migliore del lungo calvario di Kulusevski. Un giocatore che aveva già imparato presto cosa significasse aspettare e resistere. A sedici anni aveva lasciato la Svezia per l'Italia, trasferendosi all'Atalanta e vivendo lontano dalla famiglia. Anche allora aveva attraversato momenti difficili, tra infortuni e problemi burocratici.

Immagine

Poi sono arrivati Parma, Juventus e Tottenham. La crescita, la consacrazione e le grandi partite. Fino a quel ginocchio che ha improvvisamente fermato tutto. Ora la parte più difficile sembra alle spalle. Il ritorno, però, dovrà essere gestito con pazienza. Il Tottenham non può permettersi di perdere nuovamente il suo giocatore. E Kulusevski, dopo 513 giorni, non ha bisogno di dimostrare di essere un campione: deve soltanto tornare a sentirsi calciatore.

La moglie, nella sua lettera, ha chiuso con una frase destinata a rimanere: "E un giorno, quando la vita metterà alla prova le nostre figlie, racconterò loro di questi 477 giorni, affinché non dimentichino mai quale sangue scorre nelle loro vene".

Adesso quei 477 giorni sono diventati 513. E il prossimo numero che Kulusevski vuole cancellare è quello scritto sul calendario: il giorno del suo ritorno in campo.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views