La metamorfosi di Frattesi, com’è passato dal purgatorio Inter alla rinascita Lazio: “Ero avvelenato”

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Davide Frattesi, ancora a segno per la terza volta consecutiva, è un giocatore totalmente differente da quello visto in nerazzurro a Milano. Si sta prendendo la Lazio e può riprendersi la nazionale.

Il fischio finale della Dacia Arena certifica un verdetto che, dopo solo 3 giornate di campionato, assume già i contorni di una mezza rivoluzione: la Lazio di Gennaro Gattuso ha espugnato Udine, mantenendo il comando della Serie A a punteggio pieno insieme alle corazzate Roma e Inter. Il modo migliore per godersi la definitiva esplosione di un calciatore che sembrava smarrito nei meandri della gestione interista: Davide Frattesi, che ha timbrato il cartellino per la terza volta in tre partite. Un impatto devastante che trascende la semplice cronaca sportiva per addentrarsi nei territori dell’analisi di una rinascita che parte soprattutto dalla testa: ridurre questo avvio folgorante a una mera questione di preparazione atletica o di accorgimenti tattici sarebbe riduttivo visto che la trasformazione dell’ex centrocampista nerazzurro è prima di tutto un trionfo della mente, una rivincita emotiva che affonda le radici in una profonda fame di centralità e in quel "veleno" ritrovato e ricordato nelle dichiarazioni post gara.

Frattesi ancora decisivo, il "veleno" ritrovato e le parole dopo Udine

Nelle interviste post-partita del match contro i friulani, Frattesi ha aperto una finestra lucida e persino spietata sul proprio vissuto recente. Quel termine, "avvelenato", utilizzato per descrivere lo stato d'animo al momento della sostituzione, non è la classica dichiarazione di circostanza: "Ero talmente avvelenato che dalla panchina ho fatto il vice-allenatore. Ma alla fine ha avuto ragione il mister e sono rimasto in silenzio: mi ha cambiato per Albert, che ha segnato". Un manifesto programmatico di un atleta che ha sofferto l’anonimato dorato dell’ultimo anno all’Inter e che ora canalizza la frustrazione accumulata in pura energia agonistica. Accanto alla rabbia costruttiva, il centrocampista ha citato anche l'importanza delle "amicizie" nate nello spogliatoio biancoceleste da tempo con alcuni compagni: "Sento già mia la Lazio, conoscevo già bene i ragazzi: ho un legame di amicizia con molti di loro".

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Si tratta del passaggio chiave per comprendere il suo attuale, esplosivo, rendimento. Frattesi ha trovato a Roma un ecosistema umano che lo ha voluto e protetto da subito, riconoscendogli un ruolo da leader assecondandone l'esuberanza, offrendogli quel senso di appartenenza che all'Inter, per ovvie ragioni di gerarchie consolidate, non ha mai potuto fare suo fino in fondo. In questo quadro rientra anche il rapporto diretto con il presidente Lotito, elemento che lo stesso giocatore ha richiamato nel post gara nel raccontare la propria rinascita calcistica, sottolineando come il contatto immediato con la proprietà abbia accelerato la sensazione di sentirsi finalmente al centro di un progetto.

I numeri di Frattesi all'Inter: zero gol e pochissime titolarità

Il paragone con il triennio in nerazzurro è impietoso e spiega perfettamente il blocco che ha condizionato il calciatore. Nelle tre stagioni all’Inter Frattesi ha totalizzato 82 presenze in Serie A, ma soltanto 18 da titolare, con poco più di 2.700 minuti complessivi e undici reti: sei nel 2023-24 in 934 minuti e sei partenze, cinque nel 2024-25 in circa 1.225 minuti e nove partenze, zero nell’ultima annata in 569 minuti e appena tre titolarità. Non ha mai collezionato tre presenze consecutive dal primo minuto in campionato a Milano perché per Inzaghi prima e per Chivu poi era solamente un'arma strategica da gettare nella mischia nell’ultimo quarto d'ora, un frangente in cui l'ansia da prestazione e l'obbligo di risultare decisivo in pochissimi minuti hanno rischiato di schiacciare il talento.

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Frattesi ai tempi del Sassuolo dove ha giocato due stagioni tra il 2021 e il 2023

Bisogna risalire al Sassuolo di Alessio Dionisi, tra il 2021 e il 2023, per ritrovare un Frattesi stabilmente titolare e che gli valse la ribalta nazionale: nelle due stagioni emiliane ha giocato 72 partite di Serie A quasi sempre dal primo minuto, realizzando undici gol. In quel 4-2-3-1 o 4-3-3 dinamico, Dionisi lo impiegava come mezzala box to box con ampia libertà di inserimento verticale, trasformandolo in un centrocampista capace di arrivare regolarmente in area e di produrre continuità. Un po' come oggi fa Gattuso.

Come Gattuso ha liberato Frattesi nel 4-3-3 biancoceleste

Oggi Gattuso gli ha consegnato le chiavi del centrocampo in un 4-3-3 aggressivo e verticale, schierandolo come mezzala destra accanto a elementi di equilibrio e qualità come Belahyane o Taylor. Lo ha esonerato dai compiti più logoranti di pura gestione del possesso, lasciandolo libero di aggredire gli spazi creati dagli esterni, sfruttando le qualità di compagni come Zaccagni e Isaksen e di sfruttare i tagli dietro le linee avversarie. Sapere di poter giocare con la certezza del posto fisso ha cambia la chimica dell'approccio in campo di Frattesi, aumentandone l’efficacia e trasformando la pressione in totale fiducia nei propri mezzi.

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La grinta di Frattesi e di Gattuso: Lazio prima a pieni punti in campionato

La Lazio si sta godendo così un giocatore ritornato totale, capace di abbinare l’intensità a un senso del gol che a Roma non si vedeva da tempo. E quel "veleno" di Frattesi, finalmente canalizzato in un contesto che lo valorizza come protagonista e non come riserva d’impatto, può davvero continuare a fare la differenza anche sotto un altro profilo, caro a tutti: quello in vista del rilancio anche della Nazionale di Mancini per la quale questo Frattesi è di certo una risorsa da sfruttare nel migliore dei modi.

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