Terza panchina nelle ultime 4 partite di campionato. Sei minuti contro il Verona, due contro il Torino e – eccezion fatta per i 75′ contro il Bologna, nefasti anche per il risultato – in precedenza Christian Eriksen aveva saggiato il campo ancora una volta a gara in corso (22 minuti contro il Brescia). Letta così, la frequenza di gioco dell'ex Spurs equivale più allo score di un giocatore di "seconda fascia" che non alla costanza di un top player arrivato all'Inter a parametro zero e con i galloni cuciti sul petto del colpo di mercato. L'ex Tottenham ha lasciato la Premier e l'Inghilterra ed è stato salutato dalla Milano nerazzurra come la testimonianza diretta di come il club abbia deciso di fare sul serio per rilanciarsi.

I numeri, però, dicono altro e – almeno per il momento – il danese più che asso nella manica dell'Inter s'è rivelato un "biscotto" che ad Antonio Conte non è piaciuto (non lo ha voluto, nemmeno lo aveva richiesto perché avrebbe preferito un "todocampista" alla Vidal) e non piace tuttora. Non c'è altra spiegazione, oltre alle parole dello stesso allenatore anche a margine della vittoria contro il Torino, che chiarisca i contorni della situazione.

Concetti che vanno a corredo di un concetto essenziale, un messaggio che il tecnico recapita alla dirigenza facendo scelte molto nette: mi avete preso un calciatore che non gradivo? Gli preferisco il 35enne Borja Valero: l'ex Viola gioca, Eriksen è fuori per scelta tecnica e sta a guardare. Al massimo, è spendibile a partita in corso.

Lo confermano i dati: su 11 presenze complessive in Serie A, per ben 6 volte il centrocampista scandinavo è partito dalla panchina. Una tendenza che balza ulteriormente all'occhio allargando lo spettro alla Coppa Italia (titolare col Napoli all'andata, subentrato con azzurri e Fiorentina) e all'Europa League (in campo dall'inizio nel doppio confronto con il Ludogorets). Totale: 16 presenze, 3 gol, 750 minuti giocati. In media è stato sul rettangolo verde per un tempo (46′).

Un report statistico che non sorprende soprattutto alla luce delle dichiarazioni di Conte dopo la vittoria sul Torino: la squadra viene prima dei singoli, l'equilibrio tattico ha la priorità. Tradotto: è una bocciatura, anche se non ancora con formula piena, per Eriksen. A meno che il giocatore non cambi registro.

Deve cercare di restare su determinati livelli. Abbiamo bisogno di equilibri ed è giusto che io faccia delle considerazioni. In Italia le aspettative sono molto alte, più arrivi a suon di tromba più tutti si aspettano tanto. In Inghilterra è tutto più tranquillo.