"Fu un errore". Lorenzo Insigne non usa giri di parole per definire i momenti peggiori di una stagione balorda. Uno in particolare, che ha pregiudicato l'intero campionato del Napoli: la notte dell'ammutinamento al termine della partita di Champions League contro il Salisburgo. Quella sera burrascosa passata alla storia come un episodio clamoroso, mai accaduto in un club, gli azzurri raggiunsero il punto di non ritorno: la squadra finì in mille pezzi, l'avventura di Carlo Ancelotti sarebbe finita poco dopo. Il cerino passò nelle mano di Gennaro Gattuso che raccolse i cocci e li mise assieme conquistando in pochi mesi un trofeo, la Coppa Italia strappata alla Juventus ai calci di rigore.

La sconfitta di Bergamo, nello scontro diretto con l'Atalanta, ha messo la parola fine su ogni ambizione di rimonta in classifica ma, al netto del lungo periodo di stop a causa della pandemia, il Napoli aveva complicato il proprio cammino anche prima della sfida persa qualche giorno fa.

Abbiamo pagato il nostro inizio di campionato – ha ammesso Insigne nell'intervista al Corriere della Sera -. Ed è un grande rimpianto. Un peccato, soprattutto per quello che stiamo facendo adesso. Abbiamo fatto un recupero importante con Gattuso, ma resta l’amarezza. L'ammutinamento? Fu un errore.

Cosa non ha funzionato nel rapporto con Carlo Ancelotti? Il tecnico di Reggiolo venne scelto per la sua grande esperienza internazionale così da rilanciare il progetto Napoli dopo la fine dell'era Sarri. Qualcosa, però, è andato storto. Anche in questo caso il capitano del Napoli fa ammenda dei peccati e, senza negare le responsabilità della squadra, spiega perché l'ex allenatore non era forse quello più adatto ai partenopei

Non sono nessuno per giudicare Ancelotti, allenatore che ha vinto tutto e soprattutto quasi ovunque. È abituato a grandi campioni, gli dicevo sempre che noi avevamo bisogno di essere messi sotto pressione, anche bacchettati se era il caso. La mia è anche autocritica: siamo professionisti, dovremmo camminare da soli ma forse in quel momento avevamo necessità di sentire il fiato sul collo. Gattuso? Esige tantissimo e ci motiva ogni secondo. Con lui mi sono sentito al centro del progetto, mi ha attribuito responsabilità e fiducia e il rapporto è autentico.