Politano per Mertens. Petagna per Lozano. È la mossa che permette al Napoli di vincere (1-2 in trasferta) il derby con il Benevento per il rotto della cuffia, durante un secondo tempo giocato in apnea, con l'obbligo di rimontare lo svantaggio maturato nel primo tempo, tenendo i nervi saldi anche rispetto alla sfortuna che – anche quest'anno – sembra perseguitare i partenopei: incrocio scheggiato dal Chucky, traversa colpita da Manolas, altro legno di Politano in pieno recupero. Quanto basta per imprecare in un pomeriggio in chiaroscuro – comprese le reti annullate per off-side – rispetto a quello brillante vissuto contro l'Atalanta. Anzi, il copione della gara contro i sanniti sembra molto simile a quello di Europa League contro l'Az Alkmaar. Pippo Inzaghi serra i ranghi, vuole in campo una squadra che si muova con la compattezza di una falange, capace d'infrangere a muro il dinamismo di Osimhen, tarpare le ali del belga e del messicano, provare ad arginare l'estro del capitano azzurro.

La trappola riesce e, almeno per tutta la prima frazione, il Napoli fa fatica a trovare spunti decisivi. Conserva un possesso palla bulgaro, tiene in mano le redini dell'incontro (alla fine saranno circa una ventina i tiri effettuati, 12 quelli scoccati dentro l'area), preme e prova a far valere tutta la qualità del proprio potenziale offensivo (5 le occasioni nette create) ma non sfonda. Non ci riesce anche perché il suo uomo di punta, il nigeriano, viene marcato in maniera asfissiante, con le buone e con le cattive, gli manca lo spazio dove far valere la velocità dello scatto e la rapidità dei movimenti, viene chiuso in un fazzoletto di terra e lì in mezzo affonda come in una palude. Un dato lo certifica: nei primi 45 minuti ha fatto il minor numero di tocchi tra i compagni di squadra (9, anche meno del suo portiere Alex Meret che accarezza 13 volte il pallone).

Il ritmo è basso. La squadra di Gattuso si accende a intermittenza, reclama anche un rigore per un fallo di Foulon su Lozano ma – come accaduto giovedì scorso in Coppa – alla prima occasione viene punita. E paga caro l'errore commesso dal messicano che agevola il contropiede di Caprari. Lapadula riceve la sfera, arriva sul fondo e per ben due volte cerca l'inserimento di Roberto Insigne: la seconda è quella giusta, sanniti in vantaggio. Gattuso schiuma rabbia e i due legni in sequenza metteranno a dura prova le coronarie. L'urlo liberatorio arriverà nella seconda parte della gara quando, complice l'attacco pesante Osimhen-Petagna, troverà l'uno-due piazzato nella fase cruciale. Quell'urlo, però, è più un "ringhio" che un'espressione di giubilo.