Il Chelsea insiste con la tattica del cerchio a centrocampo che dà tanto fastidio agli avversari

Da qualche mese il Chelsea ha adottato un nuovo rituale pre-partita, un'idea non rivoluzionaria ma che ha fatto infuriare tutti gli avversari per il modo in cui viene messa in atto. Prima del fischio d'inizio di ognuno dei due tempi si mettono in cerchio, esattamente a centrocampo dove si posiziona il pallone, e restano lì per qualche minuto compatti e abbracciati: il capitano di turno pronuncia qualche parola, tutti sono attenti e alzano al massimo la concentrazione prima di tornare a giocare. Tante squadre si riuniscono prima di cominciare, ma i londinesi lo fanno puntualmente all'inizio di ogni tempo, proprio attorno al cerchio di centrocampo, e nessuno può turbare quel momento sacro.
Cosa succede in quei secondi? Non chiedetelo a Liam Rosenior, l'allenatore che a gennaio ha sostituito in panchina Enzo Maresca, perché non ne sa nulla. La squadra ha cominciato a fare questo rituale proprio al suo arrivo, ma l'allenatore non si è preso alcun merito, sostenendo che siano stati i senatori dello spogliatoio a proporre questa idea che sembra funzionare, anche se non tutti gli avversari l'hanno presa bene. Il Chelsea lo ha fatto puntualmente in tutte le partite, nel primo e nel secondo tempo, e in molti casi è riuscita a vincere anche ribaltando il risultato. In tanti hanno protestato contro la loro strategia, vista come una trovata psicologica per destabilizzare gli avversari, cercando di capire se fosse o meno lecito piazzarsi a centrocampo e invadere l'area avversaria, impedendo quindi alla squadra di posizionarsi.
Perché il Chelsea si riunisce a centrocampo
Il rituale infastidisce molto i giocatori avversari che non capiscono ed esortano il pubblico a fischiare. Memorabile è la scena vista prima dell'inizio della ripresa contro l'Aston Villa: il Chelsea era radunato a centrocampo nel solito cerchio, mentre attorno i ragazzi di Emery cercavano di capirci qualcosa. Amadou Onana ha provato a origliare con una faccia piuttosto sorpresa mentre Watikins ha cominciato a lamentarsi con l'arbitro per la perdita di tempo. Nessuno di loro capisce il potere di quegli istanti che sono entrati a far parte del cerimoniale dei Blues, quasi come una scaramanzia che deve essere fatta a tutti i costi. I giocatori partecipano volentieri, sono concentratissimi e ascoltano il capitano pronunciare qualche parola: nessuno di loro distoglie lo sguardo e se qualcuno si distrae viene anche ripreso perché quel rituale è più importante di ogni cosa.
Tutto questo è cominciato nel mese di gennaio, nell'ultima partita della fase campionato della Champions League giocata contro il Napoli allo stadio Maradona. Per la prima volta gli inglesi si sono abbracciati a centrocampo nel primo e nel secondo tempo e alla fine hanno rimontato vincendo per 3-2, un risultato che gli ha permesso di andare agli ottavi di finale. Da quel momento non hanno più smesso sia in casa che in trasferta, anche se in Inghilterra la cosa è stata accolta con fastidio: West Ham, Arsenal, Aston Villa e tante altre hanno accolto la novità con stupore e il pubblico quasi sempre ha fischiato. Da quel giorno però il Chelsea ha giocato 10 partite e ne ha vinte sei, una tabella di marcia di tutto rispetto che spinge tutta la squadra a portare avanti la liturgia del cerchio, curiosa ma apparentemente efficace nonostante la platea di persone irritate.
Le proteste degli avversari
Tante squadre fanno il cerchio prima di giocare, ma nessuna come il Chelsea. La differenza sta nel modo in cui viene svolto il rituale e nel piazzamento della squadra: si radunano attorno al cerchio di centrocampo e in questo modo invadono anche l'area avversaria dove i giocatori dovrebbero posizionarsi prima dell'inizio di ognuno dei due tempi. Invece restano lì con il pallone in mano, gironzolano attorno al cerchio infastiditi per la perdita di tempo e aizzano anche il pubblico che spesso ha fischiato contro i londinesi. Anche alcuni dei più grandi opinionisti inglesi si sono opposti perché il rituale viene visto come provocatorio: nessuno apprezza e spesso è stato chiesto all'arbitro quanto fosse lecito invadere un pezzo dell'area avversaria. Per ora è tutto regolare sia in Champions che in Premier League e i Blues possono portare avanti la loro scaramanzia con buona pace dei detrattori.