I calciatori del Benin all’addio di Messi: “Trattati come comparse. Non potevamo neanche entrare nel tunnel”
L'addio alla nazionale argentina di Leo Messi è stato uno spettacolo indimenticabile per i tifosi, un po' meno divertente per la nazionale del Benin che è arrivata al Monumental per essere trattata quasi da comparsa. Gli africani sono stati del tutto dimenticati nel caos della grande festa per il numero 10 e sono stati protagonisti di qualche momento imbarazzante, come la rincorsa a vuoto per il selfie con la Pulce. In realtà ad essersi dimenticata di loro è stata proprio l'AFA che da qualche mese ha adottato una strana strategia per scegliere le squadre da affrontare in amichevole.
Per i giocatori del Benin è stato un onore immenso condividere il campo con Messi in un momento così importante, ma in cambio non hanno ricevuto nulla. Né una parte dei ricavi della partita, con lo stadio del River Plate che ospitava più di 85mila persone, o un bonus per la loro presenza, ma nemmeno una foto con l'argentino o una maglia scambiata con qualsiasi protagonista della nazionale come confermato dal commissario tecnico Gernot Rohr che ha parlato di tutte le restrizioni che sono state imposte alla sua nazionale.
L'Argentina ha snobbato il Benin nella notte di Messi
Che gli occhi fossero tutti sulla Pulce era scontato, così come era chiaro che la festa riguardava l'Argentina, i giocatori e tutti i tifosi che per l'ultima notte hanno omaggiato Messi. Ci sono state lacrime di commozione, accompagnate però dal malumore del Benin che ha affrontato un viaggio lunghissimo per poi tornare a casa a mani vuote. Il CT della squadra africana si è lamentato a RMC per il trattamento che gli è stato riservato dalla federazione che in pratica non li ha minimamente considerati in una serata così importante. I beninesi sapevano già che non avrebbero ricevuto premi in denaro e neanche parte dell'incasso, ma non avevano idea di quello che sarebbe successo: "L'unica vergogna è che gli argentini non ci hanno dato nulla. Nessuna foto con Messi, nessuna maglia. Non ci hanno nemmeno fatto entrare nel tunnel, né tantomeno negli spogliatoi".
La sicurezza li ha trattati come se fossero degli intrusi e l'unico premio che si sono portati a casa è stato l'autografo su una sola maglia di Messi ottenuto con l'intercessione di Scaloni: "Abbiamo offerto un mazzo di fiori nei colori del Benin, giallo, rosso e verde, ma non ha funzionato". Anche il giornalista Romain Molina ha raccolto le testimonianze della squadra: "Il ‘rispetto' della Federazione argentina (e dei giocatori) nei confronti del Benin: nessun bonus, neanche un centesimo dei ricavi generati , nessuna maglia scambiata, neanche una foto. Si fa di tutto per fare soldi a spese di chi viene trattato come una semplice comparsa".
Una denuncia che fa storcere il naso in un una festa così commovente, in cui si sono celebrati i successi e la carriera di un calciatore che ha cambiato per sempre la storia del calcio. L'unica ricompensa per il Benin è stata quella di scendere in campo contro di lui, ma oltre alla gloria i calciatori africani sono stati trattati come delle comparse, utili soltanto per il tempo della partita e non autorizzati nemmeno a ricevere una maglia in cambio del viaggio lunghissimo che hanno affrontato.