Hernanes: “Lotito disse cose su di me che non mi sono piaciute. Dalla Juve decisi di andare via”

Hernanes, ex calciatore oggi talent di DAZN, si racconta in una lunga intervista concessa a Fanpage.it. Gli inizi in Brasile, le origini del soprannome “Profeta”, l’amore per la Lazio e le esperienze con Inter e Juventus: “Ricordo Lazio-Inter e la capriola più triste che abbia mai fatto”.
A cura di Redazione Sport
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di Ilaria Mondillo, Fabrizio Rinelli

Hernanes ha lasciato ufficialmente il calcio professionistico nel 2022 durante l'esperienza allo Sporting Recife. Il fantasista brasiliano è stato protagonista per anni del nostro campionato di Serie A con le maglie di Lazio, Inter e Juventus a suon di gol e assist. Oggi invece è uno dei talent di DAZN e analizza il prima e il dopo delle varie partite del campionato italiano.

Il brasiliano si è raccontato nel corso di un'intervista rilasciata a Fanpage in cui, tra aneddoti e curiosità, ha ricordato un po' tutto il suo percorso da calciatore fino ad oggi. "Nella mia carriera ho cercato di imitare i giocatori che mi avevano da sempre ispirato poi ho cercato di poi dimenticare quelli ed essere proprio libero di esprimermi". Celebri le sue capriole dopo un gol e il suo tiro formidabile che ha contribuito ai vari successi delle squadre in cui ha militato.

Chi è il Profeta Hernanes? Come ti descriveresti?
"È difficile, ma dico che mi piaceva guardare e vedere nei giocatori che mi hanno ispirato e cercavo un po' di imitarli. Col tempo poi li ho dimenticati per essere proprio libero io di esprimermi. A me piaceva la tecnica, l'eleganza e la libertà di essere creativo con la palla. Senza palla facevo molta fatica, per questo mi descriverei come uno che cercava di di fare le cose fatte bene, con la massima eleganza possibile".

Ricordi i primi sacrifici fatti dalla tua famiglia per farti iniziare a rincorrere questo sogno? 
"Mio padre lavorava e cercava di non farci mai mancare nulla. E poi la mia mamma era quella che era sempre presente alle partite, anche a quelle di calcetto. Io fino a 14 anni ho giocato solo a calcetto, a futsal. A mia madre piaceva tifare ed era anche una molto critica".

In che senso?
"Non mi ha fatto mai un complimento, pur avendo fatto cinque gol in una partita lei andava sempre a sottolineare il passaggio sbagliato che avevo fatto".

I genitori ti hanno sempre supportato.
"Hanno sempre appoggiato le mie decisioni anche perché pure mio fratello più grande giocava, è arrivato a giocare da professionista, quindi il calcio era diventato centrale in famiglia".

C'è mai stato un momento in cui hai pensato che non facesse per te?
"Io avevo tanta qualità nel futsal e da bambino mi piaceva, giocavo sempre, però mi ricordo che più o meno verso i 16 anni giocando a calcio a 11 ho fatto tanta fatica ma ormai avevo preso questa decisione, ovvero quella di diventare un gran giocatore e quindi le difficoltà neanche le percepivo perché c'era proprio questa determinazione di non mollare finché non avessi ottenuto quello che che avevo deciso di ottenere".

Hernanes oggi a DAZN.
Hernanes oggi a DAZN.

Non hai mai smesso di allenarti per centrare questo obiettivo.
"Non pensavo di avere un talento, perché ho fatto tanta fatica. Però io mi dicevo: ‘Mi allenerò finché diventerò quel giocatore che voglio essere'".

La determinazione è stata fondamentale nella tua carriera, ma ricordi cosa hai fatto con il primo stipendio incassato?
"Inizialmente ho avuto un rimborso spese, non era uno stipendio vero. Ma ricordo che al primo stipendio reale parlai a mio padre: ‘Guarda, stanno arrivando un po' di soldi importanti per sistemare un po' di cose'. Quindi diciamo che li ho usati per i miei genitori per comprare una casa, una macchina, cose di questo tipo".

Da quel momento poi è nato il profeta. Perché Profeta?
"Sì, perché quando facevo le interviste in Brasile, io parlavo in maniera un po' riflessiva usando anche dei proverbi, dei versi della Bibbia, mischiavo un po' di cose rendendo le interviste un po' diverse. Ricordo che c'era un giornalista il quale, vedendo questa forma di comunicare, volle fare una puntata solo su di me e ogni volta che stavo per parlare inseriva un'immagine in cui c'era scritto: ‘Il profeta Hernanes'".

Anche i giocatori ti chiamavano così?
"Sì, soprattutto in Italia, ricordo che durante gli allenamenti o le partite i compagni mi chiamavano: ‘Dai, prof, dai, passa la palla'".

Nel 2009 sei stato nominato miglior under 23, cos'hai hai provato quando hai saputo di questo premio?
"A dire il vero non mi fece esaltare più di tanto perché ero molto esigente con me stesso e quindi nella mia fase di crescita non mi sentivo ancora un giocatore, diciamo, il migliore al mondo in assoluto. Ma quel riconoscimento fu importante per farmi capire che stessi lavorando nel modo giusto."

Poi dal Brasile è arrivata l'Italia, la Lazio. Qual è stata la prima difficoltà che hai sentito in Serie A?
"Per me era soltanto una differenza dato che ero un giocatore molto istintivo, non pensavo molto alla parte tattica. Il primo adattamento è stato quello, ovvero di mettere un po' più di ordine, un po' più di pensiero preventivo prima di andare in campo perché avevo bisogno anche di fare la fase difensiva".

E l'ambiente?
"Non ho mai mai avuto problemi, pensavo solo a fare il mio, a migliorare la mia prestazione, a essere migliore. Quindi, non avevo tempo da perdere con qualsiasi altra cosa. C’è stata solo una cosa con Lotito, dopo che ero andato via, per alcune dichiarazioni lette sui giornali che mi avevano dato una sensazione negativa. Ma niente di più".

Alla Lazio hai vissuto momenti fantastici.
"Sono stati anni meravigliosi. Ricordo Maurizio Manzini, che mi accompagnava ovunque nei primi giorni. Non parlavo italiano, ma ricordo la sua figura. Il clima, il calore dei tifosi, quello che sono riuscito a esprimere è stato al di sopra delle mie aspettative. Con la Lazio sono diventato quasi un attaccante, ho fatto tanti gol".

Come vivevi la città?
"Quando giocavo volevo diventare il migliore e per questo mi allenavo sempre con determinazione, facendo tanta attenzione ai dettagli, e per questo ero spesso a Formello tra partite, viaggi, ritiri, non ho vissuto la città. Però adesso mi manca un po', anche perché ogni volta che vado a Roma i tifosi mi accolgono veramente in maniera calorosa e io dico: ‘Devo tornare a vivere qua perché voglio vivere questo ambiente'".

Qual è il gol a cui sei più legato?
"Quello del derby. Non solo alla Lazio, ma in tutta la mia carriera. È stato un gol magnifico, con la gamba sinistra, che non era la mia gamba naturale".

C'è stato un compagno con cui hai subito legato e sei ancora legato e con cui ti senti ancora della Lazio?
"André Dias, anche lui brasiliano, anche Matuzalem, altro connazionale, poi c'era Rocchi. Con Tommaso eravamo in stanza insieme a Formello. Oggi sento ancora Brocchi, Stefano Mauri, Lulic, Floccari, Stendardo, e tanti altri".

Hernanes con la maglia della Lazio.
Hernanes con la maglia della Lazio.

Cosa ti hanno raccontato del derby di Roma quando sei arrivato alla Lazio?
"I primi giorni non parlavo ancora bene l'italiano e i tifosi già mi dicevano: ‘Mi raccomando il derby'. Chiesi ai miei compagni cosa fosse, e cosa significasse la partita".

E il gol a cui sei più legato con la maglia della Lazio, qual è?
"Nel derby, non solo nella Lazio, ma nella mia carriera in generale, perché è stato un gol magnifico. Fu un gol allenato, preparato e con la gamba sinistra, quindi ovviamente per me è il più bello che ho mai fatto. Poi sono affezionato anche al primo gol, sempre con la Lazio, però contro il Chievo, a Verona".

Poi il passaggio dalla Lazio a Inter e Juventus.
"Volevo giocare la Champions League, volevo vincerla. Avevo questi obiettivi e poi la Juve in quegli anni era la squadra più forte della Serie A, arrivando anche due volte in finale di Champions. Non ho avuto dubbi quando arrivò la loro chiamata, fu un premio per me personale, per quello che avevo ambito in tutta la mia carriera, per tutta la mia vita, la dedizione che ho avuto e la determinazione negli allenamenti".

Fu Allegri poi a non volerti più in squadra alla Juve?
"Nel 2016-17 non fui iscritto nella lista Champions della Juve. Non so se fu una decisione sua oppure della società, che aveva indicato ad Allegri di fare questa scelta".

Hernanes alla Juventus.
Hernanes alla Juventus.

Che esperienza fu?
"Molto bella perché mi ha completato anche come calciatore giocando in un ruolo di regista. Però a un certo punto non giocavo nella mia posizione, non fui iscritto nella lista Champions e così decisi di andare via. Però è stato comunque bellissimo. Abbiamo vinto gli scudetti, abbiamo giocato in Europa".

Lazio-Inter 10 maggio 2015. Quell'esultanza, la capriola, la polemica con i tifosi. C'è un qualcosa che ancora oggi vorresti dire a ai tifosi della Lazio che forse non hai detto?
"Non era un'esultanza, in realtà era una liberazione e infatti era stata la capriola più timida e più triste che ho fatto perché non era un'esultanza, quindi ho fatto solo il movimento, il gesto. Fortunatamente i tifosi hanno capito e mi hanno riabbracciato, perdonato. Con i laziali è un amore senza fine, sono simili ai brasiliani".

Il trofeo a cui sei più legato?
"La Confederations Cup col Brasile, lo scudetto col São Paulo, la Coppa Italia con la Lazio e lo scudetto con la Juve".

Il terzo tempo oggi del Profeta?
"È difficile, perché ho tante opzioni. Avere tante opzioni sembra bello, ma spesso non lo è. È meglio quando ne hai una sola".

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